La filosofia della malattia mentale

28 marzo, 2020
Che cos'è un disturbo mentale? Come vengono formulate le diagnosi? La filosofia della malattia mentale si incarica di rispondere a queste e altre domande che sono alla base della psicologia e della psichiatria. Le risposte sono molto importanti al momento della diagnosi.

La filosofia della malattia mentale è un campo di studio interdisciplinare. Unisce le opinioni e i metodi della filosofia, della psicologia, della neuroscienza e dell’etica per analizzare le malattie mentali.

I filosofi delle malattie mentali si occupano di esaminare i problemi di tipo normativo, epistemologico e ontologico. Questi problemi derivano dalle varie concezioni che si hanno sui disturbi mentali. Tra le principali domande che si pone la filosofia della malattia mentale c’è quella volta a sapere se il concetto di malattia mentale può essere definito in modo scientifico senza una valutazione di tipo soggettivo.

Ci si chiede anche se il disturbo mentale debba essere inteso come una forma di disfunzione mentale. Infine, la filosofia della malattia mentale analizza se i disturbi mentali possono essere identificati come entità mentali discrete, con chiari criteri di inclusione / esclusione o come momenti di un continuum tra normalità e malattia.

Donna di spalle con la testa abbassata

Le critiche alla diagnosi

I filosofi che criticano il concetto di malattia mentale sostengono che non è possibile fornire una definizione della stessa che abbia un valore neutro. Sostengono anche che le categorie dei vari disturbi mentali dipendono da norme e relazioni di potere preesistenti.

Rimangono dei dubbi sul rapporto tra il ruolo che i valori svolgono all’interno del concetto di malattia mentale e il modo in cui tali valori si relazionano ai concetti di malattia in generale.

I filosofi che fanno parte del movimento della neurodiversità sostengono che il nostro concetto di malattia mentale dovrebbe essere rivisto. Questo concetto dovrebbe riflettere le diverse forme di cognizione senza stigmatizzare gli individui che sono considerati statisticamente “non normali”.

Il problema della diagnosi

Vi sono anche problemi epistemologici legati al rapporto tra malattia mentale e diagnosi. Storicamente, ci si è concentrati su come le nosologie (o schemi di classificazione sistematici) delle malattie mentali, in particolare il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), mettono in relazione i disturbi mentali con i sintomi osservabili.

Nel sistema del DSM, i disturbi mentali vengono definiti in base alla presenza o all’assenza di una serie di sintomi contenuti in una lista di verifica. I critici dell’uso dei sintomi comportamentali per diagnosticare i disturbi mentali sostengono che i sintomi sono inutili senza una corretta concezione teorica del significato di un meccanismo mentale disfunzionale.

Un sistema diagnostico deve essere in grado di distinguere una persona con una vera malattia mentale da una persona che ha un problema di altra natura. I critici sostengono che il DSM, per come è attualmente concepito, non può farlo.

Il concetto di malattia mentale è affidabile?

Vengono poste diverse domande riguardo alla natura e al valore delle malattie mentali. Le prime cercano di fare chiarezza sulla neutralità del concetto di malattia mentale. La nosologia della malattia mentale tenta di trovare delle definizioni di valore neutro per i disturbi che prende in considerazione.

Idealmente si parte dall’idea che i concetti che si trovano alla base di manuali come il DSM dovrebbero riflettere una realtà umana universale. I disturbi mentali contenuti nei manuali, salvo poche eccezioni, non sono destinati a rappresentare giudizi di valore culturale relativi al campo mentale.

Critiche al concetto di malattia mentale da parte della filosofia

Michel Foucault è stato uno dei primi ad aver criticato le malattie mentali e le istituzioni di salute mentale. Foucault sosteneva che i manicomi psichiatrici nacquero storicamente dall’applicazione di modelli di razionalità che privilegiavano gli individui che erano già al potere.

Questi modelli sono serviti per escludere molte persone dalla società e dalla vita sociale. I manicomi sono stati utilizzati come un luogo in cui la società poteva relegare le persone indesiderabili rafforzando le relazioni di potere preesistenti.

Sono “artefatti sociali” funzionali agli stessi obiettivi socioculturali dei concetti di razza, genere, classe sociale e orientamento sessuale. Ne consegue che la malattia mentale veniva usata per mantenere ed espandere il potere delle istituzioni e di alcuni individui col fine di preservare l’ordine sociale creato dalle persone che detenevano il potere.

Foto in primo piano del filosofo michel foucault

I costruttivisti e il concetto di malattia mentale

Riguardo alle malattie mentali, i costruttivisti avanzano una varietà di posizioni basate sul concetto di costruttivismo sociale. I costruttivisti meno radicali sostengono che le culture impongono dei modelli ideali utilizzati per etichettare insiemi di comportamenti umani.

Da questo punto di vista, le sindromi comportamentali possono essere, più o meno, un concetto presente in tutte le culture. Ogni cultura sviluppa una teoria ideale che porta a considerare alcune di queste sindromi “infermità”. Altre culture, invece, possono raggruppare le sindromi in modo diverso in base a valori diversi.

L’insieme di comportamenti che chiamiamo “depressivi” esiste solo perché i medici li hanno raggruppati, per vari motivi, sotto questa nomenclatura. L’unica spiegazione al fatto che un insieme di comportamenti, sentimenti o pensieri è raggruppato all’interno di una sindrome è perché i medici hanno creato tale categoria.

Per quanto riguarda l’insieme dei sintomi caratteristici di un attacco cardiaco, facciamo riferimento a una casistica che ci permette di raggrupparli facilmente all’interno di una categoria. Per le malattie mentali, tuttavia, manca la possibilità di rendere la diagnosi indipendente dal medico che la propone.

Da questo punto di vista, le sindromi sono simili a quelle che Ian Hacking ha chiamato “tipi interattivi”. I tipi naturali rappresentano raggruppamenti indipendenti dal giudizio personale. Tuttavia, nei tipi interattivi, gli individui sperimentano se stessi secondo una visione consolidata arrivando a cambiare i sentimenti e le emozioni per adattarsi a quel tipo.

Esempi di tipi interattivi nella malattia mentale

Dobbiamo pensare al disturbo di personalità multipla (oggi chiamato disturbo di identità dissociativo) come un disturbo di tipo interattivo. In altre parole, il disturbo di personalità multipla non è un fatto basilare sulla neurologia umana che il neuroscienziato può scoprire.

Una volta identificato il concetto di disturbo di personalità multipla, molte persone saranno etichettate in questo modo. In base a questa concezione medica, a molte persone verrà diagnosticato questo disturbo senza che ci sia una causa sottostante nel cervello che permetta di dimostrarlo.

Questa distinzione nasconde delle spiegazioni alternative alla malattia mentale che consentono visioni intermedie, meno essenzialiste e persino pluralistiche all’interno della filosofia.

In conclusione, possiamo dire che la filosofia della malattia mentale ci offre una prospettiva che indica alla psicologia quale dovrebbe essere il modo di procedere nella comprensione del disturbo della persona al di fuori del circuito medico e delle etichette iatrogene.