La dipendenza al cinema: 11 film

I film ci trasportano e ci presentano storie che potrebbero essere le nostre. Quando l'argomento principale della trama è la dipendenza, la pellicola aiuta a capirne la natura e la capacità distruttiva.
La dipendenza al cinema: 11 film

Ultimo aggiornamento: 15 novembre, 2021

La trasposizione delle dipendenze sul grande schermo è una sfida. Tuttavia, la dipendenza al cinema è spesso affrontata in modo sincero; mostra fino a che punto ci si possa spingere pur di soddisfare la propria voglia, distruggendo vita, rapporti sociali e abilità cognitive.

La dipendenza sequestra il cervello e lo modifica, induce l’individuo ad adottare condotte che ruotano intorno a essa, che diventa la cosa più importante. In essa si investono tempo, denaro ed energie.

Non è facile trasporre sul grande schermo una dimensione così intensa e intima, vedere riflessi i comportamenti tipici.

I film sulla dipendenza che stiamo per analizzare permettono al pubblico di entrare in sintonia con il personaggio e capirlo. Abbiamo selezionato undici titoli che vanno oltre la morbosità per rappresentare un argomento ostico.

La dipendenza al cinema: 11 titoli

Non si dipende solo da una sostanza, le nuove forme di dipendenza comportamentale spalancano le porte a nuove prospettive.

Dobbiamo preoccuparsi quando ci approcciamo ad elementi quali alcol, sesso e lavoro in modo da permettere essi di salire in cima alle nostre priorità, spingendoci a mettere da parte aspetti che prima occupavano quel posto.

Nel seguente spazio proponiamo undici film che mettono in scena il processo di isolamento e autodistruzione delle dipendenze.

Gia – Una donna oltre ogni limite (1998)

Gia – Una donna oltre ogni limite è un film autobiografico prodotto nel 1998 per il piccolo schermo dalla HBO. Racconta la tragedia della prima top model statunitense: Gia Marie Carangi.

Nata a Philadelphia, Gia arriva a New York piena di aspettative in merito alla carriera di modella e con gli occhi che le brillano. Il film ha per interprete protagonista Angelina Jolie, mentre Mila Kunis ha interpretato il ruolo di Gia all’età di 11 anni.

Con l’aiuto di un agente, Wilhelmina Cooper, Gia scala nel giro di poco tempo i piani alti dell’industria della moda. Il film mostra in dettaglio le situazioni che si presentano nel corso del suo cammino verso il successo: solitudine, assenza di amicizie, depressione.

Mostra, inoltre, il modo in cui Gia prova a superare la sua dipendenza dalla cocaina passando al metadone, che a sua volta diventa una dipendenza.

La sua dipendenza è così tanto radicata che in un primo momento Gia la preferisce alla compagnia della sua compagna, Linda.

La dipendenza al cinema: Fuori dal tunnel (1988)

Fuori dal tunnel è un film del 1988 che ripercorre la vita di Daryl, un venditore astuto e dipendente dalla cocaina. Dopo essersi risvegliato a fianco di una ragazza in overdose e aver scoperto che aveva sottratto denaro alla sua azienda, Daryl entra in un centro di riabilitazione per fuggire alla legge.

Durante il suo percorso di riabilitazione entra in contatto con Craig, un consulente per la riabilitazione da droghe, difficile ma empatico. Con sforzi non indifferenti, Craig mette Daryl di fronte alla realtà della sua dipendenza e si rende conto di quanto caotica sia la sua vita.

La filosofia presentata dal film dietro l’accettazione di un problema di abuso di sostanze stupefacenti è la seguente: “il modo migliore per rompere con le vecchie abitudini è crearne nuove”.

Visto che l’onestà è una delle nuove abitudini che Daryl vuole fare proprie, ecco che finisce per confessare tutti i suoi crimini.

Ritorno dal nulla (1995)

Jim Carroll è un giocatore di pallacanestro del liceo e vive una vita felice con i suoi amici. Quando il suo migliore amico, Bobby, muore di leucemia, Jim ricorre all’eroina per superare il dolore. Buttato fuori di casa quanto la madre scopre la sua vicinanza alle droghe, Jim si dedica con i suoi amici a piccoli crimini per finanziare la sua dipendenza.

