Gruppo minoritario: l’esperimento di Jane Elliot

26 Giugno 2019
L'esperimento di Jane Elliot ha segnato un prima e un dopo nella psicologia sociale. In questo articolo vi spieghiamo perché e quali sono state le conseguenze.

Il paradigma del gruppo minoritario ha dato vita a un metodo applicato dalla psicologia sociale. Si basa sulla determinazione di differenze tra soggetti, al fine di stabilire gruppi distinti. Si tratta di una tecnica che serve a dimostrare quanti criteri di differenziazione sono necessari per creare gruppi distinti e, sulla base di ciò, analizzare il comportamento dei soggetti.

Negli anni ’60 gli Stati Uniti erano in piena crisi sociale a sfondo razziale. La professoressa Jane Elliot condusse un esperimento basato sul paradigma del gruppo minoritario che i suoi alunni non avrebbero mai più dimenticato. L’idea era tanto semplice quanto complessa: dimostrare ai bambini che una differenza stabilita arbitrariamente avrebbe potuto separarli e metterli l’uno contro l’altro. 

L’esperimento di Jane Elliot

Jane Elliot, maestra e attivista contro il razzismo, sottopose a questo esperimento la classe di bambini che le era stata affidata. La Elliot stabilì arbitrariamente che le persone con gli occhi azzurri erano migliori di quelle con gli occhi castani. La maestra diede ai bambini con gli occhi azzurri un collare discriminatorio, da mettere al collo dei bambini con gli occhi castani.

Bambini che lavorano in gruppo

Il colore degli occhi

Con un paio di semplici esempi arbitrari, la Elliot sostenne che le persone con gli occhi azzurri fossero migliori. Gli alunni, sebbene sorpresi, non opposero alcuna resistenza a livello argomentativo. In tal modo, la docente poté creare due gruppi:

  • Occhi azzurri. Erano un numero maggiore, si sentivano superiori e avevano il support dell’autorità (la maestra). Inoltre, avevano sperimentato un certo potere sui bambini dagli occhi castani, mettendo loro il collare.
  • Occhi castani. Era un gruppo più ristretto, composto da membri all’apparenza più stupidi e più sfortunati. Non solo erano in minoranza dal punto di vista numerico, ma avevano contro anche l’autorità.

La discriminazione

Poco per volta le conseguenze del gruppo minoritario si facevano più evidenti. Una semplice differenza come il colore degli occhi, che era stata determinata dall’autorità, provocò una spaccatura tra i due gruppi.

I bambini dagli occhi azzurri iniziarono a trattare quelli con gli occhi castani in modo aggressivo e dispregiativo. Questi ultimi iniziarono ad avvertire la discriminazione e l’abuso da parte dell’altro gruppo.

In che modo si esprime la discriminazione?

Di base, chiamare qualcuno “occhi marroni” non dovrebbe essere un insulto. Ma in questa scuola, avere gli occhi marroni era stato stabilito come un criterio di inferiorità. Per questo motivo, l’aggettivo “occhi marroni” era un insulto utilizzato dai bambini con gli occhi azzurri. I bambini con gli occhi chiari iniziarono a non voler giocare con quelli dagli occhi scuri durante la ricreazione e a sottoporli continuamente ad atti di bullismo.

Il risultato dell’esperimento del gruppo minoritario

Le conseguenze di questa divisione arbitraria raggiunsero l’apice dinnanzi a un episodio di violenza fisica. In generale, i bambini litigano, discutono e si colpiscono, ma questa volta alla base c’era il colore degli occhi.

Fu allora che il gruppo degli occhi castani denunciò gli abusi in classe. Lo fece dal punto di vista delle vittime, intuendo che non avrebbero ricevuto il sostegno dell’autorità.

Dalla scuola alla società: il gruppo minoritario

È difficile non interrogarsi sui ruoli sociali; se un criterio arbitrario ha creato così tanti problemi in un gruppo di bambini, cosa succede su larga scala, tenendo conto degli stereotipi con cui abbiamo a che fare?

Non deve stupire che diversi gruppi sociali ne disprezzino altri sulla base di differenze etniche, religiose o culturali. Queste differenze hanno condotto a guerre e odio tra amici e familiari, che prima della determinazione delle stesse in quanto negative, riuscivano a convivere alla perfezione. 

È come quando le persone chiamano negri le persone di colore.

– Bambino partecipante all’esperimento-

Una questione di educazione

La maestra Jane Elliot fa una riflessione sulle conseguenze del gruppo minoritario. È interessante notare come bambini un tempo gentili, cooperativi e amichevoli si trasformino in superbi, discriminatori e ostili se sentono di appartenere al gruppo superiore.

Le espressioni di odio e discriminazione degli adulti di oggi derivano da una educazione in cui qualcuno ha fatto credere loro di essere migliori di altri per motivi futili, come il colore della pelle o il genere.

Esperimento del gruppo minoritario

Il gruppo minoritario applicato al mondo attuale

Questo paradigma ci aiuta a capire le problematiche attuali in merito alla discriminazione. Nel mondo di oggi si stanno verificando grandi ondate migratorie.

In molti casi, le culture autoctone si sentono minacciate e per ribaltare tale sensazione alimentano sentimenti di superiorità associandoli a dei simboli. In molti casi, e senza che debba trascorrere troppo tempo, tali sentimenti sfociano in espressioni di odio, come la discriminazione razziale o il terrorismo. 

Il bisogno di una educazione priva di discriminazioni

L’obiettivo dell’esperimento del gruppo minoritario è stabilire differenze prive di obiettività, che contribuiscono a un clima di favoritismi. In tal modo, il gruppo dominante sarà sempre privilegiato in qualunque situazione, in quanto sostenuto dall’autorità. Come abbiamo potuto notare, tale procedimento è di solito così impercettibile da sfuggire alla vista di chiunque. Alcune linee guida per evitare o per limitare questo effetto sono:

  • Rendere naturali le differenze. Nei contesti educativi rendere naturali le differenze superficiali tra i bambini previene l’insorgere di un sentimento di superiorità.
  • Il ruolo del maestro. L’autoritarismo fa sì che il gruppo con una maggiore affinità con l’insegnante manifesti un certo sentimento di superiorità e di sostegno. Il ruolo del maestro deve essere più conciliatore che discriminante.

L’esperimento di Jane Elliot è importante per dimostrarci quanto è fragile la convivenza e come criteri arbitrari e poco obiettivi possano mettere l’uno contro l’altro amici, familiari e cittadini. 

La carità è umiliante perché viene esercitata in senso verticale e dall’alto; la solidarietà è orizzontale e comporta il rispetto reciproco.

-Eduardo Galeano-