La neurobiologia della sensibilità morale

Secondo lo psicologo Jonathan Haidt (2003), le emozioni di tipo morale differiscono dalle emozioni di base (tristezza, gioia, rabbia, paura, sorpresa) in quanto sono intrinsecamente legate al benessere sociale oltre che al benessere dell'individuo. 
La neurobiologia della sensibilità morale

Ultimo aggiornamento: 14 febbraio, 2021

Qual è la natura della moralità? È una domanda su cui si dibatte da decenni. Allo stesso tempo, esiste anche una neurobiologia della sensibilità morale? Oggigiorno, alcune abilità come la sensibilità sociale, la consapevolezza sono considerate centrali per l’evoluzione dell’umanità.

Di recente, sono state presentate nuove proposte che sottolineano il ruolo degli elementi emotivi e intuitivi nel processo decisionale dell’essere umano (1). La ricerca in neurobiologia è riuscita a risalire ad alcuni meccanismi e strutture cerebrali coinvolte nelle emozioni di base. Tuttavia, si sa ancora poco dell’organizzazione delle emozioni complesse o secondarie come le emozioni “morali” (1).

Il campo delle neuroscienze affettive ha cominciato a esplorare diverse emozioni morali attraverso tecniche di neuroimaging ed elettrofisiologiche. Sta emergendo, di fatto, una nuova disciplina chiamata neuroscienza affettiva il cui scopo è studiare separatamente le emozioni coinvolte nelle operazioni mentali elementari dai loro corrispondenti substrati neurali.

Le emozioni, pertanto, possono essere definite come fenomeni multifattoriali complessi in grado di esercitare una potente influenza sul comportamento dell’essere umano e che consentono il suo adattamento all’ambiente (2).

Ragazzo con occhiali pensieroso.

Emozioni morali

Secondo lo psicologo Jonathan Haidt (2003), le emozioni  morali differiscono dalle emozioni di base (tristezza, gioia, rabbia, paura, sorpresa) in quanto sono intrinsecamente legate all’interesse o al benessere sociale, oltre che al benessere dell’individuo. 

Si potrebbe quindi dire che le emozioni morali derivano dall’interazione tra gli individui oppure quando vengono percepite delle violazioni morali. Haidt sottolinea anche che le emozioni di base provengono dalle idee, ma anche dall’immaginazione, dal ricordo o dalla percezione. D’altra parte, le emozioni morali sono emozioni complesse legate agli interessi o al benessere della società, così come al benessere individuale.

Le emozioni morali sorgono inoltre in circostanze che vanno al di là della sfera immediata. Sono indispensabili perché favoriscono la coesione dei gruppi. Il senso di colpa, la gratitudine e la compassione sono esempi di emozioni pro-sociali.

Tuttavia, le emozioni morali possono anche agire sulla disgregazione e la riorganizzazione sociale. In questo caso ci riferiamo, ad esempio, al disprezzo, la xenofobia e l’indignazione. Haidt distingue quattro sottogruppi di emozioni morali:

  • Rivolte all’esterno (disprezzo, rabbia, disgusto).
  • Rivolte a se stessi (vergogna, turbamento, senso di colpa).
  • Legate alla sofferenza degli altri (ad es. empatia).
  • Legate all’apprezzamento altrui (gratitudine, timore, elevazione).

La neurobiologia della sensibilità morale

Attraverso i secoli, le teorie filosofiche hanno adottato un approccio logico-deduttivo nei confronti della moralità al fine di individuare i principi universali che possono guidare il comportamento umano (1).

I cambiamenti osservati nel comportamento morale in presenza di disfunzioni cerebrali hanno fornito dati oggettivi. Ecco perché è nato l’approccio scientifico alla moralità: la neuroscienza cognitiva morale.

In questo contesto, la moralità è considerata come un insieme di costumi e valori; un insieme di elementi che i gruppi culturali adottano per guidare il comportamento sociale. Tale punto di vista, pertanto, non contempla l’esistenza di valori morali assoluti (1).

A quanto pare, l’organizzazione neurale di emozioni complesse o secondarie, come le emozioni morali, è ancora semisconosciuta.  Secondo la letteratura, si ipotizza che i fenomeni morali emergano dall’integrazione di:

  • Conoscenza sociale contestuale (rappresentata nella corteccia prefrontale).
  • Conoscenza sociale semantica (immagazzinata nella corteccia temporale anteriore e posteriore).
  • Stati motivazionali di base (che dipendono da circuiti cortico-limbici).

Basi neurali della cognizione morale

Per determinare le basi neurali della cognizione morale, i ricercatori si avvalgono di studi condotti su pazienti con danni acquisiti. Si sa, ad esempio, che alcune aree del cervello sono cruciali nel comportamento morale.

Eslinger e Damasio (1985), autori di spicco nello studio della neurobiologia della sensibilità morale, hanno descritto alcuni deficit nella condotta morale di pazienti con danni della corteccia prefrontale ventromediale acquisiti in età adulta.

È stato in seguito dimostrato che le lesioni della corteccia prefrontale ventromediale acquisite in età precoce provocano danni o deterioramento della condotta o del ragionamento morale. Sembra quindi che lo sviluppo morale possa essere influenzato da lesioni precoci nella corteccia prefrontale (1). 

Sensibilità morale, uomo con indice puntato.

Oltre alla corteccia prefrontale, nella neurobiologia della sensibilità morale sono coinvolte altre aree del cervello. Anche alcuni cambiamenti strutturali nel lobo temporale anteriore (sia acquisiti che dello sviluppo) possono compromettere la condotta morale.

Una disfunzione del circuito neurale che coinvolge la regione del solco temporale superiore (STS) è chiave nella percezione sociale. È associata, ad esempio, alla difficoltà nella comunicazione intenzionale tipica dalle persone con autismo. Ciò porta a prova in misura minore emozioni come l’orgoglio e la vergogna.

La sensibilità morale e cognitiva sono state fondamentali nell’evoluzione dell’essere umano. Il cervello dell’uomo contiene una rete specializzata nell’elaborazione morale ancora in parte sconosciuta. Si tratta, dunque, di un ambito in gran parte da esplorare.

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  • Solís, F. O., & García, A. E. V. (2008). Neurobiología de la sensibilidad moral. Revista Neuropsicología, Neuropsiquiatría y Neurociencias, 8(1), 115-126.
  • Davidson, R. J. (1998). Affective style and affective disorders: Perspectives from affective neuroscience. Cognition & Emotion, 12(3), 307-330.
  • Haidt, J. (2003). The moral emotions. Handbook of affective sciences, 11(2003), 852-870.
  • Eslinger, P. J., & Damasio, A. R. (1985). Severe disturbance of higher cognition after bilateral frontal lobe ablation patient EVR. Neurology, 35(12), 1731-1731.