Il mito della vita eterna o highlander

Il sogno dell'immortalità e la ricerca della longevità hanno accompagnato l'umanità lungo il corso della sua storia. Ma lo fanno ancora oggi?
Il mito della vita eterna o highlander

Ultimo aggiornamento: 01 giugno, 2021

L’invecchiamento è un processo naturale definibile come l’insieme dei cambiamenti che avvengono nei sistemi biologici degli esseri viventi con il trascorrere del tempo. La possibilità di arrestarlo ha da sempre interessato gli esseri umani, dando origine al mito della vita eterna.

La manifestazione dei cambiamenti morfologici e funzionali, sia a livello fisiologico, biochimico, che psicologico, va in direzione del deterioramento, permettendoci di identificare lo stato di invecchiamento negli esseri umani.

Al giorno d’oggi gli anziani vivono più a lungo; ma per molti di loro il prezzo da pagare per questa prolungata esistenza è la malattia, la disabilità, di conseguenza la dipendenza dal contesto familiare o sociale. In questo articolo, analizziamo lo sviluppo del processo di invecchiamento nel corso della storia con una particolare attenzione alla nascita del mito della vita eterna.

Donna che guarda fuori dalla finestra.

Il mito della vita eterna

Sono due le preoccupazioni di fondo che hanno accompagnato gli esseri umani lungo il corso della storia: l’immortalità o vita eterna e la ricerca della longevità. Non a caso, le diverse religioni, a partire dal politeismo greco-romano i cui dei possiedono l’attributo dell’immortalità, alla stessa religione cattolica; offrono all’uomo la possibilità di conquistare la vita eterna attraverso la stretta osservanza di precetti e comandamenti.

Mentre altri ambiti come l’alchimia e la magia, ricercavano assiduamente la fonte della vita o l’elisir di lunga vita. Il mito dell’eterna giovinezza si è mantenuto nel tempo, fino alla società attuale.

Alcuni elementi si possono ritrovare negli annunci pubblicitari delle creme di bellezza (anti-età), nel consumo di vitamina C, diete speciali, programmi intensivi di esercizio fisico, interventi chirurgici, cosmetici e trattamenti spa. Sono tutti metodi che si propongono di migliorare la vitalità e la longevità.

Il mito della vita eterna nella storia

Nell’antica Grecia, fu Galeno a introdurre la differenza tra “geronti” e “presbyta”, identificando in questi ultimi lo stadio della vecchiaia. Fu sempre in Grecia che ebbe origine il riconoscimento sociale degli anziani, stabilendo le prime prescrizioni di cura e sviluppando alcuni metodi per prevenire il deterioramento causato dall’invecchiamento.

In tal senso, la vecchiaia iniziava all’età di 50 anni – età impensabile al giorno d’oggi – ed era associata alla classe dominante o privilegiata. Si presume, pertanto, che le classi inferiori (tra cui gli schiavi) fossero pesantemente svantaggiate in termini di igiene, malattie e alimentazione e in tutti quei fattori coinvolti in una migliore qualità della vita.

Nel Medioevo, Sant’Agostino descriveva la vecchiaia come l’età della stabilità emotiva, mentre San Tommaso d’Aquino, collocandosi nella tradizione aristotelica, abbracciava l’idea della vecchiaia come stadio di decadenza.

Questi e altri concetti, originati dal pensiero greco-romano sono stati ereditati dal Rinascimento, dalla cultura barocca, dall’Illuminismo e infine dal pensiero del XIX secolo, arrivando fino ai giorni nostri.

Lo studio scientifico della vecchiaia nei suoi aspetti psicologici fece la sua comparsa nel XIX secolo, integrando l’invecchiamento come parte della psicologia dello sviluppo.

La psicologia dell’invecchiamento, orientata alla  soluzione dei problemi degli anziani, è nata dopo la fine della seconda guerra mondiale; periodo che ne ha visto nascere le prime strutture per il ricovero. Al tempo, divennero oggetto di ricerca le abilità cognitive come la memoria e l’apprendimento, il processo di adattamento e la sua relazione con il livello di attività e di soddisfazione della vita in questa fase.

Altre visioni sulla vecchiaia

Civiltà antiche, come quella indiana e cinese, hanno dedicato grande attenzione al tema della longevità, così come più tardi i greci e i romani.In Oriente, essere vecchi è un prestigio; mentre, ad esempio, nella cultura eschimese le persone anziane inabili vengono condannate all’esclusione, alla solitudine e pertanto alla morte.

