I deficit cognitivi nella schizofrenia

28 Ottobre 2019
I deficit cognitivi nella schizofrenia rappresentano di solito i primi avvertimenti sulla presenza del disturbo. Danno un primo segnale d'allarme, complicando spesso la prima diagnosi differenziale.

I deficit cognitivi nella schizofrenia possono essere gravi e associati a problemi funzionali. Spesso, in assenza di uno specifico profilo neuropsicologico, le cause di questi deficit non sono chiare.

Bisogna precisare che questi deficit non sembrano essere il prodotto dei sintomi positivi (allucinazioni, disturbi del pensiero, idee deliranti, ecc.) che accompagnano il disturbo. Fino ad ora non è stata dimostrata una relazione diretta tra la gravità delle allucinazioni (o dei deliri) e la gravità dei deficit cognitivi.

Le alterazioni a livello cognitivo – attenzione, senso dell’orientamento, memoria, ecc. – sono di solito rilevate prima dell’inizio dei sintomi psicotici reali, fornendoci un quadro clinico che ci dà i primi campanelli d’allarme. Alcune delle alterazioni cognitive, come la soglia di attenzione e la memoria di lavoro, sono presenti e rimangono stabili anche dopo un episodio psicotico.

Le alterazioni delle funzioni cognitive sono apparentemente indipendenti dai sintomi positivi. Inoltre, non sembrano essere causate dai sintomi negativi della schizofrenia.

Alcuni casi di pazienti dimessi dopo un lungo ricovero ospedaliero hanno dimostrato che i sintomi negativi (legati al modo in cui i soggetti erano gestiti socialmente) miglioravano, mentre i disturbi cognitivi rimanevano o addirittura peggioravano.

Le alterazioni cognitive e i sintomi negativi sono strettamente correlati. Tuttavia, dato il numero di interazioni che possono aver luogo, non sempre è facile trovare un’associazione da analizzare.

In generale, la perdita di interesse, la riduzione delle attività e il distacco da un progetto influenzano le abilità cognitive delle persone. La combinazione di queste variabili, pertanto, può avere una maggiore influenza sulla prognosi.

Uomo che guarda dalla finestra

I deficit cognitivi nella schizofrenia: gli effetti

I deficit cognitivi nella sindrome schizofrenica possono diventare gravi. Arrivano a limitare l’autonomia personale e sono associati a una riduzione (a livello funzionale) delle attività quotidiane:

  • Possono influire sull’aspetto sociale a causa di deficit nella memoria dichiarativa e nella capacità di attenzione sostenuta. Questo rappresenta un ostacolo nelle conversazioni e nell’interazione con altre persone.
  • Possono influire sull’aspetto professionale a causa di deficit nelle funzioni esecutive, nella memoria dichiarativa, nella memoria di lavoro e nell’attenzione sostenuta. Compromettono la capacità di concentrazione, di conservazione delle informazioni e di apprendimento di nuove attività.
  • I deficit nelle funzioni esecutive, nella memoria dichiarativa e nella memoria di lavoro possono influire a loro volta sulla possibilità di vivere in modo indipendente. Incidono sulla capacità di svolgere attività quotidiane come cucinare, fare la spesa, mantenere l’igiene personale, ecc.

Le persone affette da schizofrenia possono avere difficoltà di attenzione, aqwq1  elaborare le informazioni nel processo decisionale o problemi ad utilizzare le informazioni dopo averle apprese.

Deficit cognitivi nella schizofrenia: le cause

Le cause dei deficit cognitivi nella schizofrenia sono sconosciute. Si è presa in considerazione la possibilità che questi disturbi cognitivi siano una conseguenza del trattamento con farmaci antipsicotici. A oggi, non ci sono ancora dei dati che supportano questa ipotesi.

Gli antipsicotici convenzionali hanno dimostrato effetti positivi (sebbene moderati) su alcuni processi psicologici di base come l’attenzione. Tuttavia, possono compromettere le capacità motorie e la destrezza.

Fino a oggi, pertanto, non è noto se il trattamento con farmaci antipsicotici sia la causa o la soluzione dei deficit cognitivi nelle persone affette da schizofrenia. È necessario effettuare nuovi studi per avere maggiori informazioni su questo argomento.

Nel 2018, i ricercatori dell’Università dei Paesi Baschi UVP/EHU hanno pubblicato uno studio che valutava l’efficacia di diversi farmaci nel ritardare il deterioramento cognitivo nei pazienti affetti da Alzheimer. A tale scopo, sono stati esaminati i significativi miglioramenti nelle alterazioni delle funzioni cognitive che presentavano i pazienti con schizofrenia.

Attraverso l’analisi di nove sperimentazioni cliniche condotte in tutto il mondo, i ricercatori hanno individuato una serie di miglioramenti metodologici per lo studio dei farmaci che garantiscono il recupero funzionale dei pazienti.

I disturbi cognitivi nei pazienti con schizofrenia, in genere, vengono rilevati prima del trattamento antipsicotico.

Farmaci in pillole sul tavolo

Le terapie non farmacologiche

Uno dei problemi principali è che i farmaci sono utili per il trattamento dei sintomi positivi, ma non hanno altrettanto successo con i sintomi negativi. Questi, però, possono essere trattati con terapie non farmacologiche.

Per esempio, la terapia occupazionale può aiutare il paziente a migliorare l’attenzione sostenuta e la concentrazione. Attraverso degli esercizi di stimolazione, di concentrazione e attività manuali, il paziente può migliorare la sua condizione.

È fondamentale che qualsiasi trattamento, farmacologico e no, venga adattato alle esigenze personali del singolo paziente. Non bisogna dimenticare che, sebbene si riscontrino delle alterazioni (anatomiche, neurochimiche o funzionali), fino a oggi risulta impossibile stabilire un profilo neuropsicologico generale per i pazienti che soffrono di schizofrenia. Questo è dovuto principalmente all’eterogeneità del disturbo.

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