Il senso della vita con calma e pazienza

· 30 marzo 2018

Il senso della vita non sempre si sperimenta per mezzo dell’amore o di una passione che, così come viene, a volte se ne va. Ma è attraverso un cuore calmo e un’anima tranquilla che si apprezzano decisamente meglio i talenti che ci avvolgono, così come quelle forze addormentate di cui tutti disponiamo e che ancora non siamo riusciti a sviluppare o, addirittura, ad apprezzare.

Molto spesso i filosofi e anche diversi psicologi specializzati, soprattutto in logoterapia, affermano che risulta molto complicato riuscire a scoprire i propri propositi personali nel mezzo della cultura che ci circonda. Riceviamo così tanti stimoli da numerose fonti e contemporaneamente che risulta molto complicato filtrare questa mole di intossicazione per poter ascoltare la nostra voce interiore, il suono del nostro autentico essere.

“Lo scopo della vita è vivere, e vivere significa essere consci, gioiosamente, ebbramente, serenamente, divinamente consci.”

-Henry Miller-

Lo scientifico della NASA che disegnò Curiosity e che concluse con esito l’atterraggio del veicolo mobile sul pianeta Marte, Adam Steltzner, racconta di non aver mai pensato durante la sua infanzia e gioventù che avrebbe dedicato la sua vita a un progetto simile. In verità, sognava di diventare un cantante rock. Aveva il suo gruppo, faceva concerti e non nutriva nessun interesse per l’università come i suoi amici.

Ebbene, una sera tutto cambiò. Stava rientrando a casa dopo le prove, camminava solo e il cielo non poteva essere più limpido. Silenzio e calma. Fu allora che volse lo sguardo verso l’alto e rimase ipnotizzato guardando le stelle; per l’esattezza la costellazione di Orione. Rimase fermo lì per mezz’ora, affascinato. Eccolo lì, un uomo abituato al suono, alla musica e al rumore, che trova improvvisamente il senso della vita immerso nel silenzio.

Alcuni mesi dopo si iscrisse all’università per diventare un fisico. La sua avventura personale era appena cominciata…

Nebulosa di Orione 1

Vedere, pensare e parlare con calma: la teoria di Nietzsche

A volte abbiamo la sensazione di essere come una foglia trasportata dalla corrente di un fiume. Abbiamo a malapena il tempo di dilettarci di ciò che ci circonda. Non possiamo permetterci che la brezza del vento ci sollevi per qualche minuto per avere una prospettiva migliore di quello che si trova attorno a noi, di quello che ci entusiasma o ci fa paura. Nemmeno di quello che è irrilevante.

La nostra cultura, educazione e società incentivano quello che ci rende prigionieri, le nostre proprie abitudini. Alcune persone si sono trasformate in soggetti dipendenti dalle ricompense immediate, dai piaceri fugaci… Vogliamo qualsiasi cosa e, allo stesso tempo, ci sentiamo vuoti, vogliamo essere unici e speciali ma, allo stesso tempo, desideriamo i tratti o i possedimenti della persona che stiamo guardando.

È complicato trovare il senso della vita in mezzo a questa dinamica priva di riflessione e insoddisfacente. Allora è opportuno ricordare quanto disse Friederich Nietzsche al riguardo: per trovare l’obiettivo della nostra esistenza, dobbiamo essere capaci di vedere, pensare e parlare con calma. Sono i tre principi che il filosofo definì come reggenti della cultura aristocratica.

Nietzsche

La cultura aristocratica

Ne Il crepuscolo degli idoli Nietzsche spiegava che ogni educatore doveva avere un obiettivo: gettare le basi della cosiddetta cultura aristocratica. Lungi dal relazionare questo ideale o proposito con le classi più abbienti, il celebre filosofo tedesco cercava di conferire alle nuove generazioni un modo di pensare più raffinato ed esigente. Indurre ogni persona a fare della propria vita un’autentica opera d’arte.

A tale scopo, invitava gli educatori a concentrarsi su tre assi:

  • Imparare a vedere quello che ci circonda in maniera lenta, senza anticiparsi. Almeno, non farlo prima di guardare.
  • Imparare a parlare e scrivere allo stesso modo. Se abituiamo l’occhio a osservare con calma, anche la nostra mano e la nostra comunicazione dovranno procedere allo stesso modo, con calma e senso.
  • Evitare che le persone reagiscano di mero istinto. A tale scopo, bisogna pensare con equilibrio e, soprattutto, con giudizio.

Detto questo, tutti coloro i quali integreranno queste capacità nel loro essere, coloro che riusciranno a vedere, osservare e parlare con calma e pazienza, prima o poi, troveranno il senso della vita, quello che più li definisce, quello che meglio si addice alla loro identità.

Uomo in montagna

Trovare il senso della vita senza consumare le proprie scarpe

Per trovare il senso della vita, non serve viaggiare fino in Tibet. Non è necessario fare il giro del mondo con uno zaino in spalla facendo l’autostop. Senza dubbio, guadagneremmo in esperienza, ma la cosa più probabile è che non troveremmo le risposte di cui abbiamo bisogno. Come diceva Hakuin, poeta giapponese del XII secolo, quando qualcuno non conosce dove si trova la verità, commette l’errore di andare a cercarla il più lontano possibile. Quando in realtà, la risposta a tutti i suoi dubbi si trova dentro di sé.

Non è necessario, dunque, consumare le suole delle proprie scarpe per trovare il senso della vita. Si tratta, piuttosto, di creare uno spazio mentale dove favorire l’autoriflessione. Come farlo? Ecco alcune strategie che possono essere utili a tale scopo:

  • Ridurre il ritmo.
  • Stilare una lista di quello che è prioritario nella propria vita e di quello che non lo è; di quello che vi fa sentire bene e quello che distrugge la propria calma. Rendere brillanti i propri spazi vitali.
  • Dedicare più tempo e cercare spazi in cui stare tranquilli e in silenzio.
  • Recuperare la capacità di meravigliarvi. Concedersi la possibilità di essere una persona che guarda le stelle la notte, che apprezza le sfumature inusuali nel cuore delle città, la magia nascosta nel quotidiano.
  • Essere coscienti delle cose che apportano allegria, che fanno stare bene e ispirano curiosità, perché è proprio lì che si nasconde quello che dà senso, che definisce.
Cuore di siepe

Per concludere, vogliamo ricordare che i nostri propositi vitali sono soliti cambiare in molte occasioni lungo l’arco della nostra vita. È normale, e persino auspicabile, in quanto il cambiamento risponde al movimento, a quella crescita umana in cui, a mano a mano che otteniamo e scopriamo nuove cose, alimentiamo nuove aspirazioni e traguardi.

Alla fin fine, la vita è movimento e se sappiamo ascoltarci dentro con la dovuta calma, troveremo sempre le risposte di cui abbiamo bisogno.