La rete neurale di default del cervello

La rete neurale di default prende il controllo del nostro cervello quando sogniamo ad occhi aperti o quando la mente vaga. Si tratta di uno stato molto benefico perché aumenta il concetto di sé e allevia lo stress.
La rete neurale di default del cervello

Ultimo aggiornamento: 29 agosto, 2021

Pensare che il nostro cervello abbia una “vita privata”, estranea alla nostra coscienza, potrebbe spaventarci. Eppure è così. Un esempio è la rete neurale di default, una regione del cervello che agisce come un pilota automatico ogni volta che vaghiamo nei nostri pensieri o quando ci disconnettiamo dalla realtà per rilassarci e abbandonarci a noi stessi.

Per molti anni si è pensato che il nostro cervello mostrasse tutto il suo potenziale ogni volta che eseguiamo un compito, soprattutto per quelle attività cognitive come ragionare, memorizzare, dedurre, ecc. La neuroscienza ci mostra da decenni qualcosa di sorprendente e affascinante: il nostro cervello non riposa mai. Come tutti sappiamo, anche quando dormiamo, il cervello svolge un numero elevatissimo di operazioni.

Anche in quei momenti in cui non stiamo facendo o pensando nulla, è ancora immerso nelle sue complesse attività. È proprio in questi momenti di apparente inattività cognitiva che si attiva la cosiddetta rete neurale di default. Questa attività, come tutti quei processi utilizzati per mantenere il cervello vigile e funzionante, ha il curioso nome di “energia oscura”.

Fu il neuroscienziato Marcus Raichle a scoprire nel 1990 questa “energia cerebrale” mentre conduceva una serie di esperimenti utilizzando la risonanza magnetica funzionale. Anche se una persona è a riposo, non fa nulla o sta sognando ad occhi aperti, il cervello mostra una “vita privata” e funzionalità molto sorprendenti.

“Io sono un cervello Watson. Il resto di me è una mera appendice”-

-Arthur Conan Doyle, L’avventura della pietra di Mazarino-

Donna che respira profondamente in una bella giornata di sole.

Cosa è la rete neurale di default?

Per definire la rete neurale di default, possiamo usare la metafora del pilota automatico. È come un sistema che assume il controllo quando ci disconnettiamo dalla nostra mente. In realtà, questo non è del tutto corretto, perché in un certo senso la rete neurale di default è sempre moderatamente attiva e in attesa di assumere il controllo quando ci disconnettiamo per rilassarci.

Facciamo un esempio. Siamo in biblioteca davanti a degli appunti che stiamo cercando di memorizzare per un esame. Ad un certo punto, cadiamo in una sorta di stato di sogno in cui la nostra mente sospende l’attività cosciente e vaga nei nostri pensieri. È come se stessimo sognando ad occhi aperti. In quel momento, la rete neurale di default assume pieno controllo del nostro cervello.

All’improvviso, il rumore di una sedia che striscia ci distrae da quel vagare permettendoci di tornare sui nostri appunti. È in quel momento che smettiamo di divagare e torniamo a concentrarci su ciò che stavamo facendo e sulla nostra realtà percettiva. È qui che entra in azione il circuito neurale TPN (Task Positive Network). Si tratta di regioni del cervello che ci permettono di focalizzare l’attenzione sull’ambiente circostante. Tutta l’energia e l’attività elettrica passa da una struttura cerebrale all’altra a seconda delle richieste esterne e dei bisogni della nostra mente.

Testa di un bambino con dentro dei meccanismi.

Dove si trova e perché si attiva?

La rete neurale di default si trova in tre regioni specifiche del cervello: i lobi temporali mediali, prefrontali e parietali. Fu il dottor Marcus Raichle a chiamare il circuito che attiva queste strutture rete neurale di default. Tuttavia, nel 1997, quando furono pubblicati questi dati, la stampa volle dare a questo circuito un nome più eclatante. Pertanto, nacquero le definizioni di “rete dei sogni” o la più nota “energia oscura del cervello”.

Forse, vi starete chiedendo: “Perché si attiva questa rete?”, “Perché il cervello dispone di un sistema che permette di attivare una rete neurale quando vaghiamo con il pensiero o sogniamo ad occhi aperti?”. Eccovi alcune ipotesi proposte dai neuroscienziati:

  • Anche il vagare col pensiero, o mind-wondering, ha una sua utilità. Il cervello umano comprende che sognare ad occhi aperti è un modo per rafforzare il concetto di sé. Di fatto, è un’operazione utile perché si riduce lo stress, aumenta la creatività, ci si rilassa e si provano persino dei sentimenti positivi.

Negli stati di sogno, il cervello utilizza quasi la stessa energia di quando siamo completamente ricettivi. Entrambe le realtà hanno eguale importanza.

La rete neurale di default e i disturbi psicologici

Questo è un argomento che ci permette di fare una riflessione importante. Si è riscontrato che la rete neurale di default non funziona efficacemente in persone con stati depressivi o che soffrono di disturbi d’ansia.

Ad esempio, in uno studio condotto dai dottori Yvette I. Sheline, Deanna M. Barch e Joseph L. Price dell’Università di St. Luis (Stati Uniti d’America) si è scoperto che i pazienti con depressione presentavano delle alterazioni molto evidenti nelle aree del cervello relative alla rete neurale di default.

Come abbiamo detto in precedenza, il vagare col pensiero o il sognare ad occhi aperti sono azioni utili per gli esseri umani. Vagare con il pensiero allenta la tensione accumulata durante il giorno. È un modo per far riposare la mente e distoglierla dalla realtà per raggiungere un “luogo sicuro” dove immaginare e relativizzare.

Tuttavia, si è dimostrato che le persone che soffrono di depressione, anche se vagano col pensiero, non provano benessere. Al contrario, aumenta ulteriormente in loro la negatività e la disperazione. In persone con disturbi psicologici, la rete neurale di default si modifica e non funziona allo stesso modo degli altri.

Uomo pensieroso e depresso che fuma una sigaretta. Rete neurale di default.

Inoltre, si è riscontrato lo stesso problema in persone con Alzheimer e con disturbo dello spettro autistico. Si è visto che hanno molte difficoltà a entrare e uscire da questi stati di riposo mentale in cui possono rafforzare il loro senso di sé.

Conclusioni

Anche se non li conosciamo in profondità, gli enigmi del cervello ci danno indizi su condizioni e stati mentali. Con il progresso della scienza, potremo senza dubbio trovare nuove strategie per affrontare queste realtà in modo più efficace.

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  • Marcus E. Raichle, “La red neuronal (por defecto)”, Investigación y Ciencia, 404, mayo de 2010, págs. 20-26.
  • Wang, S., Vaishnavi, S. N., Barch, D. M., Sheline, Y. I., Coalson, R. S., Snyder, A. Z., … Rundle, M. M. (2009). The default mode network and self-referential processes in depression. Proceedings of the National Academy of Sciences106(6), 1942–1947. https://doi.org/10.1073/pnas.0812686106