Il mito di Artemide, dea della natura

17 giugno, 2020
Il mito di Artemide racconta la storia di una dea diversa da tutte le altre, che non si struggeva d'amore per nessuno, che non permise agli umani o agli dei di avvicinarsi a lei. La sua natura era quella di muoversi libera per i boschi, in compagnia degli animali.
 

Il mito di Artemide è uno dei più antichi della mitologia Greca. Stiamo parlando di una delle divinità più spesso venerate nel mondo antico e che rappresenta un modello femminile tutt’altro che docile e, anzi, piuttosto attivo. Questa divinità, di fatto, era venerata soprattutto dalle donne. E anzi, gli uomini che avrebbero voluto partecipare alle celebrazioni in suo onore venivano puniti.

Il mito di Artemide presenta due sfaccettature della dea: quella di donna che non tollera alcun contatto con gli uomini e che addirittura li evita e quella di dea della caccia, che indossa un lungo abito per attraversare i boschi e che è sempre circondata dagli animali. Curiosamente, è al tempo stesso amica degli animali e promotrice della caccia.

Sono tanti i miti in cui compare questa dea, che interviene quasi sempre per richiamare chi manca di rispetto alle sue proprietà. L’unica figura maschile che ha un qualche ruolo nel mito di Artemide è Orione. Se alcune volte il mito vuole che ne fosse innamorata, altre egli viene visto solo come un compagno di caccia e di avventura.

Divinità? Magari esistessero. Non lo affermo né lo nego, perché non lo so né ho i mezzi per saperlo. Tuttavia so -perché questo mi insegna la vita ogni giorno- che se esistono non si curano di noi.

-Epicuro di Samo-

Tempio greco
 

Le origini del mito di Artemide

Come per altri personaggi mitologici, anche in questo caso esistono diverse versioni del mito. A ogni modo, in ciascuna di queste si narra che Artemide fosse figlia di Zeus e di Leto. Quest’ultima era figlia di due Titani e Zeus se ne innamorò. Eppure, prima aveva provato ad abusare della sorella, che per sfuggire al dio si era trasformata in un passero.

Era, moglie di Zeus, venne a sapere della relazione tra suo marito e Leto e anche che quest’ultima era incinta. Decise quindi di perseguitarla senza tregua, facendo terra bruciato intorno a lei.

Così facendo riuscì a ottenere che Leto partorisse su un’isola deserta. Inoltre, proibì a sua figlia Ilizia, dea delle partorienti, di assisterla durante il parto.

Proprio per questo Leto patì lancinanti sofferenze e il travaglio durò nove giorni. Al nono giorno gli dei ebbero compassione per la sua sofferenza e le permisero di dare alla luce Artemide e far sì che fosse lei stessa, appena nata, ad assistere la madre mentre dava alla luce suo fratello gemello, Apollo.

I sogni di Artemide

Il mito narra che Artemide, ad appena 3 anni, chiese a suo padre Zeus di concederle nove desideri. Erano i seguenti: rimanere per sempre vergine, essere conosciuta con diversi nomi, essere la “Donatrice di Luce”, possedere arco e frecce e una tunica fino alle ginocchia.

Ma ancora di avere a disposizione sessanta figlie di Oceano che avessero tutte 9 anni che avrebbero formato il suo coro personale, ma anche 20 ninfe che le facessero da ancelle e che si prendessero cura di lei. Infine, chiese di essere signora delle montagne e di poter aiutare le donne afflitte dai dolori del parto.

 

Tutti i desideri furono esauditi e Artemide trascorse la sua infanzia imparando l’arte della caccia e preparandosi a vivere nei boschi. Divenne molto gelosa dei suoi averi e implacabile con chiunque entrasse nel suo territorio e provasse a mettere in discussione le sue virtù.

Una delle storie più conosciute è quella di Atteone, un cittadino di Tebe che la vide per caso nuda in un fiume, mentre lei era a caccia. Nonostante le ninfe accorsero a coprirla, non arrivarono in tempo. Artemide, particolarmente furiosa per quell’intromissione nella sua sfera intima, trosformò Atteone in cervo e istigò i suoi cani affinché lo divorassero.

Viso di Artemide

La dea senza amore

Si narra che Orione fosse diventato suo compagno di caccia e che per molto tempo abbia accompagnato Artemide nelle sue uscite di caccia. Apollo, temendo che Orione potesse rubare la verginità alla sorella, tramò un piano per disfarsi di lui. Allora raccontò a Gea, dea della terra, che Orione fosse un cacciatore superbo e pieno di vanità. La dea, dunque, inviò uno scorpione a ucciderlo.

Nel tentativo di fuggire dallo scorpione, Orione iniziò a nuotare in direzione di un’isola. Apollo disse ad Artemide che il fuggitivo era uno sconosciuto che aveva provato ad approfittare di una delle sue ninfe. Quindi, la aizzò affinché scagliasse una delle sue frecce… e la dea lo fece. Quando si accorse di aver ucciso Orione, chiese a suo padre di trasformarlo in una costellazione.

 

Furono molti gli uomini e gli dei che avrebbero voluto avere come compagna Artemide, ma lei non concesse mai a nessuno questo onore. Dovette difendersi da molti di loro con i suoi dardi o con l’aiuto degli animali. Siprete, che voleva abusare di lei, venne tramutato in donna.

Bolen, J. S. (2015). Artemisa: el espíritu indómito de cada mujer. Editorial Kairós.