La parola femminismo non piace ai giovani

· 6 Giugno 2019
Negli ultimi tempi il significato della parola femminismo sta cambiando, assumendo dei toni che piacciono poco alle nuove generazioni Vi spieghiamo come mai

La parola femminismo non piace ai giovani, e non solo. Le situazioni di disuguaglianza in termini di genere sono ancora comuni. E, anche se stiamo assistendo a un grande cambiamento generazionale, molti ragazzi continuano ad associare questo termine alla sua espressione più radicale ed estrema.

Alcune statistiche pongono diversi interrogativi sul fatto che le nuove generazioni siano davvero portatrici di un nuovo sentimento di uguaglianza. Il patriarcato e il maschilismo verranno finalmente superati in un futuro relativamente prossimo? La risposta, purtroppo, non è chiara.

I giovani, sebbene più propensi ai cambiamenti e gli unici in grado di rompere il muro delle tradizioni, non sempre hanno chiaro il concetto di femminismo. E, spesso, lo fraintendono. Ma vediamo di approfondire meglio l’argomento, grazie a questo articolo.

Le nuove generazioni sono a favore del femminismo?

Le nuove generazioni tendono a riprodurre, in parte e in media, i ruoli delle vecchie generazioni. Sebbene sia evidente che una parte della società è più consapevole delle questioni di genere, il resto, una buona maggioranza, non lo è affatto.

Con pochi referenti all’interno della società e, ancor meno, a livello istituzionale, e i loro circoli chiusi, la riproduzione di vecchi schemi alimenta l’inerzia culturale e, di riflesso, quella sociale.

Che significa la parola femminismo

I giovani hanno bisogno di più riferimenti per conoscere l’importanza del femminismo per l’evoluzione umana. Occorre pertanto creare un ambiente in cui vengano condivisi i risultati e le storie delle donne che hanno davvero cambiato il mondo. La maggior parte di loro e le loro testimonianze sono ancora oggi quasi tenute nascoste, offuscate da immagini maschili predominanti.

Per la sociologa Maria Silvestre, i giovani non vanno indietro, ma mantengono le costruzioni culturali in cui sono nati e vivono. Il problema sta nelle opportunità e nelle risorse. Attualmente, i ragazzi hanno più opportunità e risorse rispetto alle altre generazioni.

Per esempio, a livello di istruzione. L’alfabetizzazione è praticamente una norma nella nostra società e il numero di persone con titoli universitari è il più alto nella storia. Tuttavia, ciò può portarli a percepire un’uguaglianza che non è reale o estinguere lo spirito critico in situazioni di disuguaglianza o discriminazione.

La parola femminismo li rende nervosi e scettici, e non vedono il bisogno di un reclamo, pensano che sia un elemento di radicalismo tipico delle generazioni passate.”

-Maria Silvestre-

La parola femminismo non piace ai giovani

Anche se sono stati fatti dei passi in avanti negli ultimi cinquant’anni, e il percorso è ancora lungo, la consapevolezza critica della discriminazione femminile rimane stagnante. Le donne possono avere più opportunità di lavoro e di istruzione. Possono eseguire lavori che in precedenza erano impensabili e avere un maggiore potere d’acquisto. Ciononostante, i valori della gioventù non comprendono la disuguaglianza di genere che tuttora persiste in molti ambiti.

In tal senso, le parole di Maria Silvestre sono emblematiche: “la parola femminismo li rende nervosi, li disturba, non comprendono la necessità di rivendicare qualcosa che per loro è ovvio; lo percepiscono come qualcosa di auto-referenziale che nasce dalla radicalità delle generazioni passate.” Tenete poi presente che questo aspetto interessa, in numero maggiore, la sfera maschile della gioventù attuale.

La parola femminismo non piace a tutti

C’è uguaglianza su internet?

Potrebbe sembrare che il rapporto tra i giovani e internet abbia contribuito a creare uno spazio perfetto per l’uguaglianza, ma non è affatto così. I rapporti di disuguaglianza sono riprodotti equamente su internet. Nonostante sia un luogo più aperto e più libero, anch’esso è diventato uno spazio di disuguaglianza di genere. I contenuti che i giovani condividono e consumano sul web sono per lo più sessisti e riproducono i tradizionali ruoli di genere.

Da un lato, mentre i ragazzi fanno uso della rete soprattutto per giocare online, le ragazze la usano per interagire. Abbiamo, quindi, una gioventù spaccata a metà: i primi si dedicano al poker, ai giochi sparatutto o di costruzioni; le seconde alla socializzazione. Come si vede, anche nell’uso di Internet vengono riprodotti i vecchi ruoli. Con un accesso paritario ai social network, il loro utilizzo continua a essere differenziato per genere.

E la cosa non finisce qui. Il bullismo e le molestie sessiste sono presenti anche su internet. Ciò che troviamo nella società si verifica anche online. Invece di generare cambiamenti, il web sta riproducendo molti dei valori maschilisti della nostra società.

Possiamo dedurre che la società ha un ruolo molto importante. E anche gli agenti di socializzazione come la famiglia, la scuola, i media, la pubblicità, i romanzi, il teatro, i videogiochi, la musica…

Certamente possono generare cultura, ma se continuano a riprodurre i ruoli di genere del passato, non possiamo aspettarci che i giovani cambino. Questi mezzi di socializzazione dovrebbero creare un arricchimento del numero di referenti femministi che i giovani potrebbero imitare.

Nota di redazione: le generalizzazioni presenti in questo articolo rispondono agli studi basati sulle medie.È pertanto plausibile che molti giovani siano ben lontani dal seguire la tendenza qui esposta.