La felicità altrui mi ferisce, cosa fare?

· 17 Dicembre 2018

Nessuno osa ammetterlo ad alta voce, ma succede spesso: la felicità altrui non ci fa gioire. Quest’altra persona può essere il partner, un amico d’infanzia o persino un figlio. Poco importa, tutti i legami umani sono suscettibili a questi sentimenti.

Quando vogliamo davvero bene a qualcuno, i suoi dolori dovrebbero essere i nostri e così le sue gioie. Questo in teoria, secondo il principio del “politicamente corretto”.

In pratica, però, non sempre si verifica; anzi è comune non provare gioia per la felicità altrui. Vorremmo sempre essere tanto maturi da saper gioire dei successi degli altri, ma a volte succede l’opposto.

La nostra invidia dura sempre più a lungo della felicità di quelli che invidiamo.

-François de La Rochefoucald-

La maggior parte delle volte non siamo capaci di ammetterlo ad alta voce. Ci limitiamo a fare delle tiepide congratulazioni, mentre sentiamo che dentro di noi qualcosa si muove. O arriviamo persino a cercare di minimizzare l’obiettivo che l’altro ha raggiunto, mettendo davanti un “però” o un “attenzione, magari non è come ti aspetti”.

In fondo sappiamo che il suo successo provoca in noi una certa frustrazione. Cosa succede? Come possiamo gestire la situazione?

Cosa fare quando la felicità altrui fa male?

A volte possiamo provare una enorme felicità per i successi altrui. Si tratta di un sentimento meraviglioso che ci rende più grandi e che rafforza la relazione. Perché, allora, in altre occasioni si fa strada questa ingombrante ombra che è l’invidia?

Dadi la felicità altrui fa male

Per prima cosa, siamo tutti esseri umani e, pertanto, nessuno è immune dai sentimenti, positivi o negativi. I sentimenti non sono privilegio di pochi. Chi più, chi meno, tutti li proviamo. Non c’è quindi da andarne orgogliosi, ma non c’è neanche motivo di colpevolizzarsi perché si prova invidia per una persona cara.

Quando la felicità altrui ci ferisce, vuol dire che non stiamo bene con noi stessi. Magari abbiamo faticato per ottenere un successo simile a quello dell’altra persona, ma lei c’è riuscita e noi noi. Diamo valore alla cosa, ma non possiamo evitare che ci ricordi la nostra insoddisfazione.

Senza volerlo, paragoniamo la sua felicità alla nostra tristezza e vediamo nella cosa una sorta di ingiustizia. Si tratta di qualcosa che sentiamo, pur convincendoci che non possa essere così.

“L’altro” non è uno specchio

Tutto questo succede quando vediamo l’altra persona come un riflesso di noi stessi. In altre parole, quando paragoniamo il suo percorso al nostro, come se fossero uguali. Ovvero, quando mettiamo da parte il contesto in cui si è verificato il successo e ci concentriamo solo sul risultato raggiunto. Un risultato che avremmo voluto per noi.

Ragazza si guarda allo specchio

La chiave è ampliare questa prospettiva. Non fissarci solamente su quello che l’altra persona è riuscita a ottenere senza esaminare i suoi sforzi e la strada che le manca ancora da fare. È un modo per umanizzare la situazione, individuando quegli elementi che ci rendono diversi.

Quando vediamo l’altro come se fosse il nostro specchio, facciamo una proiezione narcisista su di lui. Proprio a questo punto il nostro ego esce ferito dalla situazione, e la felicità altrui fa male.

Quando invece decidiamo di guardare l’altra persona come un essere indipendente da noi, arriviamo a comprenderne il merito e gioiamo per i suoi successi.

Imparare dalle situazioni per maturare

Provare invidia verso una persona cara è abbastanza normale. Non rende cattive persone, né meschine. Bisogna evitare, però, di lasciar crescere questo sentimento e alimentarlo con diffidenza e risentimento. Non serve a nulla, anzi danneggia il legame con l’altra persona, da cui si potrebbe imparare molto.

È il momento di crescere. Ci sono cose che desideriamo fortemente senza riuscire mai a ottenerle. Ci sono cose che desideriamo e che riusciamo a ottenere solo dopo tanti sforzi. E, infine, ci sono anche mete che raggiungiamo più facilmente di quanto pensiamo. Succede lo stesso anche agli altri; a cambiare è che a volte succede in momenti diversi oppure non nella stessa misura.

La felicità altrui fa male

Quando la felicità altrui ci fa male, giudichiamo quello che è nostro a partire dagli altri. Errore davvero grande. L’evoluzione di ognuno di noi è assolutamente unica e non ha nulla a che vedere con quella degli altri. Sono due realtà diverse, in circostanze diverse. I risultati ottenuti sono, dunque, anch’essi diversi.

L’invidia si elimina individuandola e accettandola. Ovvero, riconoscendo con generosità che l’altra persona merita quanto ottenuto e che l’amore deve imporsi su queste cose meschine.