Ritorno dal nulla analizza il fenomeno delle dipendenze nella vita di un adolescente. Descrive in dettaglio le esperienze che spingono una giovane promessa dello sport a fare uso di droghe e stupefacenti.

Anche se mostra che la dipendenza dalle droghe può creare situazioni che possono indurre all’arresto di una persona, è anche un film che mostra come il carcere può anche rappresentare il punto di partenza per un vita davvero diversa.

La dipendenza al cinema: A star is born (2018)

Un uragano di emozioni per chiunque abbia avuto a che fare con le malattie mentali e con la lotta alle dipendenze: un film che non dà una chiave di lettura falsa. A star is born ha ricevuto 8 nomination, vincendo un Oscar per la miglior canzone, Shallow.

Il film segue la relazione di un famoso musicista di nome Jackson (Bradley Cooper) e di un’aspirante cantante di nome Ally (Lady Gaga).

Jackson scopre Ally e se ne innamora, mentre continua a lottare contro la sua grave dipendenza dall’alcol e dai farmaci. Se da un lato la carriera di Ally spicca il volo, dall’altro c’è Jackson, che lotta contro i suoi demoni.

“A star is born” parla della lotta per tenere in piedi una relazione condizionata dalle dipendenze.

I giorni del vino e delle rose (1962)

Uno dei classici più realisti sul tema delle dipendenze, scritto da JP Miller e diretto da Blake Edwards, regista di Colazione da Tiffany.

Questo dramma è interpretato dall’attore protagonista Jack Lemmon, nel ruolo di un alcolista problematico che costringe la sua compagna (Lee Remick) a rimanere incastrata nello stile di vita da lui scelto. Nel 2018 I giorni del vino e delle Rose è stato selezionato per entrare negli archivi del Registro Nazionale del Cinema.

Il film racconta le vicende di un alcolista che conosce una donna astemia e se ne innamora. Proprio lui la introduce al mondo delle bevute sociali e sebbene in un primo momento si mostri reticente, anche lei inizia a godersi i piaceri dello stato di ebrezza.

Si sposano e lui incoraggia la sua dipendenza dall’alcol per poter condividere con lei il suo attaccamento alla bottiglia.

La dipendenza al cinema: Drugstore cowboy (1989)

Questo straziante secondo lungometraggio di Gus Van Sant si basa sul romanzo autobiografico di James Fogle e narra le vicende di un gruppo di tossicodipendenti del nordest del Pacifico.

Bob Hughes (Matt Dillon) è il leader di una “famiglia” di tossicodipendenti formato da sua moglie Dianne (Kelly Lynch) e da un altro partner.

I tre nutrono la propria dipendenza derubando farmacie mentre viaggiano per il Paese. Quando uno dei membri del gruppo si trova faccia a faccia con una disgrazia, Bob decide che è il momento di lasciare quel gruppo disfunzionale e voltare pagina.

Allontanarsi dal suo passato di tossicodipendente si rivela più difficile del previsto, soprattutto quando Bob viene braccato da un vecchio conoscente che prova a comprare droga a qualunque costo.

Il film di Van Sant ha ben poco di confortevole: è caratterizzato da uno sguardo fretto, contemplativo e a tratti comico della cultura statunitense nei confronti delle droghe.

Quando un uomo ama una donna (1994)

Non capita spesso di trovare un film sulle dipendenze in cui la donna sia la tossicodipendente, forse per lo stigma sociale attribuito a una donna alcolista.

Il film offre una delle migliori interpretazioni di Meg Ryan, nei panni di una moglie e madre con un problema con l’alcol che la porta alla riabilitazione. Con Andy García come co-protagonista, il film analizza l’alcolismo come malattia familiare.

Alice Green (Meg Ryan) è moglie e madre di due figli, ma è anche un’alcolista. Michael (Andy García), marito di Alice, è comprensivo e non dà troppa importanza al problema.

Quando la sua dipendenza mette in pericolo l’incolumità delle figlie, Alice decide di chiedere aiuto rivolgendosi a una centro di recupero.

Rientrata a casa, il suo percorso di guarigione e i suoi rapporti sociali dovranno superare un test. Per la sua interpretazione, Meg Ryan ha ricevuto una nomination SAG come Migliore Attrice.

La dipendenza al cinema: Via da Las Vegas (1995)

Via da Las Vegas mette in scena il tremendo cammino verso l’autodistruzione. Un ex regista che ha perso la sua famiglia, il suo lavoro e gli amici a causa di una dipendenza dall’alcol e che ha deciso di lasciarsi morire tra le braccia dell’alcol.

