La scienza del male: quali possibili cause?

· 21 Aprile 2019
I ricercatori che da decenni studiando la malvagità negli esseri umani ci hanno lasciato molti validi dati. Anche se di sicuro siamo lontani dal trovare il fattore scatenante che possa definirla, dobbiamo iniziare ad accettare che le persone malvagie sono simili alle altre, più di quanto non siamo pronti ad ammettere.

Sono stati molti i ricercatori che hanno cercato di avvicinarsi al concetto di scienza del male, nel tentativo di scoprire cosa si cela dietro i comportamenti deviati. La neuroscienza sta cercando da tempo di scoprire cosa avviene nel cervello di chi fa del male e molti sociopsicologi hanno condotto esperimenti spinti dalla stessa speranza.

Sembriamo essere mossi da un vero e proprio bisogno di sapere cosa nascondono le persone malvagie e quanto siano diverse da noi. Cerchiamo instancabilmente le radici di questa differenza.

In fondo, a tutti noi piacerebbe trovare qualcuno in grado di darci delle linee guida, in modo, forse, da poter evitare la minaccia che rappresentano. O per essere sicuri di essere diversi da loro, che ci definisce una differenza fisica.

Anche se abbiamo già degli indizi e sono state riscontrate piccole differenze strutturali nel cervello, al giorno d’oggi non possediamo ancora una risposta assoluta e priva di errori. E questo perché la questione non è così semplice come separare i buoni dai cattivi. Gli esseri “malvagi” si rivelano più simili agli esseri “non malvagi” di quanto siamo disposti ad ammettere.

A seguire presentiamo i possibili fattori che influiscono sulla manifestazione della cattiveria, frutto di più di quarant’anni di ricerca.

Uomo nell'oscurità

Il tipo di attaccamento

Il tipo di attaccamento che si sviluppa durante l’infanzia sembra essere uno dei fattori che favoriscono l’insorgere della cattiveria nell’individuo. Le ricerche sui disturbi della personalità negli adulti rivelano un alto indice di abuso e negligenza emotiva nella prima tappa della loro vita.

Ovviamente, il fatto di per sé non definisce una persona malvagia, ma sembra essere un denominatore comune a buona parte. Lo sviluppo di questa idea ci spiega che il maltrattamento emotivo durante l’infanzia rappresenta un ostacolo allo sviluppo dell’altruismo.

Ma ancora una volta, questo fatto non spiega di per sé la cattiveria. In alcuni casi, le persone davvero malvagie non hanno sofferto alcun maltrattamento durante l’infanzia. Di conseguenza, sarebbe troppo riduttivo fare appello a questo fattore come indicatore assoluto.

La biologia

Alcuni genetisti hanno scoperto che la versione del gene MAO-A può essere un fattore di rischio per lo sviluppo di un disturbo del comportamento, persino con episodi di delinquenza recidiva durante l’adolescenza e l’età adulta.

Questa scoperta a opera di Avsshlom Caspi ha rivelato, inoltre, una forte correlazione di questo gene con abusi subiti durante l’infanzia. Vale a dire che, ancora una volta, sembra che la biologia sia condizionata dall’ambiente in cui l’essere umano cresce.

Un altro fattore biologico che sembra avere relazione con la scienza del male è il livello di un ormone steroide sessuale in fase prenatale: il testosterone. Il livello di questa sostanza a cui il bambino viene esposto nel ventre materno durante la gestazione sembra influire sullo sviluppo del circuito di empatia del cervello umano.

La scienza del male: il lato oscuro dell’essere umano

La brillante criminologa Julia Shaw ha pubblicato di recente i suoi studi in un libro che tenta di spiegare anche il perché dell’esistenza del male nell’essere umano. La Shaw analizza scrupolosamente le scoperte neuroscientifiche sul basso livello di attivazione prefrontale ventromediale nel cervello delle persone cosiddette cattive.

Questo sembra essere un altro fattore correlato a ciò che la Shaw definisce “un processo di disumanizzazione e autogiustificazione del danno esercitato su terzi”. Questo tipo di “anomalia”, combinata a un certo grado di paranoia alimentata da un atteggiamento ansioso e dalla mancanza di senso dell’orientamento, potrebbe indurre una persona a fare del male agli altri.

Allo stesso tempo, la Shaw analizza quella che in psicologia è nota come triade oscura: la psicopatia, il narcisismo e il machiavellismo. E aggiunge un quarto elemento alla triade: il sadismo. In effetti, questa autrice fa una straordinaria analisi dei diversi tipi di narcisismo.

Definisce i narcisisti vulnerabili come molto più pericolosi dei narcisisti grandiosi. Sembra che i primi siano più propensi alla ruminazione arrabbiata e all’ostilità e se la situazione lo richiedesse, agirebbero in modo tremendamente cattivo.

Uomo di profilo

I mostri non nascono mostri, ce lo dice la scienza del male

Sfogliando tutta la letteratura a nostra disposizione fino a oggi, non possiamo affermare che la scienza del male custodisca il fattore alla base della cattiveria. Tutto il contrario. Sembra che questa caratteristica si sviluppi nel tempo e che siano i fattori ambientali a influire in modo definitivo su di essa.

In tal senso, i brillanti esperimenti di Philip Zimbardo, Stanley Milgram e di altri studiosi della scienza del male ci avevano avvisati sulla facilità con cui persone buone, all’improvviso, agiscono in modo cattivo in determinati contesti ambientali.

Questo starebbe a significare che in molti casi il confine che separa una buona azione da una cattiva non è chi la commette, ma in quali circostanze. Questo ci obbliga a un esercizio di comprensione sui giudizi che esprimiamo riguardo alle persone che agiscono in modo malvagio. Non si tratta di giustificarli, ovviamente. Tuttavia, bisogna ammettere che sulle nostre azioni influiscono molte variabili, e non sempre personali.

Di conseguenza, al momento non sembra possibile trovare un “disturbo di personalità del male”. L’obiettivo di creare mezzi utili a prevenire questi comportamenti si traduce, quindi, con lo sviluppare una tendenza a umanizzare le persone che agiscono in modo malvagio, alla luce del ruolo svolto dal contesto circostante.

  • Julia Shaw (2019). Evil: The science behind humanity’s dark side. Abrams Press.
  • Katherine Ramsland (2019) The Science of Evil. Psychology Today
  • Simon Baron-Cohen (2017) The Science of Evil. Huffpost
  • David M. Fergusson (2011) MAOA, abuse exposure and antisocial behaviour: 30-year longitudinal study. The British Journal of Psychiatry