Il mito di Crono, una storia sulla paura

Il mito di Crono rappresenta il destino della madre, vittima del padre tirannico che teme di perdere il proprio potere, e la sorte dei figli, coinvolti nella disputa.
Il mito di Crono, una storia sulla paura
Gema Sánchez Cuevas

Revisionato e approvato da la psicologa Gema Sánchez Cuevas.

Ultimo aggiornamento: 20 febbraio, 2023

Il mito di Crono è uno dei più crudeli e significativi dell’Antica Grecia. Racconta una storia affascinante che, come accade in molte opere in cui prevale l’immaginazione, contiene molta più verità che fantasia. Tuttavia, questa verità non si riferisce agli eventi narrati, ma al modo di esporre la realtà inconscia degli esseri umani.

Prima di iniziare a parlarne, vale la pena di ricordare l’importanza dei miti e del sogno per la psicoanalisi. Mentre quest’ultimo rivela la realtà inconscia del singolo, il mito mostrerebbe la realtà inconscia di una società.

Sebbene nessuno dei due sia reale, quando vengono interpretati sono in grado di tradursi nelle emozioni, nei desideri e nelle paure che appartengono all’inconscio.

Da questo punto di vista, il mito di Crono è uno dei più interessanti. Parla di una figura paterna terribile, ma anche dei desideri repressi dei figli di porre fine alla sua tirannia ed essere finalmente se stessi. La madre, dal canto suo, appare come la grande alleata che li aiuta a raggiungere il loro scopo.

“Il passato ritorna con forza e continua a trascinarci. Per chi non ha concluso il capitolo, il passato ritorna sempre.”

-Eduardo Casas-

Il mito di Crono

Il mito di Crono ci parla dell’alba dei tempi, dell’inizio di tutto quello che esiste, dal punto di vista della mitologia greca. In principio c’erano Gea, la Terra, e suo marito Urano, il cielo. Urano era l’unico sovrano dell’intero universo. Urano e Gea ebbero dei figli, ma questi rimasero prigionieri del grembo materno perché il padre non voleva che vedessero la luce.

Crescendo dentro il grembo di Gea, le provocavano terribili dolori e convulsioni, facendola contorcere dal dolore e dai sussulti. Dentro di lei, non smettevano di lottare per nascere e liberarsi da quella prigione.

Ciò portò Gea a covare un odio smisurato contro Urano e cominciò a pensare a come sbarazzarsi di lui. Convocò i suoi figli e chiese loro di uccidere il padre con una falce di selce, facendoli diventare ostaggio del suo odio nei confronti del marito. Tuttavia, solo Crono, il più giovane, decise di esaudire il desiderio della madre.

Il mito di Crono: tra castrazione e parricidio

Gea tese una trappola a Urano: gli fece credere che l’avrebbe abbracciato. Era l’abbraccio tra il cielo e la Terra, tra il mondo delle idee e l’istinto primordiale. Urano accettò, ma in quel momento Crono afferrò la falce di selce e lo castrò. L’organo virile diventa così simbolo del potere perduto con la castrazione.

Dal sangue versato da Urano nacquero creature terribili: esseri giganti, ciclopi, mostri e demoni, ma anche ninfe, che ispirarono meravigliose opere d’arte. Questi mostri rappresentano forse le paure che perseguitano l’essere umano quando si “sbarazza” fisicamente o psicologicamente del potere del padre? E le ninfe, invece, simboleggiano la possibilità di creare qualcosa di nuovo quando il padre non impone più limiti?

Gea e Crono erano felici: Crono prese il posto del padre e iniziò a regnare nell’universo sposando la sorella Rea. La madre, che aveva il dono della predizione, sapeva che anche Crono sarebbe stato tradito da uno dei suoi figli e glielo fece sapere. La paura di essere spodestato e l’insaziabile sete di potere spinsero Crono a divorare tutti i suoi figli appena nati.

Un ciclo che si ripete

Crono e i suoi fratelli erano rimasti imprigionati nel grembo della madre, mentre i figli di Crono erano imprigionati nello stomaco del padre, confinati in un mondo oscuro e freddo, ostaggi di un padre timoroso di perdere il proprio potere. Rea, come Gea prima di lei, decise di ribellarsi a questa follia.

Così, escogitò un piano per sbarazzarsi di Crono con l’aiuto dei figli, dunque la storia si ripeté. Quando nacque il figlio più giovane, Zeus, Rea lo fece nascondere. Diede a Crono alcune pietre avvolte nella carta, facendogli credere che si trattasse del bambino.

Il dio ingoiò le pietre. Nel frattempo, Zeus crebbe ed eseguì la volontà della madre dando al padre un intruglio che gli fece vomitare tutti i suoi fratelli. Dopodiché Crono venne bandito.

Conclusioni

Il mito di Crono è una storia tipicamente edipica, soprattutto se la analizziamo dal punto di vista della psicoanalisi. Ma racchiude anche una bella metafora, perché Crono simboleggia il tempo, il tempo che divora tutto. Il tempo in cui si susseguono danni causati e ricevuti per tornare indietro e ripetersi. Il tempo che non perdona nulla.


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  • Suárez, D. P. (2003). El mito de las edades como metáfora de los procesos de integración y exclusión. Studia Historica: Historia Antigua, 21.

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