Joseph E. Stiglitz: una delle persone più influenti del XXI secolo

· 26 giugno 2018

Joseph E. Stiglitz è un economista nato in Indiana, Stati Uniti, nel 1943. Nel 2001 ha vinto il premio Nobel per l’economia in seguito al suo ampio lavoro di critica alla globalizzazione. Le sue tesi indicano chiaramente i grandi cambiamenti e le grandi carenze che questo processo ha generato sulla qualità della vita.

Nel 2008 Joseph E. Stiglitz è stato l’economista più citato del pianeta. Questo ci dà un’idea dell’importanza delle sue tesi. Di fatto, stiamo parlando di uno degli intellettuali più influenti del XXI secolo.

Uno degli aspetti più interessanti della teoria di Joseph E. Stiglitz è che integra un dato fondamentale: il modello globalizzante ha generato maggiore disuguaglianza e disagio. La qualità della vita, in media e a livello globale, è diminuita. Eppure molti non percepiscono la realtà in questo modo ed è questo il motivo per cui Stiglitz ha anche sottolineato alcuni elementi psicologici che supportano tale modello attuale. Ci concentriamo su quest’ultimo aspetto.

“Il modello del feroce individualismo combinato con il fondamentalismo del mercato ha alterato non solo il modo in cui le persone vedono sé stesse e le loro preferenze, ma anche il loro rapporto con gli altri. In un mondo di feroce individualismo, c’è poco bisogno di comunità e nessuno di fiducia. Il governo è una seccatura, è il problema, non la soluzione.”

-Joseph E. Stiglitz-

Joseph E. Stiglitz e l’economia comportamentale

L’economia comportamentale, o economia del comportamento, è una nuova branca della psicologia che si applica alle questioni economiche. Parte dall’idea che, per quanto il comportamento degli esseri umani possa essere irrazionale, in molti casi è prevedibile. Questa è la base che permette di creare meccanismi economici per condizionarlo.

Le osservazioni di economia comportamentale stabiliscono che la nostra mente è continuamente popolata da pregiudizi ed errori di percezione. Tra questi vi è il framing, ovvero il contesto. L’essere umano tende a interpretare le realtà secondo il contesto in cui si trova o che valuta.

Lo spieghiamo con un vecchio esperimento: alla vittima di un crimine viene chiesto di riconoscere il suo aggressore presso una stazione di polizia. Lo indica diverse volte sebbene nessuna delle persone che gli stanno davanti sia davvero il criminale.

Joseph E. Stiglitz dichiara che gran parte dell’attuale dibattito politico è definito dal framing. I settori del potere si concentrano su determinati punti, a partire dai quali si interpretato tutto il resto. Un esempio di ciò è la lotta contro il terrorismo. Alcuni centri di potere definiscono cos’è il terrorismo e gli autori dello stesso. Il pubblico spesso non è in grado di vedere che ci sono altri attori che si comportano in modi simili e che potrebbero essere definiti anch’essi “terroristi”.

Cervello che esce da un cilindro

La malleabilità delle convinzioni

Un altro aspetto a cui fa riferimento Joseph E. Stiglitz è la fragilità delle convinzioni. Queste, infatti, sono altamente influenzabili e modificabili. Stiglitz porta come esempi diversi esperimenti in cui questo fatto diventa palpabile. Ad esempio, indica che le persone cambiano le loro risposte a seconda di come viene posta la domanda, tendendo a scegliere la risposta più appropriata, non quella più corretta o in linea con le loro presunte convinzioni.

Persona con delle frecce che rappresenta la scelta di un cammino

Un altro dato ci permette di capire che le persone elaborano le informazioni in modo diverso se sono coerenti con le loro convinzioni previe, poiché vengono considerate più rilevanti. Quando invece contraddicono o mettono in discussione le loro precedenti “certezze”, tendono a ignorarle. Questa distorsione è nota come “bias di conferma“.

Da quanto appena esposto, emerge quello che Joseph E. Stiglitz chiama “finzioni sull’equilibrio”, una convinzione secondo cui non c’è disuguaglianza oggettiva. A questo proposito, un sondaggio ha rilevato che fino al 42% degli americani non crede che la diseguaglianza sia aumentata a livello globale.

Un mondo condizionato

Joseph E. Stiglitz ribadisce che il compito principale del marketing e della pubblicità è condizionare le percezioni. Il loro scopo è di modellare il modo in cui ogni essere umano vede il mondo e la realtà che lo circonda. In alcuni casi questo condizionamento è individuale, ma in molti altri diventa un fenomeno collettivo. Stiglitz sottolinea che questo modo di percepire il mondo, a sua volta, plasma la realtà rendendola in un modo e non in un altro.

Clessidra e soldi, tempo e denaro

Le percezioni della gente cambiano il mercato, l’economia. Se per esempio si diffonde la convinzione che lo stato sia un ostacolo per le imprese, è possibile che lo stato finisca per essere gestito da qualcuno che la pensa così. Quella figura agirà di conseguenza determinando il corso di tutto. Indipendentemente dalla veridicità o meno del principio da cui è partito tutto.

L’economia coinvolge e tocca tutti, che lo si voglia o no. E anche la politica. Quanto più conosciamo la loro logica, tanto più autonomi saremo di fronte a esse.