Questo film ha fatto guadagnare l’Oscar a Nicolas Cage, che interpreta i tratti fisici e psicologici della dipendenza, con una ferrea onestà.

La sua relazione inaspettata con una prostituta in lotta con i propri traumi è una dimostrazione sia dei limiti profondi che ha fissato il suo alcolismo che della capacità di continuare a creare legami significativi con qualcuno.

Deprimente, commuovente e a tratti pervaso da un umorismo nero, il film si basa sul romanzo semi-autobiografico di John O’Brien, che ha affrontato in prima persona l’alcolismo e che si è suicidato poco dopo l’inizio delle riprese.

La dipendenza al cinema: Requiem for a dream (2000)

Per il suo ruolo in questo dramma diretto da Darren Aronofsky, Ellen Burstyn è stata candidata all’Oscar. Il film parla di quattro abitanti che risiedono a Coney Island e che soccombono all’orrore della tossicodipendenza.

Probabilmente la rappresentazione della tossicodipendenza in Requiem for a Dream rimarrà nella vostra mente a distanza di tempo dalla visione.

Il film racconta la vita di quattro persone che attraversano diverse fasi della dipendenza da droghe, concentrandosi sulle conseguenze più nocive.

Tra queste vengono messe in scena senza censura la perdita del senso della realtà, l’ossessione per l’acquisto della droga,  l’isolamento e la disperazione.

Shame (2011)

È il turno di uno dei pochi film che affrontano la dipendenza dal sesso. Shame è la storia di Brandon, un uomo d’affari newyorkese (interpretato da Michael Fassbender) che è un consumatore di materiale pornografico e che ingaggia prostitute.

L’arrivo inaspettato di sua sorella in casa sua, anche lei sofferente (ma in modo diverso), rivela un trauma familiare profondo che sta alla base della dipendenza, anche se il film non lo affronta mai esplicitamente.

Gli incontri sessuali del protagonista sono spesso difficili da guardare; sono privi di intimità o di sensualità, mettono in mostra la disconnessione che brama e che prova. 

La vergogna che prova mostra chiaramente che nonostante la vicinanza fisica del contatto sessuale, la dipendenza dal sesso -come tutte le forme di dipendenza- è una condizione che induce alla profonda solitudine.

Candy (2006)

Joker ed Ennis Del Mar non sono stati gli unici grandi personaggi interpretati da Heath Ledger nella sua vita, drammaticamente breve. All’apice del successo, la stella australiana aveva fatto ritorno in patria per interpretare il protagonista di un film locale e indipendente: Candy.

Candy è una dei migliori film sui rapporti di dipendenza e di co-dipendenza. In effetti, è difficile e devastante assistere a una coppia che finisce per aiutarsi l’un l’altro e per lasciarsi logorare dalla schiavitù delle droghe.

Ledger e Abbie Cornish interpretano alla perfezione la bellezza delle gioventù devastata dai vizi. Non è un film facile da guardare, ma il risultato agrodolce e al tempo stesso carico di speranza offre una luce intensa alla fine del tunnel.

La dipendenza al cinema: Trainspotting (1996)

Forse uno dei film principali tra quelli che trattano il tema delle dipendenze. La perfetta rappresentazione di cosa significhi davvero essere dipendenti dall’eroina.

Questo gioiello degli anni novante mantiene un equilibrio quasi perfetto tra promozione delle droghe (dopotutto, sono pur sempre uno sballo!) e la decadenza estrema (neonati morti durante una crisi d’astinenza).

Elencare le scene memorabili di Trainspotting significa praticamente scrivere una trama per intero. La creatività è illimitata, la colonna sonora è un simbolo che funge da combustibile (Iggy Pop, Lou Reed, Underworld, per fare qualche esempio) non fa altro che farne ancor più una leggenda.

Danny Boyle è entrato direttamente a far parte dell’elite del cinema grazie a questo film e ne ha avuto tutte le ragione. Con l’aiuto del regista John Hodge e il romanzo di Irvine Welsh, Boyle è riuscito a fare un perfetto ritratto del culto per la droga di un’intera generazione, concentrandosi su alcuni tratti di Edimburgo vista dallo sguardo di Ewan McGregor.

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