D’altro canto, le donne di etnia comanche, una volta entrate in menopausa hanno accesso a ciò che gli era vietato nell’età della fertilità. Diventano simili agli sciamani, i quali ottengono il potere attraverso i sogni.

L’invecchiamento  presenta pertanto una certa ambiguità: da un parte l’anziano è percepito con rispetto come fonte di saggezza, dall’altra, è oggetto di emarginazione, espressa con il rifiuto. È possibile osservare questa ambivalenza in diverse società e tribù.

Tra i Dinka del Sudan meridionale, gli anziani che si sono distinti nella società vengono sepolti vivi con complessi rituali. Tra gli Shilluk del Nilo Bianco, i capi più anziani vengono uccisi al primo segno di debolezza. I Koryak della Siberia settentrionale, uccidono gli anziani in presenza di tutto il villaggio durante complesse cerimonie. I Chukchee, invece, li soffocano con un anello durante una solenne festa di bevute, canti e danze al suono del tamburo.

Le società tribali si trovano invece in una posizione intermedia, nella quale gli anziani godono di autorità e prestigio e professano atti magici in pubblico a beneficio della comunità. Questo potere li rende figure importanti per l’economia della tribù.

Nelle civiltà classiche come quella greca e romana, il geronte svolgeva un’importante funzione pubblica e solo lui aveva accesso all’alta magistratura: il Consiglio degli anziani a Sparta, il Consiglio o Bulé ad Atene e il Senato a Roma.

Aspettative di vita

Al giorno d’oggi, siamo ben lontani dalla concezione di privilegio della vecchiaia e di ammirazione per le sue doti di saggezza. Sono di fatto molteplici i fattori (condizioni di vita, alimentazione, tipologie di lavoro, igiene) che influiscono sul deterioramento biologico dell’essere umano.

Nonostante i fattori che contrastano la longevità, la storia dell’uomo è da sempre segnata dall’inquietudine della finitezza o, più esattamente, dal sogno di conquistare l’immortalità, la vita eterna così tanto bramata.

Il leitmotiv dell’eterna giovinezza accompagna l’umanità dai tempi più antichi, come dimostra il mito della fonte dell’eterna giovinezza. L’arte dell’alchimia e la magia miravano a scoprirne il segreto attraverso incantesimi e rituali, formule e ingredienti esotici, per sollevare l’uomo dalle malattie e dalle sofferenze.

I racconti biblici indicano che in un’ipotetica epoca remota, priva di guerre e malattie, la longevità raggiungesse i 930 anni di Adamo, i 969 di Matusalemme o i 950 di Noè.

Aspettativa di vita nella storia

Nell’Impero Romano, l’aspettativa di vita oscillava intorno ai 25 anni; mentre nel medioevo, a causa della scarsa igiene e delle continue guerre, si diventava vecchi a 30. Nel XIX secolo, le donne di 30 anni erano già considerate vecchie; mentre all’inizio del XX secolo, l’aspettativa di vita era in media di 47 anni.

Donna felice.

È in questo secolo che l’aspettativa di vita aumenta progressivamente. Per esempio, nel 1930 l’età media degli uomini non superava i 60 anni, nel 1940 a 63 anni e nel 1970 superava i 70 anni. Attualmente, l’aspettativa di vita nel mondo varia dai 51,4 anni dei paesi africani ai quasi 90 anni dei paesi europei, nordamericani e asiatici come il Giappone.

Al di là del contesto storico, dal punto di vista biologico, il processo di invecchiamento è caratterizzato da progressivi cambiamenti nelle cellule, nei tessuti, negli organi e in tutto l’organismo nel suo insieme. È una legge naturale; quella per cui tutte le cose viventi cambiano nel tempo, sia nella struttura che nella funzione.

Per concludere

L’invecchiamento inizia con il concepimento e finisce con la morte, ovvero si invecchia fin dalla nascita. A partire dalla mezza età, il deterioramento muscolo-scheletrico, cardiovascolare, endocrinologico, cerebrale progredisce con un ritmo più accelerato.

Malgrado ciò, la vecchiaia è uno stato accompagnato da grande saggezza: la saggezza dell’esperienza. Per questo è importante vivere una vecchiaia attiva, creativa e  grintosa. Invecchia chi si lascia andare al trascorrere del tempo, non vivendo in modo produttivo.

Sono tanti gli anziani che si rassegnano all’attesa della morte senza un reale motivo, perché concepiscono la vecchiaia come sinonimo di morte. Questa è un’immagine misera, che corrode il senso profondo e positivo di questa tappa nel viaggio della vita. Ma oggi sì, si può vivere un nuova vecchiaia!

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