La sindrome di Balint

06 luglio, 2020
La sindrome di Balint è un disturbo causato da lesioni bilaterali di entrambi i lobi parieto-occipitali che pregiudica la connessione tra le aree corticali della vista e le aree motorie prerolandiche. È caratterizzata da atassia ottica, incapacità di vedere e afferrare oggetti, e disattenzione visiva.

All’inizio del XX secolo, nel 1909, il medico ungherese Rezsö Balint -che ha dato il nome alla sindrome di Balint- presenta una descrizione di un quadro clinico già osservato alla fine del XIX secolo e che chiama atassia ottica. È caratterizzata dalla difficoltà nell’afferrare con precisione gli oggetti, in quanto gli occhi e le mani non si muovono in maniera coordinata.

In seguito, Smith nel 1916 e Holmes nel 1918 reinterpretarono tale condizione come un difetto dell’orientamento visuo-spaziale.

Nel 1953, Hécaen e Ajuriaguerra definiscono definitivamente il quadro descrittivo della sindrome di Balint, che consiste in paralisi psichica dello sguardo, atassia viso-motoria e disattenzione visiva.

Caratteristiche della sindrome di Balint

La sindrome di Balint è caratterizzata soprattutto da tre alterazioni che costituiscono la specifica triade di questo quadro clinico:

  • Impossibilità di vedere e afferrare gli oggetti.
  • Atassia ottica.
  • Disattenzione visiva, la quale interferisce principalmente con la periferia del campo, anche nel caso in cui l’attenzione ad altri stimoli si mantenga inalterata.

«Il nesso insensibile che collega tutte le immagini, le più distanti e le più diverse, è la visione.»

-Robert Bresson-

Uomo che si guarda la mano

Le cause della sindrome di Balint

Tale disturbo è prodotto da lesioni bilaterali nei lobi parietali o nelle aree parieto-occipitali in seguito a ferite da arma da fuoco, ictus o altri traumi. Le aree interessate sono:

  • La circonvoluzione angolare.
  • La zona dorsolaterale del lobo occipitale (area 19).
  • Il precuneo (lobo parietale superiore).

Le revisioni più recenti dei casi mettono in evidenza la lesione della circonvoluzione angolare quale fattore critico per lo sviluppo della sindrome di Balint.

I sintomi

Le persone affette da tale disturbo non sono in grado di localizzare uno stimolo visivo, presentano disturbi nella percezione della profondità, hanno una limitata capacità di modificare la direzione dello sguardo di fronte a uno stimolo e, quando vi riescono, ciò avviene in modo disorganizzato senza raggiungere la precisione necessaria, né gli è possibile mantenere la corretta fissazione.

Un segno caratteristico della patologia è la simultagnosia, ovvero il restringimento dell’attenzione visiva su un oggetto-stimolo con la conseguente incapacità di percepire lo spazio visivo nella sua totalità.

È un fatto sorprendete, in quanto i soggetti riescono a vedere anche i minimi dettagli (macchie, oggetti minuscoli), ma non la scena globale, motivo per cui nella maggior parte dei casi si comportano come se fossero ciechi.

Peculiarità del disturbo

A un esame oggettivo alcuni pazienti riescono a seguire il movimento delle loro dita, ma non di quelle dell’esaminatore; allo stesso modo, riescono a toccare punti specifici del loro corpo, ma non oggetti esterni.

La difficoltà nel modificare il focus visivo ostacola l’inizio della fissazione, che si manifesta con il sintomo della disattenzione visiva.

La difficoltà nel localizzare nello spazio lo stimolo visivo -che risulta disorganizzato quando lo stimolo è di altra natura – produce atassia ottica.

Vista annebbiata

Come si effettua la diagnosi?

L’alterazione della visione degli oggetti si valuta osservando il movimento degli occhi e la fissazione degli stessi di fronte al movimento e alla disattivazione manuale di uno stimolo, come una torcia oculistica.

L’alterazione relativa alla capacità di afferrare gli oggetti è valutata mostrando diversi oggetti a varie altezze e con colori e dimensioni che differiscono, in modo da osservare il movimento e la difficoltà a raggiungerli, nonché il tempo di esecuzione dell’attività.

L’atassia ottica viene valutata leggendo un testo, calcolando il numero di errori, la mancanza di fluidità dovuta a interruzioni oppure osservando movimenti saccadici e la fissazione.

Si può verificare l’assenza di attenzione visiva indirettamente, dato che la memoria recente è determinata da un multistimolo visivo; oppure osservando il modo in cui il paziente segue o meno il movimento della torcia o di determinati stimoli luminosi progressivi.

«La visione è l’arte di vedere le cose invisibili.»

-Jonayhan Swift-

Trattamento della sindrome di Balint

Poiché la sindrome di Balint si manifesta come conseguenza a una grave lesione cerebrale, il trattamento consiste nel recuperare le funzioni perdute attraverso delle sessioni di riabilitazione.

Nella maggior parte dei casi si ricorre alla terapia occupazionale come principale approccio. Tale terapia può essere effettuata utilizzando i metodi tradizionali o applicando nuove tecnologie a seconda dell’entità del caso e dalle scelte del medico curante.

La terapia mira a ridurre, per quanto possibile, le difficoltà presentate dai pazienti, nonché a migliorare le loro abilità, affinché riescano a gestire meglio la loro condizione.

  • Clavagnier, S. (2007). El síndrome de Balint: la visión desorientada. Mente y cerebro. 22.
  • Rodríguez, I.P.; Moreno, R. y Flórez, C. (2000). Alteraciones oculomotoras en el síndrome de Balint: terapia ocupacional asistida por ordenador. Revista motricidad, 6; 29-45. Universidad Complutense de Madrid.