La ricerca della bellezza nell’Antico Egitto

· 16 aprile 2015

L’immagine della bellezza nell’Antico Egitto ha iniziato a suscitare un interesse sempre maggiore in Europa e negli Stati Uniti tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Le numerose ricerche di quegli anni hanno permesso di ritrovare in Egitto sempre più oggetti e testimonianze dei riti di bellezza che venivano messi in pratica quotidianamente. È bene sottolineare che l’arte cosmetica non era riservata soltanto alle donne, poiché anche gli uomini avevano uno spiccato senso dell’estetica. Lo testimoniano gli oggetti ritrovati tra i corredi funerari, così come le incisioni, i bassorilievi e i dipinti realizzati sulle pareti di piramidi e tombe.

Tutto ciò ha permesso agli archeologi e gli egittologi, esperti dell’Antico Egitto, di scoprire molte informazioni in più sui rituali di bellezza messi in pratica dagli egizi e sull’ampio utilizzo di articoli di bellezza nella regione che circondava il fiume Nilo.

Sono stati ritrovati anche dei papiri, come quello di Hearst e di Ebers, che contengono numerose ricette per la cura e la bellezza della pelle. Questo indica che gli egizi credevano nell’esistenza di una relazione molto stretta tra cosmetica, salute e bellezza.

Per quanto riguarda le condizioni igieniche, l’Antico Egitto era molto simile ai nostri giorni, per colpa delle alte temperature e del clima secco del deserto, che produce forti sbalzi termici. Per capire il loro stile di vita, dobbiamo cercare di immaginare che cosa poteva significare vivere in quell’epoca. Le condizioni climatiche imponevano di trattare la pelle attraverso dei bagni, una routine fondamentale che veniva ripetuta diverse volte al giorno.

Il popolo si lavava nel fiume Nilo o nei suoi canali, utilizzando il fango per eliminare lo sporco. La famiglia del Faraone e i nobili, invece, avevano a disposizioni migliori risorse, si facevano costruire delle apposite stanze per il bagno e venivano aiutati dalla servitù. Non utilizzavano il fango, ma una specie di sapone prodotto mischiando dei grassi, della cenere e dei sali. Per mantenere l’igiene orale, facevano dei risciacqui di acqua e natron.

La pulizia del corpo nell’Antico Egitto

Una volta pulito il corpo, venivano applicate diverse creme con il fine di mantenere la pelle morbida. Una delle ricette più utilizzate era quella che mischiava polvere di alabastro, natron, sale marino e miele (secondo quanto riporta il papiro Ebers). Esistevano anche delle creme antirughe da applicare ogni giorno, prodotte con l’utilizzo di cera, olio di moringa, incenso e giunchi o papiri.

Per evitare che la pelle si seccasse, e allo stesso tempo proteggerla dal sole e dal vento, si usavano delle creme oleose, ottenute attraverso il grasso del bue o delle oche; venivano impiegati anche oli vegetali, come l’olio di sesamo, lino, ricino o mandorle.

I peli del corpo venivano eliminati per ragioni più igieniche che estetiche, per prevenire che proliferassero i parassiti. Per depilarsi, gli egizi usavano delle lamette di selce (più avanti, ferro) e pinzette. Avevano anche a disposizione una crema depilatoria preparata con del cetriolo, sicomoro ed ossa di uccelli bollite. Il tutto veniva prima fatto bollire e poi lasciato raffreddare e spalmato sulla pelle.

Per gli egizi era molto importante contrastare il cattivo odore della pelle, e utilizzavano un miscuglio di uova di quaglia, resina e squame di tartaruga.

I capelli, poi, erano un segno distintivo, per cui ricevevano più attenzioni di qualsiasi altra parte del corpo. Contro la calvizie si usavano degli oli vegetali e del grasso, in parti uguali. Per tingere i capelli o nascondere quelli bianchi, si usavano diverse tinte, preparate per esempio con sangue di toro ed henné. Le donne egizie usavano dei pettini e delle forcine di avorio, legno o osso per spazzolare ed acconciare i capelli. Questi accessori sono stati ritrovati in grandi quantità nei monumenti funerari. Accanto ad essi sono stati rinvenute anche parrucche, confezionate con fibre vegetali e capelli umani, e poi profumate con olio di datteri. Si trattava di un oggetto molto pregiato nel deserto.

Gli occhi nell’Antico Egitto

Anche gli occhi erano molto importanti per gli egizi, quasi quanto i capelli. Questo valeva sia per gli uomini che per le donne, e non si trattava soltanto di una questione estetica: venivano anche protetti dalle particolari condizioni climatiche, come l’eccesso di luce, le tempeste di sabbia e il vento, che potevano causare infezioni e bruciore.

Anche il fondotinta veniva considerato dalle donne un cosmetico e, allo stesso tempo, un repellente per insetti e mosche. Ce n’erano di due tipi: l’Udju, diffuso nel Basso Egitto e preparato con malachite verde, e il Mesdemet, creato con la galena di Assuan nell’Alto Egitto. Pian piano questa crema divenne un simbolo di raffinatezza, perché la bellezza in questa regione veniva relazionata alla perfezione e al culto dell’eterno. Tutti si prendevano cura del proprio corpo, per potersi garantire una vita migliore nell’Aldilà, dove i corpi rimanevano immutati.