La depressione e la sofferenza messe a tacere

· 14 giugno 2015

Le persone che hanno sofferto di depressione o che stanno tentando di superarla sapranno di sicuro a che cosa ci riferiamo se diciamo che questo problema viene taciuto. Per spiegarci meglio, vi riportiamo un esempio. Qualcuno vi chiede perché avete preso alcuni giorni di permesso dal lavoro o magari è curioso di sapere come mai sembriate più avviliti, magri e apatici.

Quando pronunciate la parola “depressione”, molti non sanno come reagire, perché non è sufficiente un “passerà tutto” o un “vedrai come starai bene con queste medicine”. Il processo è più complesso, più profondo e più meticoloso. A volte risulta più facile dire che si ha l’influenza, più facile da accettare e da comprendere, piuttosto che la depressione.

Non è facile nemmeno condividerlo con i figli o con il partner, per questo a volte si finisce per mettere a tacere il dolore, così da ingoiarlo un po’ di più e da nasconderlo alla vista degli altri che continuano a non capire o accettare questo fenomeno. C’è chi dice che la depressione sia una forma moderna di lebbra; forse sembra esagerato, ma visto che viene taciuta in molti ambiti, incluso quello familiare, inizieremo a credere che forse è così.

La depressione: il male moderno

È curiosa la capacità dell’essere umano di distruggere se stesso senza muovere neanche un dito. Di solito si dice che la depressione è il male moderno per eccellenza, che le persone attualmente sono incapaci di gestire le proprie emozioni, lo stress, i fallimenti, la tristezza o le perdite.

Malgrado i milioni di libri sull’aiuto personale pubblicati ogni anno, niente di tutto ciò sembra dare una risposta adeguata a tutti i nostri bisogni. Le case farmaceutiche, nel frattempo, si arricchiscono di fronte all’aumento di antidepressivi o ansiolitici che vengono prescritti sempre di più dai medici di base o dagli psichiatri. È una specie di circolo karmico in cui ogni cosa porta all’altra e in cui non sembra esserci via di uscita.

La depressione è quel male moderno così conosciuto, ma a sua volta poco rispettato, a volte persino messo a tacere. Non è facile da accettare all’interno del nucleo familiare, né sul posto di lavoro. Per quanto tempo bisogna prendersi dei giorni di permesso per malattia? Si può forse calcolare quanto tempo ci vorrà a superare la depressione?

Talvolta la cosa più facile è proprio tacere la sofferenza e obbligarsi a condurre una vita “normale”: non lasciare il lavoro, a casa dire che si sta bene, che le cose vanno meglio e assumere medicinali con cui rendere più leggero il problema e ingannare il cervello, se possibile.

sofferenza

La depressione non è un crimine, non bisogna nasconderla

Non si tratta di esprimere la rabbia o lo sconforto a chiunque vi stia di fronte. Si tratta solo di non nascondere la sofferenza come se fosse un crimine, qualcosa di cui vergognarsi di fronte agli altri. La depressione non si cura da un giorno all’altro, né ci sono strategie infallibili che vadano bene per tutti allo stesso modo.

Ogni persona è un mondo a sé, nessuna depressione è simile a un’altra e dovete sempre essere voi che, con la volontà sufficiente, riuscite a uscirne. A volte è vero che è necessario un trattamento farmacologico e anche uno terapeutico, e che è indispensabile il sostegno della società. È proprio a questo punto che ci si trova di fronte a uno scoglio.

La sofferenza taciuta è il peggior nemico in questi casi. Non bisogna evitarla, non bisogna scapparne e ancora meno bisogna sotterrarla come se non esistesse. La sofferenza esiste così come esiste una ferita quando ci si fa male, rispecchia il dolore e come tale dovete curarvi. In che modo?

Non c’è una risposta magica, non c’è un trattamento efficace per tutti. Siete voi a dover essere le vostre guide in questo sentiero di recupero in cui vedere, riconoscere e accettarvi per come siete, includendo la sofferenza, perché la vita non è sempre perfetta.

Come altre malattie, la depressione va affrontata con cuore, testa, forza e sostegno degli altri. Senza metterla a tacere.