Diventiamo tutti genitori durante la morte dei nostri genitori

· 12 ottobre 2016

Al giorno d’oggi i nostri genitori arrivano o arriveranno a raggiungere età molto avanzate. Questo comporta una protezione e una cura degli stessi, i quali richiedono un affetto e una dedizione speciali.

Per questo motivo, si dice che tutti diventiamo genitori dei nostri genitori quando arriva il momento della loro morte. Perché dobbiamo abbracciarli, dar loro da mangiare, accarezzare la loro anima con le parole e le cure. Diventiamo il bastone della loro anima quando ricordiamo loro, attraverso il nostro affetto, il calore che ci hanno dato per tutta la vita.

È normale vedere la vecchiaia e l’ultima tappa della vita in modo negativo. Tuttavia, ci sono molti motivi che ci aiutano a pensare che è anche una fase bella ed indispensabile per elaborare il dolore.

Condividere questo momento con i genitori e i nonni significa condividere una necessità di affetto che, in qualche modo, simboleggia l’inizio di un addio. Significa dare sostegno a qualcuno che ci ha fatti crescere e che ci ha dato la vita con la stessa forza con cui se ne sta andando.

gigante dalla barba blu che abbraccia una bambina

“Quando sarò vecchio…”, il messaggio dei genitori anziani

Quando perderò la memoria o il filo del discorso, dammi il tempo necessario per ricordare. Quando non potrò mangiare da solo, non riuscirò a controllare la vescica o non potrò alzarmi, aiutami con pazienza.

Non disperarti quando sarò vecchio e avrò gli acciacchi. Non vergognarti di me. Aiutami ad uscire da casa a prendere aria fresca, a contemplare la luce del sole. Non ti scocciare perché cammino lento, non ti esasperare se grido, piango o ti assillo con battaglie del passato e del presente.

Ricorda che il tempo che ho passato ad insegnarti queste stesse cose è lo stesso di cui ho bisogno perché tu mi sostenga. Ho una nuova missione in famiglia, per questo ti chiedo di non sprecare l’opportunità che ci è stata data. Amami quando sarò vecchio, perché sarò sempre io, anche se i miei capelli avranno il colore dell’argento.

anziani che si danno la mano

Dire addio alla vita

Per riflettere sul ruolo dei figli durante la vecchiaia dei genitori, lo scrittore brasiliano Fabricio Carpinejar ci ha donato un testo meraviglioso, capace di mostrare la luce in una fase spesso buia. In genere, è difficile stare bene in quel periodo, perché non possiamo evitare di pensare che la vecchiaia dei nostri genitori sia il preludio di un addio ad un’essenza che ci ha insegnato a parlare, a crescere, ad usare il cucchiaio e a camminare.

C’è una rottura nella storia della famiglia, in cui le età si accumulano e si sovrappongono e l’ordine naturale non ha più senso: è quando il figlio diventa il padre di suo padre.

È quando il padre diventa anziano e inizia a camminare come se tutt’attorno non ci fosse altro che nebbia. Lentissimo e impreciso. È quando la madre che ci teneva forte la mano quando eravamo piccoli non vuole più stare da sola. È quando il padre, un tempo risoluto ed insuperabile, si indebolisce e prende fiato due volte prima di alzarsi dalla sedia.

È quando la madre, che prima dava ordini e indicazioni, ora non fa che sospirare e gemere, cerca la porta e la finestra che le paiono così lontane. È quando i genitori, prima svegli e lavoratori, sbagliano nel mettersi i vestiti e si dimenticano i medicinali da prendere.

E noi, in quanto figli, non possiamo far altro che accettare di essere responsabili della loro vita. Quella vita che ci ha fatto nascere ora dipende da noi per morire in pace.

anziana con colomba bianca

Tutti i figli sono i padri della morte dei loro padri. A volte la vecchiaia dei genitori è curiosamente come l’ultima gravidanza. Il nostro ultimo insegnamento. Un’opportunità per restituire le attenzioni e l’amore che abbiamo ricevuto per decenni.

Così come adattiamo la nostra casa per accogliere i nostri figli neonati, tappando le prese di corrente e collocando i paraspigoli, adesso modifichiamo la distribuzione dei mobili per i nostri genitori. La prima trasformazione avviene in bagno, dove sistemiamo una maniglia di sicurezza nella doccia, affinché i nostri si sorreggano.

Quella maniglia è emblematica, simbolica. Perché la doccia, semplice e rinfrescante, è ora una tempesta per i piedi instabili dei nostri genitori. Non possiamo lasciarli mai da soli. La casa di chi si prende cura dei suoi genitori è dotata di corrimano e appigli.

Invecchiare è camminare sorreggendosi agli oggetti, è salire scale senza scalini, è essere estranei in casa propria.

nonno e nipote

È osservare ogni dettaglio con timore e stupore, con dubbi e preoccupazione. Quando i nostri genitori invecchiano, diventiamo architetti, geometri, ingegneri frustrati: «Come abbiamo potuto non prevedere la malattia dei nostri genitori e i loro conseguenti bisogni?» Ci lamentiamo dei divani, delle statue e delle scale a chiocciola. Ci lamenteremo di ogni ostacolo e del tappeto.

Sarà ben felice il figlio che si fa padre di suo padre prima della sua morte e miserabile quello che appare solo al funerale, senza dire addio poco a poco, giorno per giorno.

Conosco una persona che ha accompagnato suo padre fino ai suoi ultimi istanti. In ospedale, l’infermiera stava spostando l’anziano dal letto alla poltrona per cambiare le lenzuola, quando il mio conoscente ha detto «Lascia che ti aiuti».

Si è fatto forza e, per la prima volta, ha preso in braccio suo padre. Ha fatto poggiare il viso del genitore contro il suo petto e l’ha sollevato; quel padre consumato dal cancro, piccolo, rugoso, fragile e tremante.

anziana in ginocchia con un fiore che nasce dalle sue mani

Rimase ad abbracciarlo per un bel po’, un tempo equivalente alla sua infanzia, alla sua adolescenza, un tempo interminabile. Coccolandolo. Accarezzandolo e calmandolo. E gli diceva a bassa voce «Sono qui, sono qui, papà» . Alla fine della sua vita, quello che un padre vuole è che suo figlio gli dica che è lì con e per lui.”

Anche se prendersi cura dei propri genitori può risultare sfiancante, non possiamo dimenticarci che questa tristezza e questa stanchezza fanno parte del dolore che bisogna elaborare. Fanno parte dell’ultimo saluto, dell’addio a un pezzo della nostra anima e della nostra infanzia.

Con loro se ne va tutto ciò che non abbiamo condiviso con nessun altro e di cui non resteranno testimoni. Questo richiede senz’altro un grande lavoro interiore che la vita ci permette di realizzare. Non possiamo sprecare quest’opportunità.