Il sorriso è il tessuto dell’ispirazione

· 18 aprile 2016

Un bambino ride fino a 400 volte al giorno, ma gli adulti più allegri non superano le 100 risate al giorno e la media è intorno alle 20 o 30 risate quotidiane. Ciò significa che, man mano che  si cresce, la risata ed il sorriso scompaiono dalla nostra vita, nonostante i benefici che rappresentano per noi. In questo modo, inoltre, impariamo a fingere, invece di mostrare la nostra tristezza.

Sono molti i casi in cui nascondiamo i nostri veri sentimenti dietro un sorriso dicendo che va tutto bene; in realtà siamo tristi, ma non abbiamo il coraggio di spiegare perché e pensiamo che sia più facile sorridere piuttosto che spiegare la nostra tristezza agli altri.

“Sono dell’idea che ciò che chiamiamo bellezza si trova solo nei sorrisi”.

-Lev Tolstoj-

I bambini, persino prima di nascere, sorridono. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori giapponesi nel 2012, quando vennero ripresi, per 62 minuti, 31 feti diversi grazie ad una nuova tecnica ecografica; fu possibile constatare che, in quel lasso di tempo, i feti avevano prodotto 51 sorrisi, con una durata media di 3,21 secondi. In questo modo, è possibile affermare che siamo in grado di sorridere anche prima di nascere.

Come distinguere il sorriso che nasconde tristezza

Nel tempo sono stati condotti diversi studi a proposito. Nel 1862, il neurologo francese Duchenne Boulogne realizzò uno studio grazie al quale giunse alla conclusione che il sorriso falso si produce usando solo i muscoli della bocca e delle labbra, mentre il sorriso sincero attiva anche i muscoli che circondano gli occhi.

donna con sorriso sincero

Nell’anno 1973, lo psicologo Paul Ekman condusse un esperimento nel quale mostrò 30 fotografie di 14 persone appartenenti a culture diverse e che esprimevano le 6 emozioni primarie (gioia, paura, sorpresa, tristezza, rabbia e disgusto). Così, giunse alla conclusione che le emozioni, soprattutto l’allegria, vengono associate nello stesso modo dalla maggior parte dei soggetti.

Più di recente, nel 2012, vari ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno sviluppato un sistema per distinguere un sorriso forzato da uno autentico. A tale scopo, chiesero a un gruppo di volontari di iniziare l’esperimento fingendo di essere frustrati, dopo fu chiesto loro di riempire un questionario in linea creato apposta per scatenare frustrazione (poiché una volta riempiti i campi richiesti e dopo aver cliccato sul tasto “Accetta”, tutta l’informazione inserita veniva cancellata) e, infine, di guardare un video che mostrava un bambino dall’aspetto piacevole.

Nel primo caso, quando dovevano fingere frustrazione, il 90% dei soggetti decise di non sorridere. Nonostante ciò, nel secondo caso, il 90% sorrise anche se era frustrato e poi anche nel terzo caso, con il video del neonato, la maggior parte dei partecipanti sorrise. La differenza è che il sorriso frustrato è molto più istantaneo di quello allegro.

I muscoli coinvolti in entrambi i sorrisi sono diversi, poiché quando si sorride in modo genuino, si attivano i muscoli che alzano le guance e che corrugano la zona intorno agli occhi.

“La risata è tremendamente rilassante, è un gran modo di meditare. Quando si è in grado di ridere totalmente, quando si è in grado di ridere con totalità, si entra in uno spazio di non-mente, di non-tempo. La mente, a rigor di logica, vive delle aspettative, ma la risata è qualcosa che viene da più in là”.

-Osho-

Perché ci nascondiamo dietro ad una risata?

Dietro una risata falsa, ci possono essere diversi motivi. Uno dei più diffusi è la paura di mostrare i nostri veri sentimenti quando siamo tristi o quando non stiamo bene. In queste situazioni, ci sentiamo vulnerabili e far emergere i nostri sentimenti e spiegarli ci sembra più complicato che limitarci a sorridere.

In altre occasioni, sorridiamo per nascondere la nostra tristezza e non ferire la persona che abbiamo davanti. Tuttavia, non ci rendiamo conto che quel sorriso falso ci smaschera e che può ferire sia noi sia la persona alla quale sorridiamo quando, in realtà, siamo tristi.

Il potere di un sorriso sincero

Sin da molto piccoli impariamo il potere che può avere un sorriso e l’effetto che ha sugli altri. Un neonato interpreta i sorrisi di suo padre o di sua madre come simbolo di fiducia, gli confermano che sta facendo bene qualcosa o che non c’è nessun pericolo. A proposito, nel 1957 venne realizzato uno studio negli Stati Uniti che consisteva nel posizionare i bambini sul bordo di una superficie di vetro trasparente che sembrava potarli sul vuoto, ciò che chiamarono “visual cliff” o “precipizio visivo”.

“La vita è piena di solitudine, miseria, sofferenza, tristezza e, nonostante ciò, finisce troppo in fretta”.

-Woody Allen-

Madre e figlia che sorridono

I bambini pensavano che, se avessero camminato sulla superficie trasparente, sarebbero caduti nel vuoto. Dall’altra parte del tavolo trasparente c’erano le madri, alcune delle quali sorridevano, mentre altre no. Quelle che sorridevano riuscirono ad aiutare i propri figli a sconfiggere la paura e ad attraversare la superficie. I figli delle madri che non sorridevano, invece, decisero di non attraversare la superficie di vetro.

Anche tra gli uomini e le donne adulte esiste un innegabile potere derivato da un sorriso. Infatti, nel 2001, è stato condotto uno studio che ha dimostrato che le persone sono un 10% più propense a fidarsi di qualcuno che sorride. Per concludere, nel 1985 è stato dimostrato che le donne che sorridono risultano più attraenti per gli uomini in un 40%.