Il GPS cerebrale: un sistema molto curioso

· 21 febbraio 2017

Forse siete una di quelle persone che si perdono sempre anche se vengono continuamente inventati nuovi sistemi di navigazione o forse siete tutto l’opposto e siete in grado di rifare, dopo che un amico ve l’ha fatta vedere, la strada di ritorno in una città sconosciuta.  E ci riuscite non solo senza GPS, ma senza nessun tipo di mappa.

La maggior parte delle persone non fa parte né di un estremo né dell’altro, sta nel mezzo. Bisogna sempre tener presento il luogo reale nel quale ci troviamo e quello in cui pensiamo di trovarci.

Nel seguente articolo cercheremo di schematizzare le strutture utilizzate dal cervello per orientarsi nello spazio a mo’ di GPS mentale.

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I tassisti di Londra e il loro GPS mentale

Iniziamo mettendo in chiaro una cosa, ovvero che il nostro cervello non è fatto di plastilina, ma gode di una delle proprietà di questo divertente materiale: la plasticità. Parliamo, dunque, di neuroplasticità riferendoci alla capacità del cervello di adattarsi funzionalmente e strutturalmente agli stimoli esterni. Una di queste ha a che vedere con l’esercitazione delle nostre capacità nell’utilizzare il nostro GPS mentale.

Se viaggiate spesso e passeggiate per nuove città, il vostro cervello capirà che l’orientamento è importante per la sopravvivenza e aprirà una piccola sezione dedicata unicamente al vostro “deambulare”.

Ora parliamo dei tassisti di Londra. Questi sono famosi in psicologia per lo studio realizzato da Eleanor Maguire, professoressa all’University College di Londra. Questi tassisti devono realizzare un esame per ottenere il lavoro e tale prova consiste in una serie di domande riguardanti i tragitti per arrivare da un determinato luogo ad un altro.

A tale esame vennero sottoposti candidati senza una professione determinata, persone che volevano diventare tassisti e tassisti già di professione. Mentre lo realizzavano, venivano sottoposti ad una prova di risonanza magnetica. Ebbene, si scoprì che i tassisti possedevano una zona dell’ippocampo più grande rispetto alle persone che non si dedicavano alla stessa professione. Si scoprì anche che più erano gli anni durante i quali avevano svolto la professione di tassisti, maggiori erano le dimensioni di questa zona. Una scoperta rivelatrice, non credete?

Detto ciò, sappiate che vi orientate in fretta nei diversi luoghi che conoscete perché avete “caricato” nel vostro cervello una piccola mappa che occupa un determinato spazio. Logicamente, una mappa di una città grande come Londra e con molteplici percorsi come quelli che devono intraprendere i tassisti occupa molto più spazio.

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Aree del cervello implicate nell’orientamento

Citato questo famoso studio, parliamo ora delle zone del cervello che ci danno la possibilità di essere più o meno abili per quanto riguarda l’orientamento. Iniziamo con la corteccia prefrontale. Questa zona ha il compito di controllare gli stimoli, non si sviluppa completamente fino alla fine dell’adolescenza e partecipa all’orientamento, perché ha il compito di prendere le decisioni.

La corteccia prefrontale è la parte del cervello che ha l’ultima parola quando dobbiamo scegliere un tragitto piuttosto che un altro. Quando valutiamo diversi percorsi alternativi, è sempre questa ad avere la meglio.

Lo striato dorsale è quello che salva le mappe già caricate di cui parlavamo precedentemente. A questo dà retta la corteccia prefrontale quando ci incamminiamo per zone che non conosciamo. Inoltre, immagazzina informazioni riguardanti il tempo e la distanza. Nell’ippocampo si trovano i famosi neuroni dell’orientamento, i quali ci permettono di caricare nello striato dorsale nuove mappe.

La corteccia prefrontale si occupa della direzione e del senso, mentre quella entorinale ci posiziona rispetto ad un determinato punto di riferimento, ad esempio il luogo in cui abbiamo parcheggiato la macchina. Finalmente arriviamo al cervello, che ha il compito di coordinare la parte motoria con la decisione presa dalla corteccia prefrontale.

Nell’orientamento partecipano anche altre strutture, come il sistema libico, che ci fa arrabbiare quando il nostro partner non dà retta al nostro GPS cerebrale. Lasciando da parte tutti questi “interventi”, abbiamo descritto la struttura del nostro GPS mentale. Speriamo che questa passeggiata vi sia piaciuta e che non vi siate persi!