I tic nei bambini: sintomi e trattamento

26 Settembre 2019
I tic sono manifestazioni motorie, veloci e improvvise, che derivano dalla contrazione involontaria di uno o più gruppi muscolari. Si tratta del disturbo più comune in pediatria e il trattamento è quasi sempre efficace.

I tic sono manifestazioni motorie, veloci e improvvise, che derivano dalla contrazione involontaria di uno o più gruppi muscolari. Sono involontari, stereotipati, ricorrenti, imprevedibili, non ritmici. I tic nei bambini peggiorano in condizioni di stress o rabbia e possono essere mitigati con manovre di distrazione o concentrazione.

I tic nei bambini sono il disturbo del movimento più frequente. L’impulso premonitore sembra essere la parte involontaria del tic e, spesso, il movimento viene realizzato per bloccare tale impulso. Tuttavia, i bambini più piccoli con tic rapidi lo descrivono come un fenomeno repentino, che arriva senza avvisare o senza una partecipazione volontaria.

Bambino con mani sul viso

Tic nei bambini: quando insorgono e come evolvono

I tic nei bambini si manifestano in genere fra i 4 e i 7 anni. Nella maggior parte dei casi, le prime manifestazioni sono: sbattere le palpebre in modo ripetitivo, tirare su con il naso, schiarirsi la gola o tossire. Sono più frequenti nei maschi, con una proporzione di 3 a 1.

I tic presentano fluttuazioni considerevoli, sia nella severità che nella frequenza. Molti bambini che hanno tic minori e passeggeri, di età compresa fra i 4 e i 6 anni, non andranno dal medico. Nel 55-60% dei casi, i tic saranno praticamente scomparsi alla fine dell’adolescenza o all’inizio dell’età adulta.

In un altro 20-25% dei casi, i tic diventano rari e occasionali. Nel 20% dei casi circa, infine, i tic continuano fino all’età adulta (in alcuni casi, peggiorando).

Caratteristiche cliniche dei tic

Si riconoscono alcune caratteristiche che definiscono queste manifestazioni motorie. Vediamo quali:

  • I tic peggiorano in situazioni stressanti, con la stanchezza, la malattia, l’emozione o un’eccessiva esposizione agli schermi.
  • Si riducono quando il bambino si dedica a un’attività esigente e interessante dal punto di vista cognitivo.
  • Non interferiscono con azioni importanti, né provocano cadute o lesioni. Qualsiasi manifestazione di questo tipo di tic (inclusi quelli chiamati tic di blocco) deve essere valutata da uno specialista, per escludere la possibilità di una componente funzionale.
  • Si possono osservare differenze significative quando i bambini vengono filmati.
  • Possono essere accompagnati da una certa sensazione di piacere, insieme a espressioni facciali, nonostante la complessità del movimento.
  • Chi ne soffre sente di non poterlo evitare.
  • Non sono preceduti da una sensazione premonitrice.

Classificazione dei tic

I tic vengono classificati in motori e vocali, semplici o complessi.

  • Tic semplici: si manifestano attraverso movimenti repentini o suoni brevi e ripetitivi.
  • Tic motori complessi: sono invece movimenti coordinati in modo sequenziale, ma in modo inappropriato. Per esempio, scuotere la testa ripetutamente, ripetere i gesti degli altri (ecoprassia) o fare gesti osceni (coproprassia).
  • I tic vocali complessi: sono caratterizzati da una produzione sonora elaborata, ma collocata in un ambiente inadeguato. Un esempio è quello della ripetizione di sillabe, il blocco, la ripetizione delle parole personali (palilalia), la ripetizione delle parole ascoltate (ecolalia) o la ripetizione di parole oscene (coprolalia).

Classificazione dei tic nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5)

  • Disturbo transitorio da tic: tic motori o vocali, o entrambi, che si presentano da meno di un anno.
  • Disturbo persistente da tic motori o vocali: tic motori semplici o multipli o tic vocali presenti da più di un anno.
  • Sindrome di Tourette (ST): tic motori multipli associati a tic vocali che durano un anno, non necessariamente devono essere presenti insieme e si manifestano in forma crescente.

Attacchi di panico nei bambini, bambina con le mani sul viso

Tic nei bambini associati ad altre patologie

Spesso i tic nei bambini sono associati alla difficoltà di controllare gli impulsi, a lievi alterazioni dell’attività neuropsicologica e motoria e a un elevata percentuale di altri disturbi psichiatrici o dello sviluppo.

Per esempio, si presentano spesso in caso di ADHD (30-60% de casi), comportamento compulsivo (30-40% dei casi), ansia (25%), comportamento distruttivo (10-30%), alterazioni dell’umore (10%), disturbo ossessivo-compulsivo (5%) e difficoltà di coordinazione motoria. In alcuni bambini si osservano anche episodi di rabbia.

Eziologia: l’origine dei tic nei bambini

I tic hanno un’eziologia complessa, multifattoriale, e sono altamente ereditari. La concordanza nei gemelli monozigotici è dell’87%.

In passato, si pensava che i tic fossero correlati al comportamento o allo stress e, spesso, venivano definiti come «abitudini nervose» o «contrazioni». Oggi sappiamo che sono movimenti neurologici che possono peggiorare nei momenti di ansia, ma che questa non ne è la causa.

