Intelligenza e ansia: rapporto di amore-odio

La correlazione tra intelligenza e ansia si presenta più spesso di quanto si pensi. Scoprite con noi i retroscena di questo rapporto.
Intelligenza e ansia: rapporto di amore-odio

Ultimo aggiornamento: 04 marzo, 2021

L’immagine dello studente brillante e dal curriculum impeccabile che, nonostante i doni intellettuali e l’eccezionale capacità accademica, finisce per farsi consumare dall’ansia poco prima di un esame è un classico. Intelligenza e ansia, in questo e in altri esempi, sembrano andare di pari passo.

Questa ipotetica relazione tra alti livelli di intelligenza e ansia è stata studiata ed esaminata spesso e da varie discipline, sia per il suo evidente empirismo che per le sue implicazioni teorico-pratiche.

Uno studio della Lakehead University in Canada ha dato una solida conferma dell’esistenza del legame tra un alto livello di intelligenza – menti brillanti, creative e analitiche – e tendenze ansiose – ansia sociale, aspettative e nervosismo, preoccupazioni eccessive, e non solo -.

Queste correlazioni tra squilibri psicologici ed eccezionali abilità personali hanno avuto un lungo trascorso nell’ambito della scienza. Qualche anno fa, l’esistenza di una relazione tra creatività e predisposizione alle tendenze bipolari ha guadagnato una relativa popolarità tra le discipline che studiano il cervello umano e la mente.

Ragazzo che studia.

Bisogna tuttavia fare attenzione nel considerare la possibilità di relazioni causali di questo tipo. Non è vero che chiunque abbia un alto potenziale creativo o un QI alto porti dentro di sé uno squilibrio o abbia un problema psicologico.

Possiamo dire che la persona che presenta comportamenti e stati interni che talvolta sembrano non essere coerenti con le capacità di una mente dotata spesso costituisce uno stereotipo.

La questione, già di per sé interessante, merita, per le sue implicazioni cliniche, sociali, personali e accademiche, uno studio dettagliato e un chiarimento su che tipo di legame vi sia tra una caratteristica e l’altra.

La scienza alla base del rapporto tra intelligenza e ansia

C’è un detto popolare che dice che l’ignoranza è la chiave della felicità. Ribaltando questo detto, possiamo dire che l’opposto della stupidità – la conoscenza – può diventare sinonimo di infelicità. L’ansia, da parte sua, ha abbastanza potere per infliggere infelicità alle persone.

“Un uomo saggio cercherà più opportunità di quelle che gli vengono presentate.”

-Francis Bacon-

Il fatto che persone con QI alti possano manifestare più facilmente stati ansiosi e persino ansia cronica e generalizzata ha alimentato importanti filoni di ricerca. Lo scopo era quello di determinare perché una persona intelligente si senta spesso frustrata, infelice e finisca per prendere decisioni che vanno contro il suo benessere.

Mentre in campo accademico si possono osservare studenti eccezionali che manifestano una tranquillità ed equilibrio più che auspicabili, in più di un’occasione possiamo osservare anche studenti che nonostante le loro capacità intellettuali:

  • Tendono ad avere un approccio negativo alle cose.
  • Si sentono facilmente frustrati di fronte a cambiamenti imprevisti.
  • Mostrano segni di stress con frequenza e intensità anormalmente elevate.
  • Presentano un notevole peggioramento dei loro risultati accademici.

In questo modo, i comportamenti sopra descritti possono ostacolare il successo accademico e professionale e probabilmente anche quello personale.

Sostanza bianca: implicazioni sull’intelligenza e l’ansia

La sostanza bianca del cervello è responsabile della trasmissione di informazioni bioelettriche tra i neuroni; non vale lo stesso per l’elaborazione delle informazioni cerebrali, che viene attribuita alla materia grigia.

La conduzione degli impulsi nervosi supporta la loro efficienza in velocità e in assenza di perdita di potenziale elettrico, entrambe ottimizzate a livello di sostanza bianca. Si potrebbe dire che la sostanza bianca è responsabile dell’efficienza e dell’agilità dei processi cognitivi e, quindi, dell’intelligenza stessa.

Per approfondire lo studio della relazione tra intelligenza e ansia, gli scienziati responsabili dello studio hanno utilizzato tecniche di neuroimaging – e, in particolare, risonanza magnetica o RM – per dimostrare le cause sottostanti.

I risultati sono stati sorprendenti in quanto, logici e prevedibili quasi nella stessa misura. Infatti, le persone in cui convergevano un alto livello di intelligenza e caratteristiche marcatamente ansiose avevano generalmente una maggiore densità di sostanza bianca.

“Mentre gli sciocchi decidono, gli intelligenti deliberano.”

-Plutarco-

Questa maggiore densità, in termini statistici, potrebbe tenere conto della potenza intellettuale di queste persone e, allo stesso tempo, delle loro tendenze all’ansia cronica e generalizzata, poiché la sostanza bianca è stata collegata al controllo emotivo.

Neuroni del cervello.

Spiegazione evolutiva

Parte della comunità scientifica ritiene che nel corso evolutivo della nostra specie lo sviluppo dell’intelligenza e la predisposizione a provare ansia vadano di pari passo.

Il motivo potrebbe essere che, al fine di migliorare la sopravvivenza della nostra specie, risulti utile ottimizzare l’analisi e l’elaborazione delle informazioni. In questo modo saremo in grado di anticipare i pericoli.

Pertanto, lo sviluppo di una maggiore densità di sostanza bianca favorirebbe quell’intelligenza necessaria per la sopravvivenza. D’altra parte, fornendo al sistema nervoso percorsi di comunicazione e trasmissione delle informazioni più rapidi ed efficienti, gli stati ansiosi apparirebbero più frequentemente.

Queste conclusioni portano anche a una possibile spiegazione teorica del blocco emotivo e comportamentale che provoca un’ansia sproporzionata. Nel momento in cui l’ansia raggiunge livelli troppo alti, si verifica una saturazione delle vie di comunicazione nervosa. Di conseguenza, il potenziale di intelligenza diminuisce fortemente, causando la paralisi della persona.

Come abbiamo visto, avere una mente molto intelligente costituisce per molte persone, nella maggior parte dei casi, una caratteristica desiderabile. Ma c’è sempre un’altra faccia della medaglia. Un alto grado di intelligenza può portare con sé stati di ansia e difficoltà nel controllo emotivo. L’intelligenza è importante, ma essere intelligenti è davvero essenziale?