Il burnout tra i professionisti sanitari

29 Dicembre 2019
I professionisti sanitari sono costantemente esposti a situazioni stressanti. Prendersi cura della salute altrui, a volte in una corsa contro il tempo e in altre senza risorse sufficienti, può generare alti livelli di stress da lavoro.

Lavorare nell’ambiente sanitario è un arduo compito. I professionisti di questo settore lavorano per preservare e migliorare lo stato di salute delle persone, e questo può essere molto stressante. Purtroppo, oggi c’è un’alta incidenza della sindrome da burnout tra i professionisti sanitari.

Già nel 1943, Abraham Maslow collocava la salute alla base della sua piramide dei bisogni, insieme a quelli fisiologici, come dormire, mangiare, respirare, ecc. Annoverava anche la sicurezza fisica al secondo gradino della sua piramide, insieme ai bisogni di sicurezza.

Possiamo dunque affermare che la salute è di vitale importanza per le persone. La sua assenza, o la percezione che manchi, provoca dunque uno stato di allerta nel soggetto, una mancanza di sicurezza, una sensazione di minaccia.

Medico con burnout

Il burnout tra i professionisti sanitari: quali cause?

L’ambiente ospedaliero è uno spazio in cui si verificano situazioni ad alto impatto emotivo. Sia i pazienti che i familiari possono provare sensazioni emotive intense, in cui sarà -o potrebbe essere- coinvolto il personale sanitario. In questo senso, gli studi che analizzano i fattori di stress tra i professionisti sanitari indicano che si tratta principalmente dei seguenti:

  • Orari di lavoro.
  • Assistenza a pazienti malati, che in alcune situazioni affrontano momenti di crisi.
  • Sentimenti provocati dalla morte.
  • Domande delle persone che non sono soddisfatte dei servizi ricevuti.

Inoltre, se chiedessimo al personale medico, ciascuno indicherebbe anche i seguenti fattori:

  • Comunicare cattive notizie a persone che si trovano in un momento fisico ed emotivo delicato.
  • Alte aspettative da parte di pazienti del personale sanitario e medico.
  • Lavorare contro il tempo in situazioni di forte stress.
  • Sovraccarico lavorativo.
  • Mancanza di risorse per ottimizzare l’assistenza al paziente.

Ma non è tutto. Dobbiamo anche menzionare i fattori interpersonali che non sono specifici dell’ambiente sanitario. I più comuni e conosciuti sono la possibilità di conciliare il lavoro e le relazioni tra i membri del personale.

Per tutti questi motivi, è necessario poter contare su strategie che mitighino lo stress che tanto rende difficile il lavoro di medici, infermieri, del personale ATS e di altri professionisti.

Ridurre il burnout tra i professionisti sanitari

La sindrome di burnout tra i professionisti sanitari provoca:

  • Insoddisfazione sul lavoro.
  • Logoramento dell’ambiente lavorativo.
  • Riduzione della qualità del lavoro.
  • Assenteismo dal lavoro.
  • Abbandono della professione.
  • Adozione di posizioni passivo-aggressive verso i pazienti.

Per risolvere queste situazioni, andranno accettati cambiamenti di strategia, di strutture lavorative, di metodologie, ecc. Eppure, il lavoratore può anche sviluppare specifiche abilità atte a ridurre il proprio stress sul lavoro. A seguire vi parliamo delle più importanti.

Le abilità comunicative

Un recente studio sul burnout nelle professioni sanitarie cerca di scoprire l’influenza delle abilità comunicative su questa associazione. Le conclusioni indicano che i professionisti dotati di abilità comunicative soffrono di minore sovraccarico emotivo. Inoltre, si sentono più realizzati sul lavoro, a livello personale.

Le abilità comunicative non sono vantaggiose solo per il professionista, in quanto influiscono positivamente anche sul paziente. La comunicazione con il paziente è infatti parte fondamentale dell’assistenza. Attribuisce a quest’ultima sicurezza e, quindi, migliora la qualità della pratica clinica.

Infermiera e anziano

Il rapporto terapeutico

Gli studi indicano che il miglioramento dei risultati clinici è in aumento, di pari passo al miglioramento del rapporto terapeutico. Questo si spiega con le seguenti motivazioni:

  • Aumento del margine di diagnosi, conoscendo le variabili psicosociali del paziente.
  • Aumento dell’effetto placebo.
  • Maggiore adesione al trattamento e alle condotte diagnostiche.
  • Scelta più realista a seguito della partecipazione dei pazienti nel processo decisionale.

Intelligenza emotiva

Il rapporto tra intelligenza emotiva e stress professionale è negativo. La maggior parte degli studi si concentrano sull’analisi nell’area infermieristica. Eppure, i risultati possono essere estrapolati dagli altri ambiti sanitari. Ciascuno indica che a un maggiore uso dell’intelligenza emotiva corrisponde minore stress e maggiore prevenzione del burnout.

È possibile stimolare l’intelligenza emotiva mediante lo sviluppo della regolamentazione emotiva. Questo perché dal punto di vista della psicologia questo aspetto viene considerato alla base dell’intelligenza emotiva. Così, attraverso la regolamentazione emotiva saremo in grado di controllare e di gestire le emozioni in situazioni stressanti.

Per concludere, non si può negare che i professionisti sanitari siano sottoposti spesso a situazioni stressanti. In molti casi il professionista non può influenzare i fattori esterni da solo; d’altra parte, ciò che può fare in merito a questo aspetto è lavorare su quelle variabili interiori che agiscono anch’esse da modulatore dello stress.

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