La donna che visse due volte, psicologia al cinema

"La donna che visse due volte" è uno dei migliori film che il cinema abbia prodotto. Un film in cui i dialoghi passano in secondo piano rispetto alle immagini e al simbolismo. Tutto è perfettamente calibrato: musica, spazi, etc. Scoprite alcune curiosità del "miglior film di tutti i tempi".
La donna che visse due volte, psicologia al cinema

Ultimo aggiornamento: 27 febbraio, 2021

Riunire in un solo articolo l’intero simbolismo de La donna che visse due volte (Vertigo) di Alfred Hitchcock è quasi impossibile. Tanti elementi sono degni di analisi, dai movimenti della cinepresa fino ai costumi. Nulla è lasciato al caso.

Non per niente Hitchcock si è meritato il soprannome di “maestro del brivido”, e La donna che visse due volte quello di miglior film di tutti i tempi. O almeno questo è il parere dei critici della prestigiosa rivista cinematografica britannica Sight & Sound.

fino a tempi relativamente recenti, il primo posto sul podio era occupato da Quarto Potere (Orson Welles, 1941). Ma Sight & Sound ha deciso di rivedere la classifica e di far scalare sulla vetta il  capolavoro di Hitchcock.

La donna che visse due volte ha tutte le carte per essere un grande film, capace di conquistare sia il pubblico sia la critica. Il suo successo, tuttavia, non è stato immediato; il film è stato rivalutato prima di essere considerato una pellicola senza tempo.

Nel 2018, questo gioiello del cinema ha compiuto 50 anni, ma è ancora impeccabile ed efficace come quando è uscito nelle sale cinematografiche. Una sapiente miscela di passione, tragedia greca, psicologica, colori e forme.

Basato sul romanzo Sueurs froides. D’entre les morts di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, La donna che visse due volte è un film ad alta tensione, dall’inizio alla fine, grazie a una potente capacità di suspense.

La donna che visse due volte e il gioco psicologico

Hitchcock adorava giocare con la nostra mente e attinse a piene mani dalla psicoanalisi. La sua narrazione è psicologia pura, vettori che si muovono su questo piano con grande efficacia per sorprendere meglio lo spettatore.

Lo stesso regista affermò che il segreto della suspense sta nel porgere le informazioni allo spettatore, al contrario di quanto si fa di solito.

Una formula alternativa sarebbe giocare con l’intrigo fino alla fine, ma diventa particolarmente difficile mantenere il mistero, con il rischio che l’attenzione si perda. Introdurre a sorpresa un’informazione privilegiata è uno stimolo per lo spettatore, una strategia che aiuta a tenere desta l’attenzione e la curiosità.

In questo film, il mistero è palpabile fin dall’inizio, portato in scena dal misterioso personaggio di Madeleine. Nella prima metà del film crediamo di aver visto un fantasma, un caso di possessione o una specie di manifestazione paranormale. Come risvegliato da un sogno di cui si sono persi i dettagli, lo spettatore è portato a cercare una spiegazione logica. È una delle sfide mentali che il film ci lancia.

John Ferguson è vittima di un’infatuazione ossessiva per Madeleine, ossessione che lo porterà alla follia e alla tragedia. Questa tensione viene mantenuta nella prima parte del film, in cui Hitchcock lascia già alcuni indizi che ci fanno pensare che la misteriosa Madeleine nasconda qualcos’altro. Presto conosceremo Judy e qui entra in gioco il tema del doppio, già affrontato dalla letteratura e dalla psicoanalisi.

Abbiamo intuito che dietro la trama si nasconde qualcosa di sinistro e oscuro e senza aspettare troppo a lungo, il mistero viene svelato: Judy e Madeleine sono la stessa donna.

Un gioco a carte scoperte

Hitchcock svela le sue carte a metà della trama e contrariamente a quanto potrebbe sembrare, la tensione aumenta. Quale sarà l’epilogo? Cosa deciderà di fare Johnny quando scoprirà quello che noi già sappiamo? Potere della suspense.

Scale viste dall'alto scena del film.

Il pubblico è del tutto partecipe della trama. Conosce gli elementi che possono cambiare tutto e vuole arrivare fino alla fine della storia. Il gioco di specchi e apparenze, sottolineato a più riprese dal profilo di Madeleine/Judy, aumenta la tensione. John viene travolto da un romanticismo al limite tra necrofilia e voyeurismo. La sensazione di trovarci di fronte a qualcosa di paranormale aumenta.

