Cosa ho imparato dalla convivenza con la mia oscura carceriera: la depressione

· 21 settembre 2017

La depressione mi aveva rimpicciolita al punto da farmi stare negli oscuri spazi nascosti di una conchiglia. Da lì ascoltavo il rumore del mondo nella pesante lontananza della mia solitudine. Percepivo anche il mormorio di chi mi giudicava debole, di chi mi diceva che dovevo riprendermi, perché la vita è breve. Tuttavia, la mia depressione è durata cinque anni, un tempo sufficiente per imparare a conoscerla completamente.

Spesso alle persone che superano una malattia mentale o un’infermità particolarmente grave viene attribuito l’epiteto di eroi, ne vengono evidenziate caratteristiche quali il valore e il coraggio mostrato nell’affrontare il loro momento difficile. Chi ha affrontato un momento come questi sa bene che vi sono istanti vitali in cui non c’è altra opzione, non c’è una via d’uscita alternativa se non essere forti ed evitare che subentri il peggior nemico di tutti: la resa.

Il dolore non ha lo scopo di farci soffrire. Il dolore serve a renderci coscienti. E quando si è coscienti la sfortuna sparisce”

-Osho-

D’altro canto, gli studi e i rapporti della OMS ci segnalano continuamente che il tasso dei disturbi depressivi continua a crescere anno dopo anno. Curiosamente, però, questi dati non danno informazioni sulle persone che escono da questo profondo pozzo in cui regna la legge che segna la tristezza.

Ciò è dovuto principalmente ad un fatto che è stato evidenziato durante il congresso della OMS di quest’anno. 7 persone su 10 non ricevono il trattamento corretto, con il quale l’ombra della depressione così come arriva se ne va, e quando si presenta di solito si ricorre ai farmaci. Ci sarebbe bisogno, dunque, di un approccio più olistico, multifattoriale.

La depressione non trattata correttamente diventa a poco a poco una coinquilina asfissiante che mette caos nelle nostre menti, che chiude le finestre e abbassa le tende della nostra speranza, per raggiungere ciò che tanto le piace: renderci prigionieri di noi stessi. Non è semplice fare ordine in un tale caos. Non è facile farla uscire, ripulirla, rimpicciolirla…

Eppure, anche la depressione più grave può essere superata con un trattamento adeguato. E quando ci riusciamo, ci lascia importanti insegnamenti che vale la pena tenere presenti.

1. Ripulire lo stigma della depressione

La depressione continua ad essere uno stigma. Non importa se ci troviamo nell’era dell’informazione, se abbiamo accesso ad una molteplicità di informazioni… Niente di tutto ciò ha importanza, perché della depressione non si parla, è un argomento di conversazione scomodo e complicato, a volte può essere addirittura un vero e proprio tabù. Lo è per esempio in molte occasioni quando una madre che ha da poco partorito non si sente in grado di gestire la sua vita e di accudire suo figlio appena nato.

Le persone che la circondano come possono comprendere che soffre di depressione post-parto se la reazione “naturale” è sentirsi più felice che mai? Inoltre, se facessimo un’indagine per sondare l’idea che hanno le persone in generale sulla depressione, probabilmente emergerebbero termini quali “debolezza”, “donna” o “resa”.

Queste idee totalmente distorte portano molto spesso le persone ad essere confinate nella prigione del loro stesso silenzio, nel timore del giudizio altrui e degli sguardi che osservano senza capire. È così che nasce l’isolamento, a causa dell’incomprensione che le persone depresse sentono al di fuori della bolla che hanno creato per proteggersi.

Bisogna sapere che la depressione non fa discriminazioni, può colpire tutti senza distinzioni di sesso, di classe sociale o di stile di vita. E spesso, questo deve essere chiaro, sono le persone più forti quelle che generalmente cadono in questo profondo abisso.

2. La depressione non arriva mai da sola

La depressione di solito arriva accompagnata da amari e devoti alleati, come ad esempio i disturbi da ansia o quelli da panico o lo stress… Molte persone paragonano tale situazione al trovarsi all’interno di un aereo sul punto di schiantarsi.

Il cuore accelera, la paura costante ci rende incapaci di mantenere il controllo sulla nostra vita, ci trasforma in persone che non dormono o dormono troppo, che mangiano quasi nulla o, al contrario, hanno una fame edonistica.

Ogni individuo presenta una sintomatologia precisa che piano piano darà forma ad un oscuro caleidoscopio di infinite sfumature e amare sofferenze. E così ci si troverà, quasi da un giorno all’altro, a prendere antidepressivi per trattare l’ansia, beta-bloccanti per rallentare il cuore accelerato, farmaci per ridurre la nausea e pillole per dormire la notte.

3. Ora sono molto più compassionevole verso me stessa

La depressione non si cura in un mese, nemmeno in due. A volte servono anni. Ciascuno vive il processo a modo suo, ciascuno emerge dai solitari meandri della sua conchiglia con il suo ritmo e con la sua musica. È come trovare il cammino di ritorno verso casa dopo essersi persi in un deserto, procedendo a tentoni, senza una direzione precisa, senza bussola, senza forze… e senza la speranza di riuscire mai ad uscirne.

  • Dalla depressione si impara e si disimpara. Perché a volte è necessario lasciarsi alle spalle molte cose, cambiare abitudini, rivalutare alcuni obiettivi vitali e soprattutto disfarsi della classica idea che possiamo affrontare tutto.
  • Superare questa malattia ci aiuta a sviluppare una voce interiore molto più compassionevole, la quale ha imparato a dire “fermati, prenditi del tempo per te stesso”, “ferma questi pensieri, non c’è bisogno di essere così esigenti con sé stessi”…

“Non voglio essere libero dai pericoli, voglio solo avere il coraggio per affrontarli”

-Marcel Proust-

Per concludere, questa stessa compassione ci permette di entrare maggiormente in contatto con ciò che nasce dentro di noi, comprendere le nostre necessità, i nostri limiti, e perché no, per tenere sempre a portata di mano questa scatola di strumenti con cui tenere lontano il “cane nero” della depressione – come lo chiamava lo stesso Winston Churchill.

Ciascuno metterà in questa preziosa scatolina di primo soccorso ciò che funziona funziona per lui o lei: la scrittura, lo sport, le passeggiate, la lettura, una chiacchierata con gli amici… Sono strategie da coltivare ogni giorno, abitudini di vita emotivamente positive e curatrici che ci mantengono a galla, che ci salvano e che ci avvicinano a questa versione di noi stessi che più ci piace: persone che tornano a sorridere.