La percezione dell’Io e la depressione

17 Maggio 2020
Il pensiero ossessivo, il dialogo negativo, la sensazione di vuoto e di sentirsi sminuiti scolpiscono giorno dopo giorno le fondamenta della bassa autostima. Un terreno fertile per lo sviluppo dell'ombra della depressione.

La percezione dell’Io e la depressione hanno tra di loro una connessione davvero profonda. L’immagine che abbiamo di noi stessi è deframmentata da queste condizioni psicologiche che danno vita a un’evidente bassa autostima. Inoltre, la mente investe costantemente tempo ed energie sul concetto di Io, indebolendolo sempre più attraverso una costante preoccupazione e un dialogo interiore negativo.

Poche realtà cliniche sono così complesse come le forme di depressione. Ogni paziente ne soffre in modo unico. Si tratta di una dimensione multifattoriale, senza dubbio avversa e poliedrica, ma ci sono elementi comuni che si manifestano in gran parte dei casi clinici, e che mettono in risalto un nemico ampiamente conosciuto. Uno in cui i nostri pensieri e la nostra forma mentis amplificano e rafforzano questa presenza.

A tal proposito, un aspetto rivelato da un lavoro pubblicato nel 2019 è che la percezione dell’Io è una componente chiave in questi disturbi psicologici. Lo è al punto tale che il modo in cui percepiamo noi stessi, quello in cui parliamo con noi stessi e in cui ci trattiamo modificano la nostra architettura cerebrale.

Un esempio è dato dalle risonanze magnetiche di persone con bassa autostima, in cui è stata evidenziata una minore quantità di materia grigia in diverse aree del cervello. Inoltre, se non si interviene per migliorare questo aspetto della nostra personalità, se non si esercita la forza psicologica, la depressione può diventare più resistente e durare degli anni. Vediamo qui di seguito maggiori informazioni in merito.

Ci sono ferite invisibili del corpo che sono più profonde e dolorose di qualunque ferita.

-Laurell K. Hamilton-

La percezione dell'io donna

La percezione dell’io e la depressione: costruire il carcere della sofferenza

Una persona depressa non vive nello stesso contesto di tutti coloro che la circondano. Perché la depressione è, prima di tutto, isolamento. Consiste nella disconnessione dall’ambiente che ci circonda, inoltre in un graduale ritiro in quell’universo interiore dove si finisce per essere prigionieri di un corpo che fa male e di una mente che non riposa mai.

Si tratta senz’altro di un primo aspetto da considerare: l’iperattività evidenziata in determinate aree del nostro cervello e, in particolare, all’autocoscienza, alla riflessione e all’autostima. La percezione dell’Io e la depressione sono intimamente vincolate perché il pensiero non fa altro che indebolire la nostra identità, debilitandoci con critiche, con ricordi del passato, con errori, con perdite e con tutta un’ampia gamma di boicottaggi.

Lo stress come anticamera della depressione e del dialogo interiore negativo

L’Università di Calgary, in Canada, ha pubblicato di recente uno studio condotto dal Dottor Dencel Kopala. In questo lavoro si mette in evidenza la forte erosione generata dal dialogo interiore negativo. Al tempo stesso, è importante sapere che quel logoramento della percezione dell’Io insorge soprattutto quando attraversiamo periodi di forte stress.

Non sapendo gestire tensioni e problemi, la mente si abitua ad alimentare un modello di negatività costante, da cui deriva, piano piano, la difficoltà di mantenere salda l’autostima, l’ottimismo e la speranza. Quasi senza accorgercene, il nostro Io sarà completamente debilitato e, cosa più interessante, anche diverse aree del cervello risulteranno modificate.

Uomo sulle nuvole

La bassa autostima e la sua relazione con la materia grigia

Il Dottor Johannes Klakl, dell’Università di Salisburgo, in Austria, ha condotto nel 2014 un interessante studio in cui è stato dimostrato che le persone con bassa autostima mostravano una minore quantità di materia grigia. Questo aspetto favorisce una maggiore vulnerabilità nei suddetti pazienti, in cui possono insorgere disturbi depressivi.

Esisteva dunque una forte difficoltà nella gestione delle emozioni, nella pianificazione e nelle decisioni più ferme e creative volte a uscire dagli stati di sofferenza.

L’importanza della narrativa interiore nella percezione dell’Io

La percezione dell’io e la depressione si nutrono l’una dell’altra a tal punto che una bassa autostima e una situazione stressante possono dare origine a questo disturbo psicologico. Ma a sua volta, la depressione ci spingerà a snobbare ancor di più la figura di quell’Io tristemente frammentato.

D’altra parte, il modo in cui parliamo di noi a noi stessi è la chiave per risollevarsi. Vale a dire, il modo in cui ci descriviamo e percepiamo favorisce o indebolisce la nostra salute psicologica.

La percezione dell’Io merita dignità e valore; pertanto, è fondamentale prendersi cura di questi aspetti per rafforzarlo, per garantirgli un porto sicuro e per impedire che sfoci in una depressione.

Una connessione salutare (ed emozionante) con ciò che ci circonda

Uscite dal vostro mondo interiore ed entrate in connessione con il qui e ora. L’idea è quella di smettere di essere prigionieri di quella mente che alimenta sempre gli stessi schemi di pensiero.

Un modo per riuscirci è entrare in contatto con ciò che vi circonda, con nuovi stimoli, con altre sensazioni ed esperienze che apportino novità, emozioni e curiosità a un cervello troppo focalizzato sull’angoscia.

Donna in un campo di grano

L’igiene di un dialogo interiore compassionevole e non distruttivo

La percezione dell’Io e la depressione sono legati l’uno all’altro perché il modo in cui parliamo a noi stessi indebolisce l’autostima, e da lì si apre l’abisso di quel buco nero. Dobbiamo pertanto imparare a parlare a noi stessi in modo rispettoso. Il dialogo interiore deve sempre essere impeccabile, compassionevole e resiliente.

Se noi stessi siamo i primi a non trattarci come meritiamo, nessuno lo farà. L’amor proprio e una sana autostima sono senza dubbio le più valide difese per prevenire gran parte dei disturbi dello stato d’animo. Lavoriamo su questo aspetto e non esitiamo mai a chiedere aiuto a un professionista, se ne abbiamo bisogno.

  • Fennell, M. J. V. (2004). Depression, low self-esteem and mindfulness. Behaviour Research and Therapy42(9), 1053–1067. https://doi.org/10.1016/j.brat.2004.03.002
  • Sowislo, J. F., & Orth, U. (2013). Does low self-esteem predict depression and anxiety? A meta-analysis of longitudinal studies. Psychological Bulletin139(1), 213–240. https://doi.org/10.1037/a0028931
  • Orth, U., & Robins, RW (2013). Entendiendo el vínculo entre la baja autoestima y la depresión. Direcciones actuales en la ciencia psicológica , 22(6), 455–460. https://doi.org/10.1177/0963721413492763
  • Kopala-Sibley DC, Zuroff DC (2019) The self and depression: Four psychological theories and their potential neural correlates. 23(9) 33-230 DOI https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30661243