Interpretare i silenzi: un'arte poco conosciuta

27 ottobre, 2020
Per interpretare adeguatamente i silenzi, è importante concentrarci più sulla logica della persona che abbiamo davanti che sulle nostre paure e fantasie. Il silenzio ci comunica sempre qualcosa, ma in situazioni di conflitto è preferibile parlare.

Interpretare i silenzi non è facile. Non sempre hanno un significato e, quando ce l’hanno, trovarlo richiede sicurezza e conoscenza dell’altro. Ecco perché si tratta di una vera arte che mette alla prova le nostre insicurezze, le nostre inibizioni e i nostri desideri espliciti o impliciti.

Partiamo dal fatto che non sempre si può dire tutto; è difficile trasmettere a parole alcune emozioni ed esperienze personali. Non si trova il modo di esprimerle, dunque il silenzio diventa una sorta di comunicazione piena di contenuti.

In questo articolo non analizzeremo i silenzi che indicano la semplice incapacità di comunicare quello che si prova. Parleremo, invece, dei silenzi deliberati, ovvero quando una persona vorrebbe delle risposte da un’altra, ma non le ottiene.

Interpretare i silenzi di chi non vuole parlare diventa tutt’altra storia. In questi casi il silenzio è una forma di comunicazione che non usa le parole. Il vero problema è: cosa dire?

“Il silenzio è il rumore più forte, forse il più forte dei rumori.”

-Miles Davis-

Interpretare i silenzi di chi non vuole parlare

Prima di tutto bisogna considerare che i silenzi generano una situazione che potremmo definire asimmetrica. Da un lato, c’è qualcuno che vuole che l’altra persona si esprima, che dia delle risposte, che dica qualcosa. Dall’altro, c’è qualcuno che tace e ha la facoltà di rispondere o meno a quell’esigenza di sapere. Ciò, ovviamente, dà alla persona che non risponde un potere sull’altra.

Rimanere in silenzio è positivo quando tacere è un modo per prendersi un momento per riflettere o quando, per esempio, si cerca di evitare una situazione imbarazzante. Non lo è, invece, se ha lo scopo di ignorare i bisogni dell’altro e di sfruttare il potere dato dal silenzio per nascondere qualcosa.

Per chi desidera comunicare non è facile interpretare i silenzi. In questi casi è più facile che emergano paure, insicurezze e desideri insoddisfatti. Chi teme di essere respinto, ad esempio, potrebbe interpretare il silenzio come un segno di rifiuto.

Oppure, chi vuole essere amato, potrebbe pensare che il silenzio nasconda uno strano modo di ricambiare il suo affetto. È facile illudersi quando una persona tace e non comunica quello che prova.

Donna pensierosa e preoccupata.

Il silenzio come espressione di confusione

Spesso il silenzio esprime solo confusione. Si chiedono a una persona delle risposte che in quel momento non ha. Questi non sa come rispondere, quindi non usa le parole per paura di trasmettere un messaggio forviante.

In questo caso prevalgono l’insicurezza e il dubbio. Non è raro che questo comportamento risponda all’esigenza di non “metterci la faccia”, di non rispondere agli atti compiuti. In chi resta in silenzio emergono dualità che impediscono di elaborare un messaggio coerente.

Interpretare i silenzi come rifiuto

Alcuni silenzi hanno lo scopo di comunicare un rifiuto. Tacere in questi casi indica il mancato desiderio di comunicare. Non si risponde alle domande perché non si ha interesse a intrattenere una conversazione.

Questi silenzi sono frequenti quando una persona desidera avere una relazione con un’altra, ma quest’ultima non è  interessata. In questo caso il silenzio è un modo per interrompere i contatti ed evitare che vengano chiesti appuntamenti indesiderati. Si usa il silenzio anche quando una persona non può soddisfare le richieste di un’altra.

Donna che non vuole dare delle risposte al compagno.

Dire e non dire

Interpretare i silenzi diventa un’arma a doppio taglio quando lasciamo che i silenzi si popolano di fantasmi. In questi casi c’è bisogno di empatia. Bisogna provare a capire l’altro dal suo punto punto di vista, mettersi al suo posto e capire cosa vuole esprimere quando tace. Non avremo mai una risposta esatta, ma possiamo farci un’idea generale.

È importante tenere a mente che ognuno ha il diritto di parlare o rimanere in silenzio se lo desidera. Parlare, tuttavia, è salutare, soprattutto nelle situazioni conflittuali.

Di fronte a situazioni problematiche, è opportuno cercare e trovare le parole che possano esprimere al meglio ciò che pensiamo e proviamo. Bisogna prendere una posizione, la più chiara possibile, e comunicarla. Infine, se non abbiamo una risposta, la cosa migliore che possiamo fare è dirlo.

  • Noelle-Neumann, E. (1995). La espiral del silencio. Barcelona: Paidós.