Frasi di Antonin Artaud per sognare

· 17 Febbraio 2019
Solo alcune delle frasi di Antonin Artaud permettono di intravedere la sua tragica esistenza. È stato un genio che ha trascorso tutta la vita tra grandi creazioni letterarie e ricoveri in ospedali psichiatrici. È considerato il padre del teatro moderno.

Le frasi di Antonin Artaud sono ricche di poesia e vitalità. Sono frutto di un creatore che ha esplorato praticamente tutti i generi letterari, sebbene abbia acquistato fama solo in veste di poeta e drammaturgo. In effetti, è conosciuto per essere stato l’inventore del teatro della crudeltà.

Si potrebbe affermare che tutto il teatro moderno si fonda sull’impronta data da questo straordinario scrittore francese. Molte delle frasi di Antonin Artaud parlano proprio di teatro, ma anche di altre realtà umane che toccò con mano, a causa di un’esistenza carica di sofferenza.

Sono stato malato per tutta la vita e non chiedo altro se non continuare ad esserlo, in quanto lo stato di privazione della vita mi ha dato sempre più indizi sulla pletora del mio potere, di quanto non abbiano fatto le credenze piccolo-borghesi, secondo cui l’importante è la salute.

-Antonin Artaud-

A 4 anni, Artaud si ammalò di meningite, malattia che lo segnò per tutta la vita. A 9 anni morì all’improvviso sua sorella ed egli affrontò un processo di lutto mai del tutto superato. Forse furono queste difficili esperienze a renderlo uno scrittore dalla profonda sensibilità e lucidità.

A seguire vi presentiamo alcune frasi di Antonin Artaud tra le più famose.

Frasi di Antonin Artaud

1. Cosa è vivere?

Vivere non è altro che ardere nelle domande.

Una delle più belle frasi di Antonin Artaud. In essa convivono la vita e l’essenziale ignoranza che la caratterizza. Nasciamo senza sapere nulla e moriamo avendo dato risposta solo a una piccola parte di quegli interrogativi che ci perseguitano.

Artaud non parla di ignoranza intellettuale, per questo sceglie la parola “ardere”. Tutto questo non sapere è una fiamma che arde. Non sappiamo esattamente da dove veniamo, dove andiamo, tanto meno perché siamo qui.

Libertà è aprire le braccia al cielo

2. Il cinema, una droga

Il cinema ha, soprattutto, la virtù di un veleno inoffensivo e diretto, un’iniezione sottocutanea di morfina.

Questa frase è un’esaltazione e una critica al cinema. Artaud era un uomo di teatro e vedeva con un certo scetticismo il boom del cinema. Aveva l’impressione che questa mediazione dello schermo minimizzasse lo spettacolo.

Per questo motivo attribuisce un valore ambiguo a questa forma d’arte. La definisce “morfina“, sostanza nociva e al contempo portatrice di benessere. Descrive il cinema come un veleno inoffensivo: nel profondo è negativo, ma non provoca gravi danni. 

3. L’essere

Proprio lì, dove c’è puzza di merda, profuma l’essere.

Sono molte le frasi di Antonin Artaud in cui si dischiude lo spirito intenso e quasi violento dell’autore. La malattia durante l’infanzia lo rese una persona nervosa, che con il trascorrere del tempo iniziò a sviluppare deliri paranoici. 

Per questo motivo, Artaud trascorse diverso tempo ricoverato presso ospedali psichiatrici. Questa citazione, sebbene esplicata in modo aggressivo, rivela un messaggio profondamente umano. L’essere non è solo qualcosa di sublime, ma anche di banale e volgare. 

4. Il linguaggio delle parole

Non è stato dimostrato ancora che il linguaggio delle parole è il miglior linguaggio possibile.

Antonin Artaud si interessò intensamente anche ai fenomeni mistici. Durante l’infanzia e la gioventù fu particolarmente devoto alla religione. In seguito, apprese nuove forme di ricerca spirituale, che lo indussero anche a convivere con la comunità di Tarahumara, in Messico.

La sua visione della vita lo rendeva particolarmente sensibile a fenomeni di solito impercettibili. Si identificò totalmente nella cultura dei Tarahumara, nonostante la barriera linguistica. Forse per questo motivo con la sua citazione ci ricorda che le parole sono solo uno dei tanti mezzi esistenti per comunicare e generare comprensione.

Sagome che comunicano

5. L’unica occupazione

Mi trovo al punto in cui sto lontano dalla vita, ma conservo in me qualunque appetito e vibrazione insistente dell’essere. Ho solo un’occupazione: ricostruirmi.

Artaud fu un esploratore dello spirito umano. Dopo il suo soggiorno in Messico, si avventurò in alcune pratiche esoteriche, come il Tarot, l’astrologia e la numerologia. La sua ossessione per questi temi lo portò nuovamente a uno stato di estremo nervosismo.

Nel 1938 fu deportato dall’Irlanda alla Francia per avere “superato i limiti dell’emarginazione”. Quindi, trascorse nove anni ricoverato presso vari ospedali psichiatrici. Fu un periodo di grande sofferenza, che servì a intensificare il suo odio per la psichiatria, che reputava responsabile del dolore di molti esseri umani.

Antonin Artaud morì nel 1943 dopo essere stato sottoposto a svariati interventi di elettroshock che lo indebolirono fisicamente e mentalmente fino allo stremo delle forze. Grazie a un gruppo di amici, poté trascorrere gli ultimi anni lontano degli istituti di salute mentale.

  • Carrilho, C. (2015). La crueldad creadora de Antonin Artaud y sus implicaciones para la formación de profesorado.