John, il protagonista, si delinea fin dall’inizio del film come un personaggio problematico: un episodio traumatico, un problema di acrofobia e vertigini. Allo stesso tempo si fa chiamare con diversi nomi, particolare che suggerisce un problema di identità.

L’erotismo è un altro elemento molto presente nel film. ma tutto sembra indicare la difficoltà di John a entrare in intimità con le donne. Compaiono diversi simboli fallici, e alcuni legati al femminile.

Il film si nutre di simboli della psicoanalisi e si sviluppa come un sogno avvolto in una trama romantica e sinistra.

Elementi visivi

Come abbiamo detto, tutto nel film è perfettamente calcolato e gli elementi visivi sono degni di un’analisi psicoanalitica. Vertigine e acrofobia sono simulati dal movimento della cinepresa e si esprimono anche nell’ambientazione scelta: San Francisco. 

San Francisco è una città verticale, piena di curve, che percorriamo durante il pedinamento. Una topografia che alimenta ancor più la sensazione di movimento, di vertigine.

La spirale, figura ricorrente nel film, richiama questa sensazione, le vertigini sofferte dal protagonista. Spirali ipnotiche, già nei titoli di testa, ci danno il benvenuto a questa sinistra avventura. La spirale compare anche sulle scale, sul monile di Madeleine, sui fiori. Persino il bacio dei due esegue una rotazione di 360 gradi: è stato ottenuto facendo salire gli attori su una piattaforma rotante.

In una delle scene più emblematiche è stato utilizzato un dolly zoom, conosciuto anche come effetto vertigine e introdotto da Hitchcock. Questa tecnica che combina uno zoom avanti o indietro al movimento opposto della macchina, permette di ricreare la sensazione delle vertigini e persino di malessere nello spettatore.

Questo effetto ci consente di vedere, attraverso gli occhi del protagonista, la rampa di scale come terrificante e vertiginosa. La spirale fornisce movimento, progressione ma è anche associata all’interpretazione che ne dà Jung, simbolo del percorso sinuoso verso la  complessità dell’essere umano.

La donna che visse due volte, testa color verde.

La donna che visse due volte: morte e mondo onirico

Le immagini e i dipinti che compaiono nel film sono altrettanto simbolici. Il personaggio di Gavin Elster, il diabolico manipolatore, è circondato da quadri, immagine del potere; se li osserviamo con attenzione vedremo che in molti di essi sono ritratti dei cavalli, forse associati alla volontà di dominio e alla manipolazione.

Il ritratto della defunta Carlotta Valdes alla pinacoteca funziona come specchio e allo stesso tempo suggerisce la reificazione femminile. Mentre Madeleine contempla il dipinto, John guarda la donna come se lei stessa fosse un dipinto, un oggetto. John si è innamorato di un fantasma, di una visione. Un’idealizzazione che diventa ancora più evidente nel momento in cui cercherà di trasformare Judy in Madeleine.

Questo scenario ci rimanda alla figura di Pigmalione, a Petrarca e alla figura idealizzata di Laura. Così John è prigioniero di un’infatuazione incontrollata, una passione smodata per la sua cara “morta”. Felice di essere schiavo della sua amata e della penitenza che seguirà.

Anche il colore gioca un ruolo fondamentale. Il rosso e il verde ricorrono con insistenza ed evocano l’osceno, il proibito, l’erotismo, ma anche l’onirico. Un momento chiave sarà quando Judy, vestita e pettinata come Madeleine, apparirà nella stanza dell’albergo avvolta da una nebbia verde come un’immagine fantasmagorica. È come se Madeleine fosse risuscitata, come se stessimo assistendo a un sogno.

La donna che visse due volte, trasformazione di Judy in Madeleine.

Ma quando John vede il pendente al collo della donna, ricorda e finalmente capisce tutto. Nell’ultima scena spettrale, infine, la salvezza accompagna la morte: la fine dei problemi con la morte di Judy.

La guarigione

In quel momento si dissolve il mistero. John pare aver risolto la sua acrofobia e si sporge dalle scale. La cinepresa ora è ferma, non c’è più movimento. È un’immagine statica, fredda, la paura è svanita.

Così avviene il risveglio, letterale, simile al risveglio da un incubo. John riprende contatto con la realtà e si produce la guarigione.

La donna che visse due volte è un film immortale che continua a tenerci con il fiato sospeso, affascinati e avvolti da uno spazio onirico senza eguali.

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