La comunicazione dei neonati con gli adulti

29 Maggio 2019
La comunicazione dei neonati con gli adulti non è, chiaramente, fatta di dialoghi, bensì di protoconversazioni.

L’idea più diffusa riguardo alla comunicazione dei neonati con gli adulti è che i bebè non possano comunicare prima di compiere un anno. Qualsiasi tentativo di comunicazione sarebbe dunque inesistente per i primi 12 mesi di vita. Tuttavia, nuovi studi hanno dimostrato che forse esistono dei tentativi e che si nasce con una capacità innata per farlo. Questo dono è denominato intersoggettività.

La comunicazione dei neonati con gli adulti non è, chiaramente, fatta di dialoghi, bensì di protoconversazioni. Le interazioni dei bebè e dei genitori possono ritenersi conversazioni quando non si limitano a semplici riflessi istintivi, ovvero quando la partecipazione del neonato è attiva. Il piccolo riconosce le esperienze e reagisce. Inoltre, ha un qualche grado di consapevolezza dell’esperienza che sta condividendo.

La (non) comunicazione dei neonati

Una parte della comunità scientifica che studia la comunicazione dei bebè non ritiene che esista alcuna intersoggettività tra i 9 e i 12 mesi. Sul versante opposto, c’è chi sostiene che i bambini abbiano una capacità innata per le interazioni intersoggettive. Più difficile è invece stabilire se tali interazioni tra neonati e adulti servano o meno per comunicare e connettere esperienze soggettive.

Quelli che negano l’intersoggettività dei bebè ritengono che per loro sia impossibile comunicare finché non comprendono che le altre persone possono provare delle esperienze. Questo accade intorno ai 9 mesi di vita, mentre verso i 14 iniziano a usare gesti protodichiarativi: il neonato segnala un oggetto e, seguendo lo sguardo, riconosce che l’adulto condivide l’attenzione verso l’oggetto segnalato. L’uso dei protodichiarativi prova il fatto che a quest’età i neonati sono capaci di infierire l’intenzionalità di altre persone. Ma come provarlo prima che vengano usati i protodichiarativi?

Mamma e neonato

I neonati comunicano

Come abbiamo visto, alcuni studiosi ritengono che esista un’intersoggettività, intesa come la capacità innata che permette ai bebè di comunicare le loro esperienze soggettive fin dalle prime settimane di vita.

Per arrivare a questa affermazione, sottolineano che i neonati non hanno bisogno di elaborazioni cognitive o simboliche per comunicare, avvalendosi bensì soltanto delle emozioni e dell’intenzione di farlo. In questo modo, mettono in atto uno scambio di esperienze con i genitori.

Sebbene da un punto di vista teorico l’intersoggettività possa sembrare logica, la scienza richiede che venga provata in termini sperimentali. La questione consiste nel dimostrare che gli scambi di espressioni, le emozioni, i gesti, le vocalizzazioni o i versi dei neonati possano essere considerati come tentativi di comunicazione. Per provarlo, uno studio ha analizzato fotogramma per fotogramma le variazioni nelle espressioni di bambini tra i 2 e i 6 mesi e quelle dei loro genitori.

Famiglia

Cosa è emerso sulla comunicazione dei neonati con i genitori?

Ne è emerso che le espressioni facciali coincidono ed esiste sintonia nell’intensità emotiva dei neonati e dei loro genitori. Inoltre, si è visto come i bebè non soltanto rispondono alle azioni della madre, ma provocano anche le sue risposte.

A quanto pare, sono in grado di partecipare a uno scambio comunicativo seguendo dei turni, proprio come in una vera conversazione. D’altra parte, alcuni esperimenti hanno provato che quando un adulto interagisce con un bebè e d’improvviso si interrompe, il neonato resta in attesa della reazione dell’adulto. Se la reazione non avviene, il neonato inizia a irritarsi e a reclamare una risposta.

I risultati ottenuti sono consistenti con la possibilità che le protoconversazioni vengano considerate in tutto e per tutto comunicazioni. Si tratterebbe dei primi dialoghi che coinvolgono bambini così piccoli.

Secondo quanto visto, i neonati percepiscono l’attenzione dell’adulto quando questi li guarda, ma anche la motivazione emotiva nei suoi gesti. In altre parole, sentono la sua intenzione di comunicare e rispondono di conseguenza. La comunicazione dei neonati sarebbe dunque innata.