Importanza dei riti funebri nel lutto

Ogni cultura ha i suoi riti funebri. Tali cerimonie, e tutte le loro fasi, possiedono un grande valore, in quanto ci permettono di accettare, a diversi livelli, la perdita subita.
Importanza dei riti funebri nel lutto

Ultimo aggiornamento: 14 marzo, 2021

Potrà sembrare sorprendente, ma i riti funebri non sono una prerogativa dei soli esseri umani, dato che anche alcuni animali hanno i loro. Ovviamente, per quanto riguarda la nostra specie, questi riti assumono un livello di elaborazione e di varietà maggiore. Tuttavia, già questo semplice fatto, suggerisce di per sé l’importanza dei riti funebri.

Le evidenze scientifiche ci dicono che la morte è un fatto assoluto e determinante. Per quanto si tratti di un evento naturale, rimane comunque un mistero. A sua volta, tutto ciò che è misterioso assume, in misura maggiore o minore, una connotazione sacra. Per tale ragione, in tutte le culture e in tutte le epoche, i riti funebri sono sempre esistiti.

Parimenti, la morte apre una porta verso l’infinito. Rappresenta una trasformazione talmente radicale da non riuscire ad accettarla come un evento comune (sebbene sia il più comune degli eventi). Da qui l’importanza dei riti funebri: servono a farci accettare la morte, elaborare i sentimenti che origina e dare atto a un punto di svolta.

“Un uomo può vivere una bella vita, essere rispettabile, essere caritatevole… ma in fin dei conti, il numero delle persone che andranno al suo funerale dipende, per lo più, dal tempo meteorologico.”

– Autore anonimo-

Donna sola.

L’importanza dei riti funebri nel processo del lutto: l’accettazione

I riti funebri rappresentano una parte molto importante del processo di lutto. Sostanzialmente, costituiscono una pausa dalla routine per avviare il processo di accettazione; la parte più difficile e sconvolgente del lutto. Contribuiscono, sia collettivamente che individualmente, ad ammettere l’esistenza di una perdita.

Una parte del processo di accettazione implica l’ultimo contatto con la persona defunta. Nonostante la sua morte, sentiamo il bisogno di entrare in contattato con lei per ringraziarla, riconoscere le sue buone azioni o, in una certa forma, riappacificarci con lei.

Nella sua opera Totem e tabù, Freud afferma che i morti si trasformano spesso in una presenza persecutoria. Il nostro inconscio infantile e alcune credenze religiose o popolari, ci possono indurre a pensare che essi siano passati a una dimensione ignota e abbiano acquisito una sorte di potere sul mondo dei vivi.

Potrebbero “tornare” per “regolare i conti”. Ecco perché, se guardiamo alla morte da questa prospettiva,  sentiamo il bisogno di riappacificarci con loro.

La morte e il fantasma persecutore

In un modo o nell’altro, ogni persona defunta ci perseguita. Che crediamo o no nel mondo spirituale, tutti i nostri morti “ritornano” nelle nostre vite. È facile provare un senso di colpa quando muore una persona; proprio perché è morta e quindi immersa in una sorta di stato di solitudine, una dimensione che ignoriamo totalmente.

Un senso di colpa che deriva anche dall’essere vivi, dall’essergli sopravvissuti. E, ovviamente, anche per quello che “avremmo potuto dirle e non abbia detto”, o per quello che “avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto”. E facile ritrovarsi a fare una lista mentale di tutti gli sbagli fatti nei confronti di quella persona, ai quali non possiamo più rimediare.

Quel senso di colpa è “la persona defunta che ci punta il dito contro”. Che ci perseguita. I riti funebri servono anche a mitigare e a gestire i sentimenti persecutori che ci sovrastano quando muore qualcuno. Ci offrono l’opportunità di iniziare quel processo di riappacificazione con chi se n’è andato e con noi stessi.

Donna che piange.

Il rito e l’espressione

I riti funebri offrono un’ulteriore preziosa opportunità: esprimere il nostro dolore ad alta voce, senza, per questo, essere giudicati. Il funerale gode di una sorta di “permesso” sociale per piangere, per essere tristi e persino per sperimentare un certa perdita di controllo. Al di fuori di questi rituali, questi comportamenti sono spesso visti con sospetto.

Anche il fatto che il dolore venga vissuto collettivamente fornisce un conforto. Sebbene ciascun individuo soffra in modo personale, il dolore espresso nei funerali è di tipo condiviso e ciò risulta consolante. Produce un effetto positivo, soprattutto nella fase iniziale in cui prevale lo sbigottimento e prende forza la tentazione di negare l’evidenza.

La compagnia degli altri offre l’opportunità di esprimere i sentimenti provati per la persona defunta. Parlare di lei, rievocare ricordi, è qualcosa che contribuisce a lenire il dolore. In tal senso, svolge un ruolo terapeutico decisamente efficace in questi casi.

I rituali funebri, da ultimo, sono anche un modo per onorare la memoria del defunto. Un atto di stima, di rispetto e apprezzamento. Può non essere di grande utilità per chi se n’è andato, ma consente ai vivi di manifestare e infondere gesti di affetto. Espressioni postume che lasciano la sensazione di “aver amato” per l’ultima volta. Fatto che di per sé, conferisce un forte significato al rituale di commiato.

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  • Torres, D. (2006). Los rituales funerarios como estrategias simbólicas que regulan las relaciones entre las personas y las culturas. Sapiens, 7(2), 107-118.