Gli antinfiammatori contro la depressione

1 Gennaio 2020
Il trattamento convenzionale della depressione maggiore a base di antidepressivi e terapia cognitiva è efficace solo per il 60% dei pazienti. Per questo motivo è importante andare più a fondo, con terapie alternative come i farmaci antinfiammatori, che possono essere un'alternativa nel trattamento di questo disturbo.

Da un po’ di tempo è in aumento il numero di studi incentrati sul ruolo che l’infiammazione gioca negli stati depressivi. In seguito a ciò, in questo articolo vedremo il possibile uso a scopo terapeutico degli antinfiammatori contro la depressione.

Secondo alcuni studi, la terapia convenzionale della depressione maggiore a base di antidepressivi e terapia cognitiva è efficace solo per il 60% dei pazienti. Questo significa un 40% di pazienti resistenti al trattamento; tra questi gli stati depressivi su cui non ha effetto la terapia possono sfociare in suicidio.

Nel caso della depressione maggiore parliamo di un’incidenza molto elevata. Questo disturbo colpisce all’incirca 350 milioni di persone al mondo, ovvero 1 adulto su 10. Di conseguenza, è importante conoscere meglio le alternative terapeutiche che possono contribuire al trattamento di questo disturbo. 

Gli antinfiammatori e la depressione

Il ruolo dell’infiammazione nella depressione e gli antinfiammatori

Come dicevamo, sempre più studi associano la depressione a stati infiammatori del cervello. In un primo momento non era chiaro se la depressione fosse conseguenza di una infiammazione preesistente o se, viceversa, fosse la causa all’origine di questo processo infiammatorio.

La depressione, in linea di massima, è un disturbo multifattoriale in cui sono coinvolti diversi fattori psicosociali, genetici e biologici. Tra di essi vi è lo stress, il quale, a sua volta è anche capace di attivare la cascata di segnalazione infiammatoria e di attivare cambiamenti nel nostro cervello.

Nei pazienti affetti da depressione maggiore si è osservata una maggiore presenza di biomarcatori infiammatori nel sangue. Tra questi, le cosiddette citochine infiammatorie, capaci anche di modificare il sistema nervoso centrale, il sistema immunitario e persino il sistema neuroendocrino. Nello specifico, si è riscontrato un aumento della proteina C reattiva (CRP), così come di diverse interleuchine.

Gli antinfiammatori contro la depressione

A partire da questa teoria antinfiammatoria della depressione, si apre un ampio ventaglio di possibilità terapeutiche che possono essere utili nel trattamento di questo disturbo. Questo è particolarmente importante per i pazienti affetti da depressione maggiore che non reagiscono ai classici farmaci antidepressivi.

Si è quindi notato come l’inibizione delle citochine pro-infiammatorie aumenti l’efficacia dei farmaci antidepressivi e migliori, in generale, lo stato di salute dei pazienti con questa patologia. In un primo momento questa associazione è stata messa in luce dal trattamento oncologico e antinfiammatorio, in cui si è osservato che la somministrazione di interferone alfa produceva sintomi simili a quelli degli stati depressivi.

Attualmente sono in corso studi sul reale impiego terapeutico dei farmaci antinfiammatori contro la depressione. Diverse ricerche sugli animali hanno dimostrato che la somministrazione di antagonisti di citochine infiammatorie riduce i comportamenti depressivi, così come le reazioni allo stress.

Questi antagonisti di citochine infiammatorie -chiamati anche citochine antinfiammatorie o anti-citochine- si utilizzano, a volte, in pazienti con patologie sistemiche autoimmuni, come l’artrite reumatoide o la psoriasi. In studi eseguiti su questi pazienti è stato riconosciuto tra gli effetti indesiderati della terapia un significativo effetto antidepressivo rispetto a un placebo.

Guarire dalla depressione

Omega-3: un trattamento aggiuntivo contro la depressione

Sempre su questo argomento, alcuni studi propongono gli integratori di omega-3 come coadiuvanti della terapia per la depressione, grazie al loro effetto antinfiammatorio. Diverse ricerche, infatti, associano la presenza della depressione a un deficit di acidi grassi polinsaturi omega-3.

Gli acidi grassi omega-3 che si sono dimostrati più efficaci contro gli stati depressivi, secondo quanto sostenuto da diversi studi, sono quelli del tipo eicosapentaenoico o EPA; nello specifico si tratta del tipo che ha riportato un maggiore effetto antinfiammatorio. È infatti in grado di influenzare il sistema immunitario e di ridurre il numero di citochine e di prostaglandine pro-infiammatorie, oltre che di modificare altri meccanismi molecolari.

A oggi risulta ancora necessario proseguire con gli studi al riguardo. La depressione è un disturbo molto complesso e l’infiammazione presenta sintomi troppo generici per permettere che l’associazione tra le due possa essere chiaramente definita. Si tratta senza dubbio di un campo terapeutico aperto, dalle numerose sfaccettature e in cui sono riposte molte speranze per il futuro.

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