Il potere dell’autoinganno

21 maggio 2015 in Psicologia 3 Condivisi

Come può una persona sapere e allo stesso tempo non sapere qualcosa? Come evitiamo di renderci conto delle cose? A volte sembra quasi che abbiamo la capacità di anestetizzarci per quanto riguarda certi aspetti o situazioni della nostra vita per riuscire ad andare avanti.

L’autoinganno è all’ordine del giorno

Anche se, teoricamente, una persona non potrebbe mentire a se stessa o per lo meno questo non andrebbe a suo vantaggio, è sufficiente guardarsi attorno per capire che le bugie e l’autoinganno sono qualcosa di molto comune al giorno d’oggi.

Gli esseri umani trovano un gran numero di motivi per ingannare se stessi, in qualsiasi ambito della loro vita. L’autoinganno, però, non si restringe solamente alle persone, ma anche a diversi altri esempi di esseri viventi, come i virus e i batteri..

Una definizione di autoinganno

Robert Trivers, biologo evoluzionista e sociobiologo americano, definisce l’autoinganno come “l’atto di mentire a se stessi”. Sostiene, inoltre, che il modo principale per definirlo e spiegarlo è considerare che la vera informazione sia preferenzialmente esclusa dalla coscienza.

L’autoinganno è una sorta di inganno più sofisticato, in quanto nascondere la bugia a se stessi può renderla ancora più invisibile agli altri. È un meccanismo che è sopravvissuto all’evoluzione come servo dell’inganno e della bugia, per impedire che venissero scoperti. Un adattamento volto ad incorporare le nostre bugie e a renderle in qualche modo inconsapevoli o poco visibili per apparire a volte affidabili, perché, come sostiene Trivers in molti suoi testi: qualsiasi inganno è destinato all’auto-promozione.

Quando la verità rimane relegata nell’inconscio e la bugia nella coscienza, il costo cognitivo diminuisce a grandi linee perché la bugia diventa credibile sia al protagonista sia al resto dei suoi interlocutori.

L’attenzione e l’autoinganno

Le persone registrano costantemente l’ambiente circostante alla ricerca di segnali da accogliere o da evitare. È il meccanismo dell’attenzione, insieme a quello della memoria, a permettere di raccogliere l’informazione necessaria alla nostra esistenza e di rifiutare quella che non ci interessa tenere in considerazione.

Quando questa informazione viene considerata come una minaccia, la risposta solitamente consiste nella comparsa di angoscia o malessere, in minore o maggior misura. Ed è qui che l’autoinganno può agire e pronunciarsi, in maniera consapevole o anche inconsapevole. È come se vendessimo parte della nostra attenzione per avere una certa sensazione di sicurezza. Portiamo a termine processi di frammentazione della nostra coscienza, perdendo parte della nostra attenzione nella situazione in cui ci troviamo e creando una sorta di lacuna mentale. Vale a dire, utilizziamo l’attenzione con l’intenzione di negare quella minaccia e di ammortizzare, per quanto possibile, il colpo dell’angoscia e del malessere. Tuttavia, questo autoinganno può risultare di aiuto in certe occasioni, altre volte, invece, può rivelarsi totalmente inappropriato.

Immagine per gentile concessione di Chanwit Whanset.

Guarda anche