La paura si nutre di ignoranza

18 agosto 2017 in Psicologia 0 Condivisi

La paura è un’emozione primaria e positiva che fa parte della nostra cassetta degli attrezzi per la sopravvivenza. Benché provarla sia sgradevole, la sua comparsa è un sintomo di salute mentale, purché risponda a un pericolo reale. Quando sorge a partire da una minaccia immaginaria, invece, corrisponde a un sintomo nevrotico e adotta principalmente la forma dell’angoscia.

Come altre emozioni, anche la paura può raggiungere diversi livelli di intensità. Va da una semplice diffidenza al panico. In caso di timore di minore livello, la situazione si aggira con relativa facilità, ma quando quest’emozione si presenta a intensità elevata, può persino annullare l’autonomia di un essere umano. Vi sono, infatti, casi di totale paralisi per paura. Sono casi nei quali l’emozione lascia letteralmente paralizzato l’individuo.

Le paure nevrotiche a volte sono molto complesse e contorte e perdurano persino quando lo stimolo che le ha suscitate è sparito. Alcuni modi di essere e progetti di vita, inoltre, vengono totalmente costruiti attorno alla paura. Si agisce o si smette di agire sempre in funzione del timore nei confronti di qualcosa o di qualcuno.

Esistono, inoltre, le paure socialmente inculcate per privare le persone della loro libertà e renderle, così, più manipolabili.

La paura dell’ignoto

Una delle paure fondamentali, presente in ogni essere umano, è il timore dell’ignoto. Se un oggetto o una situazione sono troppo strani per noi, li temiamo, sebbene non rappresentino alcuna minaccia alla nostra persona. Se in questo esatto momento ci imbattessimo in una persona con quattro braccia, per di più all’improvviso, di certo faremmo un salto indietro. Se, inoltre, non possediamo nessuna nozione di biologia, la paura può essere di gran lunga maggiore. In ultima analisi, più che la conoscenza, ad alimentare il timore è l’incapacità di comprendere.   

Ciò che è familiare genera in noi tranquillità, mentre ciò che esotico ci spaventa a diversi gradi. Quello che comprendiamo ci avvicina al sentimento di familiarità, mentre le cose che ai nostri occhi appaiono strane, sconosciute, ma soprattutto incomprensibili, ci spaventano.

Se affrontiamo una situazione nuova, ma in essa vi sono elementi che possiamo riconoscere, ci sentiamo più tranquilli. Ad esempio, quando visitiamo una città che non conosciamo, ma in cui vi sono case, edifici e strade come in quella in cui viviamo. Se ci addentriamo in un paesaggio del tutto diverso e sconosciuto, invece, la situazione può essere diversa. Ad esempio, ci troviamo nell’Antartide e appare un animale che non abbiamo mai visto. Una delle reazioni naturali è la paura.

L’ignoranza e la paura

Così come conoscere e comprendere ci tranquillizza, ignorare ci mette in uno stato di allerta. Non abbiamo bisogno di andare in Antartide per provare questa sensazione. Nel mondo attuale viviamo circondati da pericoli anonimi e piuttosto seri, come la cosiddetta “insicurezza” pubblica. In determinate zone e paesi, si esce in strada e non si sa cosa può succedere. Se ci dicono che una strada è pericolosa, anche se in apparenza è tranquilla, avremo paura nel percorrerla.

Accade lo stesso con il fenomeno conosciuto come “terrorismo”. Causa terrore proprio perché ignoriamo quando, dove o come si presenterà. Non potendolo ubicare in un determinato spazio, allora si trova ovunque. Si trasforma in una minaccia onnipresente che dà origine ad una paura costante. Sia in questo caso sia in quello precedente, vi è ignoranza. La mancata possibilità di prevedere o ubicare una minaccia che percepiamo o di cui abbiamo prove attiva i nostri meccanismi di allerta.

La risposta di questi fenomeni è imprevedibile, perché non disponiamo delle informazioni né delle conoscenze che ci permettono di organizzare una risposta coerente. Tutte queste “minacce mondiali” ci rendono sempre più ansiosi e contribuiscono a farci vedere di buon occhio i leader autoritari, i quali incarnano il controllo che ci manca. In un modo o nell’altro, ci salvano dalle incertezze scaturite dai pericoli.  

Così come gli uomini primitivi temevano i raggi perché non sapevano cosa fossero né come difendersi da essi, anche noi esseri umani moderni veniamo travolti da queste raffiche di pericolo. Lo facciamo proprio perché possono farci molto male prima di avere il tempo di placare la paura e uscire dalla sua sfera di influenza.

Così come in epoche passate inventavamo divinità per ottenere protezione, al giorno d’oggi attribuiamo straordinarie qualità ad alcuni politici che promettono di scongiurare il pericolo. In questo modo, mentre la conoscenza ci libera e ci rende più capaci, l’ignoranza ci condanna alla schiavitù della paura.

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