Il pudore e i suoi labirinti psicologici

28 Ottobre 2019
Anche se possiamo mettere in relazione il pudore con l'inibizione e la vergogna, esistono anche altri aspetti. Una persona pudica cerca di costruire una barriera fra la sua vita privata e quella pubblica. Una cosa è voler nascondere, un'altra è non voler condividere. Forse è questa la chiave per capire i labirinti psicologici del pudore.

Esistono molte interpretazioni del concetto di pudore, sia sul piano scientifico che colloquiale. Alcune persone vedono il pudore come una qualità, necessaria per definire e proteggere la propria sfera privata. Altri, invece, pensano che sia solo un altro modo di chiamare la timidezza o l’inibizione, e che sia un difetto più che un valore aggiunto.

Quante volte abbiamo sentito qualcuno dire che il senso del pudore è ormai andato perduto? Per altri, invece, liberarsi del pudore è come lasciarsi dietro le spalle un peso che aveva imposto un limite alle proprie esperienze.

A livello scientifico, si pensa che il pudore sia un tratto introdotto inizialmente dalla religione. La prima documentazione si trova nella Genesi della Bibbia, quando Adamo ed Eva, dopo aver commesso il peccato originale, provano per la prima volta vergogna per la loro nudità. Successivamente, si ripetono una serie di allusioni al pudore, sempre associato alla nudità e al sesso.

“Il pudore è una virtù estetica.”

-Jean Dolent-

Adamo ed Eva espulsi dal paradiso
Il Peccato originale e cacciata dal Paradiso terrestre, Michelangelo.

Il pudore e la religione

Inizialmente, il concetto di pudore fu introdotto dalla religione e venne associato direttamente all’intimità sessuale. Quasi tutti i teologi cristiani condannano la spudoratezza, anche se non danno al pudore un carattere virtuoso. Nella religione musulmana, il pudore invece è dichiaratamente definito come una delle grandi qualità che deve possedere la donna.

La Bibbia condanna l’essere testimoni della nudità del padre o della madre, così come dei fratelli, dei figli, degli zii e dei parenti acquisiti, come le nuore, i suoceri e i cognati. Non parla invece in modo specifico della nudità degli estranei. Sembra che ci sia una precisa indicazione di prevenzione dell’incesto.

Non è un caso che gli organi genitali vengono indicati anche con il nome di “pudende” o “pudenda”. Per estensione, la chiesa cattolica considera positivo qualsiasi sentimento associato alla vergogna, la prudenza, la modestia e tutti quei valori che derivano dal pudore.

Il pudore e la psicologia umanista

La psicologia umanista, così come molti filosofi personalisti, presenta un concetto molto più ampio della vergogna. Non associano questo sentimento solo alla nudità, ma più in generale all’intimità. Essere pudico significa pertanto mostrare una particolare riservatezza per quanto riguarda l’intimità personale, in tutti i suoi aspetti. Questo significa, per esempio, che la persona pudica impedisce agli altri di entrare nella sua sfera più intima.

Allo stesso modo, associano il pudore alle barriere sociali e culturali. Queste sono frutto dell’educazione e, in molti casi, hanno a che vedere con il rispetto verso se stessi e verso gli altri. Dire, fare o mostrare possono essere modi di rompere determinati limiti e aprire la strada allo svilimento o all’impertinenza.

Si tratta di un’estensione dei concetti di vita privata e vita pubblica. Alcuni aspetti si riservano alla prima sfera, mentre altri corrispondono a un ambito più ampio. Mantenere la separazione fra questi due mondi è sintomo di sanità, perché implica la costruzione di diversi livelli di fiducia. Tanto più ci si fida dell’altro, minore sarà il pudore, e viceversa. È un modo per proteggere la propria individualità.

L’approccio psicoanalitico

La psicoanalisi non si distanzia molto dalla psicologia umanista per quanto riguarda l’interpretazione di questo concetto. Nell’approccio psicoanalitico, si distingue fra la vergogna e il pudore. Entrambi questi sentimenti generano una reazione di inibizione di fronte allo sguardo dell’altro. Tuttavia, la vergogna si accompagna a un sentimento di “sentirsi scoperto”, mentre nel pudore si vive una trasgressione all’intimità.

La vergogna entra in gioco quando viene scoperto un aspetto o un elemento che volevamo mantenere segreto. Ci vergogniamo, per esempio, quando parliamo in pubblico in modo formale e all’improvviso dimentichiamo un dato importante. Volevamo dare un’immagine di esperti del settore e la dimenticanza rivela la mancanza di conoscenza o preparazione. Ci sentiamo scoperti.

Il sentimento di pudore, invece, emerge quando qualcuno entra nel nostro terreno senza aver ricevuto il nostro consenso. Ad esempio, quando ci stiamo cambiando i vestiti e notiamo uno sguardo indiscreto oppure quando qualcuno parla di un aspetto della nostra vita privata, che noi consideriamo intimo e non abbiamo voglia di condividere.

Questa trasgressione genera un sentimento di discredito, più che di vergogna. Si rende pubblico un aspetto o un fatto che non volevamo condividere con il resto delle persone. Non è una sensazione di vergogna, ma di vera e propria indignazione, perché è stata calpestata la nostra volontà di riservatezza.

  • Scheler, M., & Ferran, Í. V. (2004). Sobre el pudor y el sentimiento de vergüenza. Sígueme.