Genitori che controllano i figli ormai adulti

29 settembre, 2020
I genitori maniaci del controllo non smettono di esserlo solo perché i figli sono ormai adulti. Anzi, in questa fase tendono a esercitare meccanismi di controllo più sofisticati, come il ricatto emotivo o il vittimismo. Analizziamo la situazione in questo spazio.

Ricevere consigli non richiesti, essere vittima di continui rimproveri, di raccomandazioni su come si dovrebbe o non si dovrebbe agire; fare uso del ricatto, di quel linguaggio manipolatore che sottrae motivazione e persino autostima… Il modo in cui i genitori controllano i figli ormai adulti è spesso così sibillino che si potrebbe scrivere un manuale.

Questo manuale sarebbe in realtà una raccolta di insofferenze e lamenti taciuti. Raggiungere l’età adulta portando sulle spalle l’ombra del padre che supervisiona e critica oppure della madre che usa mille stratagemmi per avere il controllo sulla vita del figlio mina la dignità e rende invisibili queste dinamiche sociali. 

Parliamo di una società che continua a esaltare le imprese dei genitori e che vede nella famiglia quell’amore incondizionato che tutto abbraccia e arricchisce. Questo vale anche quando l’educazione impartita dai genitori diventa una fabbrica di infelicità. Una sofferenza che viene iniettata sin dall’infanzia e che molto spesso persiste nell’età adulta.

Perché alcuni genitori controllano i figli? E ancora… per quale motivo questi figli il più delle volte non riescono a scappare da questa influenza? Stiamo per scoprirlo.

Genitori che controllano i figli adulti e perché.

Genitori che controllano i figli adulti

Sono molti i genitori che controllano i figli adulti da vicino e persino da lontano. Poco importa se il figlio o la figlia abbia lasciato il nido e abbia una famiglia tutta sua e una vita indipendente. Il cordone ombelicale non si stacca e attraverso di esso continua ad alimentarsi quell’amore avvelenato che ha un unico obiettivo: mantenere intatta la dipendenza dai genitori.

Se vi state chiedendo cosa si cela dietro la mania di controllo, la risposta è semplice: chi cerca di controllare è in cerca di sollievo dalla sensazione di vuoto provocata dall’indipendenza dei figli.

I genitori, dunque, provano a difendersi dalla solitudine convincendo i figli di essere ancora indispensabili per loro. La vicinanza (e il predominio) genitoriale fa credere alla persona di non essere indipendente e la rende cieca verso la sofferenza scatenata da questo atteggiamento.

Sebbene i figli siano adulti, l’esigenza di controllo dei genitori non viene meno. Le tecniche devono affinarsi, questo è vero, ma chi è un manipolatore da buona parte della propria vita o da tutta la vita continuerà a trovare nuove vie e strategie. Non importa se il figlio vive ancora nella casa d’infanzia o se è andato via. Le reti per la manipolazione si espandono e asfissiano con grande abilità.

Il timore dei genitori

La persona con manie di controllo è spinta dalla carenza, ma anche dalla paura. Ha paura che il figlio prosegua la sua vita in modo indipendente, all’insegna della maturità e della libertà, lontano da casa. Qualsiasi tentativo di quest’ultimo di prendere in mano le redini della propria esistenza viene percepito come un torto e scatena immediatamente emozioni deleterie, come ira, rabbia, angoscia, etc.

Vedere i propri figli prendere decisioni proprie in merito al lavoro o alla vita privata viene visto quasi come una minaccia. Oltre a ciò, il genitore mostrerà che compiere quel passo sarà controproducente, perché… “Come puoi andartene in un’altra città lasciandomi solo/a?”, “Come ti viene in mente di fidanzarti proprio ora che ho più bisogno di te?”.

Questi genitori alzano muri per impedire che la vita dei propri figli vada avanti, così da intrappolarli giorno dopo giorno.

Genitori che controllano i figli adulti, come ci riescono?

I genitori che controllano i figli lo fanno di nascosto, in modo indiretto e doloroso. Si tratta di una manipolazione fortemente insidiosa, che i figli non riescono a spiegare bene quando fanno ricorso alla psicoterapia.

Questa ragnatela che intrappola e strangola la libertà, in realtà c’è sempre stata, e li inghiottiva al punto da considerare normale atteggiamenti che non lo erano affatto.

  • Il genitore è sempre presente per “dare una mano”, ma questo aiuto, all’apparenza disinteressato, ha lo scopo di avere il controllo. E così, qualsiasi aiuto serve non solo per controllare i figli, ma anche per ricattarli e continuare a esercitare la propria autorità.
  • Questi genitori esercitano una particolare manipolazione emotiva per cui proiettano sui figli un perenne senso di colpa in seguito a qualsiasi tentativo di “abbandonare”, “tradire” o “ferire”.
  • Il controllo viene esercitato anche con la parola, attraverso quei consigli che sanno di ordini e che ci dicono che lo “faccio per il tuo bene, perché so cosa è meglio per te”.
Uomo pensieroso che guarda dalla finestra.

Come uscire dalla prigione dei genitori con manie di controllo?

Riflettere sul rapporto che abbiamo con i nostri genitori è necessario per prendere coscienza di quel legame che ci offre benessere e sofferenza (a prescindere dalla nostra età). Alcune persone, di fatto, non si accorgono fino a che punto l’ombra della famiglia interferisce e deforma la loro vita.

Bisogna essere chiari con i propri genitori riguardo ai comportamenti che siamo disposti ad accettare o meno. Stabilire dei limiti è un esercizio per la nostra salute. Non dobbiamo cadere nella loro rete se non li rispettano, se reagiscono male e mettono in pratica il vittimismo, dicendoci che li stiamo abbandonando.

Quando una persona definisce precisi confini, gli altri hanno solo due opzioni: accettarli o vedere come ci allontaniamo sempre più. In entrambi i casi, conviene parlare con assertività e chiarezza con i genitori, spiegando come vorremmo che fossero le cose, per il bene di tutti.

Infine, aspetto non meno importante, bisogna guarire da tutti gli anni logoranti di manipolazione. Queste ferite tendono a lasciare il segno della bassa autostima e persino di uno stress post-traumatico. Teniamolo a mente.