Il metodo di Dalí per risvegliare la creatività

· 23 dicembre 2017

Il metodo di Dalí, che si basava sullo stato ipnagogico, cercava di trascendere il mondo della ragione per cogliere l’onirico, farlo suo e trasformarlo in arte. Il genio del surrealismo creava ciò che egli stesso denominò “fotografie di sogni dipinte a mano”, mondi a volte bizzarri, scenari terrificanti, ma ipnotici, che al giorno d’oggi continuano ad affascinarci.

In molti vedono nella figura di Salvador Dalí un uomo eccentrico, difficile da comprendere, a tratti delirante, a volte controverso e sempre esagerato. Tuttavia, in lui vi era anche una tecnica minuziosa e infallibile che gli permetteva di captare le sue emozioni più profonde per portarle alla luce. Era un esploratore della psiche, uno psiconauta che non ha mai avuto bisogno di alcuna droga per raggiungere l’estasi creativa, perché la sua mente era lo stimolante migliore.

Il metodo utilizzato da Dalí per sommergersi in quegli oceani privati e infiniti dell’onirico continua ad attirare l’attenzione ancora oggi. Lo fa così tanto che la sua tecnica è stata descritta come “stato ipnagogico verticale” e viene applicata da molti gruppi di creativi, col fine di ottenere idee migliori, togliere i filtri all’universo della ragione e allenare la mente ad essere più libera, più ricettiva…

Il metodo di Dalí per risvegliare e potenziare la creatività

Dipinto di Dalí sogno causato dal volo di un'ape

Osserviamo per un attimo l’opera qui sopra. Si tratta di Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana, un attimo prima del risveglio. Il solo titolo ci dà già un piccolo indizio sul famoso metodo di Dalí per creare le sue opere; tuttavia, in questa tela ha voluto dimostrare qualcosa che aveva imparato più che altro leggendo Freud: molti dei nostri sogni sono stimolati dai suoni, dagli odori o dalle presenze del mondo esterno, come il suono di un’ape che ci gira intorno mentre dormiamo.

Ogni volta che Dalí faceva un riposino, portava con sé un cucchiaio. Il suo metodo, la sua magia, il suo rituale era il seguente: dopo aver mangiato, sedeva sulla poltrona. In una mano teneva il cucchiaio e poggiava un piatto sul pavimento. Il suo riposino durava pochi minuti perché la finalità non era dormire, bensì raggiungere uno stato ipnagogico. Sapeva che quando avrebbe raggiunto il sonno profondo, gli sarebbe caduto il cucchiaio e che il suono, colpendo il piatto, lo avrebbe svegliato all’istante. Era ciò che voleva.

Questa tecnica gli permetteva di vagare fra il sonno e l’allerta lungo quell’oceano incommensurabile nel quale si presentavano gli esseri più sorprendenti, le creature più strane del mondo incosciente. Un piano intermedio che visitava ogni sera per pochi minuti, per trarre beneficio da quel momento in cui la mente è più fluida e iperassociativa che mai.
Opera di Salvador Dalì

Il metodo ipnagogico: molto comune nelle menti creative

Il metodo di Dalí, che si consisteva nel raggiungere lo stato ipnagogico, non fu scoperto da lui e non era nemmeno ignoto alla scienza, alla psicologia e, soprattutto, al mondo dell’arte. Di fatto, si sa che anche Lewis Carroll faceva qualcosa di simile nella sua routine da scrittore. Leggendo Alice nel paese delle meraviglie e soprattutto Alice attraverso lo specchio, intuiamo all’istante che Carroll faceva uso di una narrativa e di un immaginario puramente onirici.

Anch’egli aveva ideato un metodo con cui svegliarsi prima di raggiungere il sonno profondo. E accanto alla sua poltrona teneva un quaderno sul quale scrivere subito ogni immagine che, come un pescatore su una zattera, era riuscito a cogliere nel fiume del suo subconscio. Perché lo stato ipnagogico possiede questa curiosa facoltà; vediamone alcune caratteristiche:

  • Questo stato compare nelle fasi 1 e 2 del sonno profondo, non nella fase REM.
  • Lo stato ipnagogico è una fase che potremmo considerare come “pre-sogno”. È in esso che le nostre onde cerebrali si trasformano da beta ad alfa.
  • In questa fase, breve e intensa, sono solite comparire allucinazioni visive e uditive.
  • Queste immagini si dimenticano non appena ci svegliamo.
  • Gli stati o le allucinazioni ipnagogiche sono comuni fra i bambini e gli adolescenti.
Gli autori che hanno studiato questo fenomeno, come ad esempio Dorfman, Shames e Kihlstrom, ci spiegano che, durante questi stati, la persona prova una sensazione di “conoscenza assoluta”, d’illuminazione. La mente inizia a fare molteplici associazioni fra ricordi, intuizioni, emozioni, pensieri e stimoli esterni, fino a configurare un “totum revoltum” eccezionale e con un pieno significato all’interno di questo universo “pre-cosciente”.

Tuttavia, quando ci svegliamo, queste immagini si diluiscono, sfumano e vengono dimenticate del tutto; a meno che, ovviamente, non si applichi una strategia simile al metodo di Dalí.

Alice attraverso lo specchio

 

Il metodo di Dalí può essere raggiunto anche con la meditazione

Arrivati a questo punto, è probabile essere affascinati da questo stato ipnagogico che Dalí raggiungeva con i suoi pisolini. Tuttavia, dobbiamo tenere in considerazione che non è facile raggiungere e approfittare di questa fase così particolare del sogno. Salvador Dalí era uno psico-navigante esperto di questo mondo crepuscolare del subconscio e, dunque, risulta complesso giungere al suo livello.

Tuttavia, a modo nostro, anche noi possiamo raggiungere un effetto molto simile con la meditazione per poter catalizzare e potenziare il processo creativo. Questo concetto ci viene spiegato da David Lynch, un altro genio del subconscio e dell’onirico, nel suo libro In acque profonde.

La meditazione pacifica il suono esterno e armonizza i pensieri. Così, e a mano a mano che impariamo a dominare la tecnica, attueremo un flusso mentale più vivo e libero, dove raggiungere questa dimensione quasi sempre velata per una mente occupata, staccata quasi sempre dalla sua essenza, dalle sue intuizioni e meraviglie interiori.

Dalì che dipinge

Per concludere, sebbene il metodo di Dalí non fosse nuovo, egli fu comunque capace di dargli un uso esclusivo e ineguagliabile. Se vogliamo potenziare la nostra creatività, dunque, basta essere un po’ più liberi e persino un po’ più bambini, senza dimenticare di rivolgere uno sguardo curioso al mondo esterno e un altro alle profondità della nostra mente, dove risiedono senz’altro idee e pensieri stupefacenti.