I meccanismi soggiacenti coinvolgono varie reti neuronali nel cervello, fra la corteccia e i gangli basali (circuiti frontale-striato-talamo), ma possono coinvolgere anche altre aree del cervello, come il sistema limbico, il cervello medio e il cervelletto. Sono state descritte anche anomalie nella coscienza enterocettiva e nell’elaborazione senso-motoria centrale.

Il trattamento dei tic nei bambini: gli interventi comportamentali

Gli interventi comportamentali includono diverse tecniche, anche se il percorso da seguire con il bambino dipenderà dalla diagnosi iniziale, dalla risposta al trattamento e dagli eventi che si verificano durante la cura (Bados, 2002).

La terapia di inversione dell’abitudine (HRT) e l’esposizione e prevenzione della risposta (ERP) sono interventi che si applicano spesso nei casi di tic nei bambini, basati su una solida evidenza scientifica. Riducono il punteggio di severità e frequenza dei tic (Punteggio di severità dello Yale Global Tic) del 40-50%.

Terapia di inversione dell’abitudine (HRT)

La terapia di inversione dell’abitudine, proposta da Azrin (Azrin e Peterson, 1988), insegna al paziente a riconoscere l’impulso premonitore del tic e, poi, a mettere in campo un’azione -chiamata risposta competitiva- che riduce la possibilità che si verifichi il tic molesto.

Include 11 tecniche principali, organizzate in 5 fasi:

  • Consapevolezza. Imparare a riconoscere gli stimoli e le situazioni che precedono la manifestazione del tic.
    • Descrizione dettagliata del tic e allenamento a riprodurlo volontariamente.
    • Auto-osservazione per il riconoscimento del tic quando si produce.
    • Riconoscimento precoce, allenandosi a riconoscere le sensazioni che precedono il tic.
    • Riconoscimento di situazioni pericolose nelle quali è più probabile che si manifesti il tic.
  • Esercizi di rilassamento.
  • Sviluppo di una risposta competitiva, incompatibile con il tic. Deve essere un comportamento che rispecchi le seguenti caratteristiche:
    • Impedire la manifestazione del tic.
    • Deve poter essere mantenuto per vari minuti.
    • Deve produrre un aumento della coscienza del tic.
    • Essere socialmente accettabile.
    • Essere compatibile con l’attività quotidiana.
    • Deve rafforzare i muscoli antagonisti a quelli che intervengono nelle manifestazioni del tic.
    • Deve coinvolgere la tensione isometrica dei muscoli che si oppongono al movimento involontario.
  • Motivazione. Questa fase si dirige sia al paziente che alla famiglia. Include tre tecniche di motivazione standard:
    • Revisione degli inconvenienti causati dal tic.
    • Sostegno sociale. Il paziente, e la cerchia di familiari, si impegnano a realizzare (o ad aiutare a realizzare) la procedura.
    • Realizzazione del comportamento in pubblico. Affinché il paziente veda la possibilità di realizzare in pubblico il metodo proposto.
  • Allenare la generalizzazione. Realizzare esercizi in cui il paziente deve immaginare se stesso mentre esegue in situazioni pericolose, identificate nella fase 1.
I tic nei bambini agli occhi

Terapia di esposizione e prevenzione della risposta

La pratica di esposizione e prevenzione della risposta aiuta il paziente ad abituarsi alla propria condizione e insegna a sentire e tollerare il  bisogno del tic (esposizione) senza riprodurlo (prevenzione della risposta). In una sessione, dalla durata standardizzata, si chiede al paziente di controllare i suoi tic, mentre un terapeuta cronometra il tempo durante il quale riesce a resistere.

Non si usano risposte competitive o accessori. I pazienti reiterano la prova di resistenza varie volte durante una sessione e la durata del tempo in cui sono capaci di mantenere i tic sotto controllo si allunga progressivamente.

Realizzare questo esercizio in modo regolare e sistematico aiuta ad allenare la tolleranza agli impulsi del tic e, con il tempo, la capacità del paziente di controllarli. Durante la sessione, il terapeuta si riferisce agli impulsi, per chiedere al paziente quanto siano forti; questo tipo di interazione espone il paziente all’angoscia di avere un tic, nonostante parli di lui.

Trattamento farmacologico dei tic nei bambini

La decisione di ricorrere a una cura farmacologica per trattare i tic nei bambini dipende dalla natura degli stessi e, in generale, è una soluzione riservata ai casi più gravi o molesti, che possono causare dolore o lesioni. Allo stato attuale, la clonidina (un agonista dei recettori α2-adrenergici) è il farmaco più utilizzato.

Al contrario, gli antipsicotici / antidopaminergici sembrano essere più efficaci negli adulti. La pratica clinica dimostra anche una buona efficacia dell’Aripiprazol nei bambini.

Le benzodiazepine in genere non vengono prescritte per il trattamento dei tic, ma in una quadro clinico acuto e grave, possono essere usate. Aiutano anche a ridurre l’ansia durante gli attacchi, ma si preferisce evitarli a causa di un effetto rebound.

  • Aicardi J. Other neurosychiatric syndromes. In: Aicardi J (ed). Diseases of the nervous system in childhod. New York: Mc Keith Press; 1992. p. 1338-1356
  • Moreno Rubio JA. Tics en la infancia. Rev Neurol 1999;28(Supl 2):S 189-S191.