Intelligenza emotiva: 9 domande

1 febbraio 2018 in Emozioni 389 Condivisi
Donna con in mano nube intelligenza emotiva

Aristotele diceva che chiunque può arrabbiarsi, dato che è una cosa molto semplice. Tuttavia, arrabbiarsi con la persona giusta, nel giusto grado, nel momento opportuno, con il giusto proposito e nel modo corretto è davvero difficile. Risiede tutto nella intelligenza emotiva.

Parliamo dell’adeguata gestione delle nostre emozioni e di molti altri turbamenti da cui spesso veniamo colti.

Tuttavia, sappiamo davvero di cosa stiamo parlando? Con questo articolo, vogliamo chiarire alcuni concetti tipici della intelligenza emotiva e riflettere sull’argomento.

Intelligenza emotiva

1. Cos’è l’intelligenza emotiva?

Essere emotivamente intelligente significa essere motivato per tutto, avere un’autostima alta o un ottimismo eccessivo? La risposta è no. Tuttavia, alla luce della lettura che danno alcune persone di questo concetto, essere emotivamente intelligente significa possedere questo insieme di attributi tanto variopinti.

Si ripete di continuo quanto sia importante aumentare la propria autostima, la propria intelligenza emotiva, la concezione di sé, etc. In fin dei conti, però, sappiamo solo che sono tantissime capacità che dobbiamo acquisire, ma non sappiamo in che modo raggiungerle né come sono relazionate fra loro.

Questo si deve spesso alla poca conoscenza del concetto di intelligenza emotiva; è una capacità (come sostengono Salovey e Mayer) o un insieme di caratteristiche che dobbiamo possedere e sforzarci di sviluppare come sfaccettature della personalità, della motivazione e dell’emozione (come ritiene Goleman)?

Ragazza con cuore consapevole che tutto è possibile

2. Considerare l’intelligenza emotiva come un insieme di caratteristiche

Quest’ultima definizione, che risulta la più diffusa, ha lo svantaggio di “obbligare” la persona a diventare un essere “totalmente emotivo”, che non differenzia le sue capacità emotive dall’empatia, dalla perseveranza, dall’ottimismo, dalla motivazione…

Questa prospettiva permette, dunque, di delineare l’essere umano in modo molto globale: in base a come ci relazioniamo con le nostre emozioni abbiamo una personalità o un’altra? Ci piacerebbe che pensassero questo di noi? Ovviamente no e questo è il primo punto che crea confusione.

È la personalità che abbraccia ampie aree della vita mentale (come l’intelligenza emotiva) e non l’intelligenza emotiva a racchiudere la personalità.
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Se riusciamo a comprendere e a essere critici rispetto a questo punto, scongiureremo il miscuglio o guazzabuglio di consigli e linee guida per essere più intelligenti emotivamente che non sappiamo interiorizzare. In fin dei conti, si tratta di farlo nostro nella sua totalità per ottenere una certa stabilità emotiva.

Per queste e altre ragioni, sembra che sia più auspicabile intendere l’intelligenza emotiva dal punto di vista di Salovey e Mayer, in altre parole:“L’intelligenza emotiva coinvolge l’abilità di percepire, valutare ed esprimere un’emozione; l’abilità di accedere ai sentimenti e/o crearli quando facilitano i pensieri; l’abilità di capire l’emozione e la conoscenza emotiva; l’abilità di regolare le emozioni per promuovere la crescita emotiva e intellettuale”.

Donna in una mano che rappresenta lo stress

3. Perché questo termine si è diffuso tanto negli ultimi anni?

La società si sta svegliando perché ricercatori, formatori e mezzi di comunicazione hanno posto l’enfasi sul concetto di intelligenza emotiva, cosa che ha permesso che arrivasse a tutto il mondo e permeasse in una società tradizionalmente abituata a castigare le emozioni.

Tendiamo a pensare che provare delle emozioni ci renda meno efficaci, forti e capaci quando dobbiamo prendere delle decisioni e percorrere la nostra vita. Ci sentiamo, poiché abbiamo imparato che non esiste la superiorità morale della ragione in relazione alle emozioni. Di fatto, questa scissione è fittizia, poiché non è possibile scindere emozioni, pensieri e sensazioni.

