Grinta: passione e perseveranza portano al successo

16 Settembre 2019
La teoria della Grinta cerca di predire il successo nel modo più verosimile, superando persino il quoziente intellettivo.

Il talento è innato o si acquisisce? È una delle domande su cui si fonda la teoria della grinta, sviluppata dalla scrittrice statunitense Angela Duckworth. Questa teoria mira a incoraggiare lo sviluppo personale attraverso la passione e la perseveranza al fine di perseguire un obiettivo.

Le idee di base di questa filosofia si mostrano nel suo libro Grinta, il potere della passione e della perseveranza. Prima della pubblicazione, molti giornali e riviste statunitensi hanno elogiato le idee proposte dall’autrice. Ed è così che questo fenomeno si è diffuso in tutto il mondo, risvegliando un grande interesse per i principi del Grit (grinta) e per la psicologia del successo.

Le origini della teoria della grinta

Nell’estate del 2004, Angela Duckworth eseguì uno studio su oltre mille giovani cadetti dell’accademia militare del West Point, negli Stati Uniti. Questi giovani stavano per affrontare il primo anno in accademia, conosciuto come Beast Barracks (caserme di bestie), per la durezza delle prove, sia a livello fisico che accademico.

Scalata verso il successo

Nel corso di questo allenamento di sette settimane, i cadetti lavoravano per 17 ore consecutive, senza sosta. Queste prove servivano da filtro per reclutare solo i candidati più idonei e per escludere centinaia di cadetti. Dinnanzi a questo contesto, l’autrice volle indagare su quali fossero le qualità che caratterizzavano le nuove reclute e che avrebbero determinato il loro successo nelle prove. 

Per scoprirlo, la Duckworth elaborò un test che tralasciava i metodi di valutazione più tradizionali. Attraverso questo test, mirava a misurare le abilità di leadership e di rendimento fisico, ma anche la perseveranza e la volontà di raggiungere gli obiettivi a lungo termine. Queste caratteristiche sono state battezzate dall’autrice come Grit. Attraverso le sue misurazioni, la Duckworth raggiunse un livello di predizione molto preciso, che avrebbe utilizzato in seguito come punto di riferimento per la sua futura opera.

I fondamenti della teoria della Grinta

Secondo Angela Duckworth la formazione, l’intelligenza, il contesto familiare e la situazione economica non sono fattori determinanti per il successo. Ovviamente, tutto ha una sua influenza sul percorso personale e professionale di un individuo, ma secondo l’autrice è il carattere l’elemento determinante. Il famoso giornale The New York Times ha semplificato il concetto con una specie di equazione: “Talento+Sforzo= Abilità. Abilità+Sforzo=Successo”.

In altre parole, uno dei principi della teoria della Grinta è che “lo sforzo vale per due”, per cui la perseveranza sarà il fattore determinante per raggiungere il successo in qualunque obiettivo ci si prefissi. Di conseguenza, chiunque -indipendentemente dalla propria situazione- può imparare e sviluppare qualsiasi qualità, purché si sforzi a sufficienza.

La teoria della Grinta cerca di predire il successo nel modo più verosimile, superando persino il quoziente intellettivo. La teoria sostiene quindi che il talento si acquisisce e che non si nasce con esso. Secondo l’autrice, se così non fosse, smetteremmo di lottare per raggiungere un obiettivo, visto che lo consideriamo impossibile. Di conseguenza, il Grit invita chiunque voglia perseguirlo ad avere speranza e capacità di resilienza. 

D’altro canto, Juan Carlos Cubeiro, uno dei massimi esperti in sviluppo del talento, della leadership e del coaching per professionisti, afferma che sono quattro gli ingredienti fondamentali per coltivare la grinta: interesse, pratica, obiettivo e speranza.

La grinta in un disegno

L’affidabilità della teoria Grit

Oltre a mostrare un’idea positiva, i discorsi di Angela Duckworth non sembrano scavare molto in profondità. La sua teoria potrebbe essere assimilata ad altre idee molto diffuse oggigiorno, come “la cultura dello sforzo“.

Le sue proposte hanno quindi generato dibattiti nell’opinione pubblica statunitense sulla loro adeguatezza e validità, soprattutto quando si tratta di applicare questi principi a scuola.

Inoltre, la teoria della Duckworth è stata in più occasioni definita classista e razzista, visto che l’autrice ha condotto le sue ricerche su gruppi di privilegiati, come quelli delle università di Ivy League o della già citata accademia di West Point.

Potrebbe dunque darsi che le idee della scrittrice presentino, sì, una teoria particolarmente interessante, ma che, in fin dei conti, può essere applicata solo a determinate persone che già partono da una condizione agiata. Questo andrebbe contro le basi stesse del Grit, secondo cui il successo è alla portata di chiunque.