4. Che ruolo giocano le emozioni nella nostra vita quotidiana?

Le emozioni giocano un ruolo essenziale. Non possiamo proprio concepire una vita apatica. Da quando ci alziamo fino a quando andiamo a dormire, le emozioni sono la base di ogni nostro atteggiamento. Se riflettiamo un attimo, ci accorgiamo che neanche i sogni sono privi di emozione, di fatto molte volte riusciamo solo a ricordare le sensazioni che ci hanno provocato.

Si può dire che sentiamo tanto quanto pensiamo e che qualsiasi situazione genera in noi un’emozione. Questo si ripercuote su quello che proiettiamo agli altri, sulle decisioni che prendiamo, sui sentieri che percorriamo…

Bambina con bolla a forma di cuore con dentro un fiore

5. Che errori commettiamo di solito?

Di solito commettiamo l’errore di rifiutare le emozioni negative, poiché sono dolorose o fastidiose. Rifiutarle significa ignorarle e rimproverare gli altri quando le provano. Questo accade in modo molto evidente con un bambino che fa le bizze e spesso diciamo frasi come “non piangere”, “stai esagerando”, trasmettendo così il messaggio che “le persone forti non piangono o non si abbattono”

6. Le emozioni come la tristezza e la rabbia sono sane?

Sì. Questa affermazione può risultare sconcertante, ma dobbiamo renderci conto che le emozioni negative come la tristezza e la rabbia non sono malsane, soprattutto se ci si presentano con una missione precisa.

Reprimere le emozioni non è mai positivo. Ogni emozione ha qualcosa da dirci e, in realtà, non possiamo nasconderla. Per chiarire questo punto, facciamo un esempio molto chiarificatore: una persona allergica alla polvere non potrà mai nascondere la polvere sotto al tappeto credendo che così non le provocherà alcun sintomo.

Non dare importanza alle nostre emozioni e non guardarci dentro non ci permette di scappare da esse. Ogni emozione è presente nel nostro quotidiano per un motivo e non possiamo trascurare ciò che deve dirci.
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Donna con colombe fra i capelli

7. Che conseguenze ha non comprendere le nostre emozioni?

Non estrarre correttamente le informazioni forniteci dal nostro sistema emotivo significa sbagliare nelle nostre decisioni e considerazioni. Non conoscerci, rifiutarci, reprimerci e persino punirci.

Le emozioni sono presenti in ogni momento, per questo quanto più adeguate saranno le nostre strategie, tanto più attivi e risolutivi saremo. Il nostro benessere generale dipende dalla nostra salute psicologica e fisica.

8. Che ruolo giocano le emozioni in ambito lavorativo?

Il mondo del lavoro sta cambiando. Non veniamo giudicati solo in base a quanto siamo intelligenti a livello accademico o sulla base della nostra formazione ed esperienza, ma anche per come ci relazioniamo con noi stessi e con gli altri. In altre parole dell’uso che facciamo della intelligenza emotiva.

Dal modo in cui gestiamo le nostre emozioni e quelle altrui dipende, in gran parte, il nostro rendimento. È ciò che Goleman, padre divulgatore dell’intelligenza emotiva, identifica con le competenze emotive. Poiché determina la flessibilità e l’adattamento al posto di lavoro, essere emotivamente intelligenti garantisce maggior successo rispetto all’abilità tradizionalmente definita come “intelligenza”.

Il prezzo dell’incompetenza emotiva è altissimo per l’impresa, per il lavoratore e per la società poiché, se vogliamo che la vita funzioni, non possiamo trascurare questa realtà.
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Scarpe attaccate che simboleggiano il potere di gestire le emozioni

9. Quali aspetti restano irrisolti in relazione a questo tema?

Abbiamo ancora molto da imparare, ad esempio che i nostri bambini, adolescenti e giovani devono ricevere un’educazione emotiva di qualità da parte della scuola. Affinché avvenga una vera e propria rivoluzione, anche noi adulti dobbiamo prestarci a imparare di nuovo la comprensione e la gestione delle nostre emozioni. Di conseguenza è molto importante parlare dell’universo emotivo nei mezzi di comunicazione, negli annunci pubblicitari, ecc.

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