La storia dei due schiavi

Nella storia dei due schiavi troviamo una riflessione sulla libertà e sul potere. È potente chi ha il dominio sugli altri o chi è in grado di mantenere il controllo di se stesso?
La storia dei due schiavi
Sergio De Dios González

Revisionato e approvato da lo psicologo Sergio De Dios González.

Ultimo aggiornamento: 28 marzo, 2023

La storia dei due schiavi ci racconta di un antico regno governato da un sultano, ammirato da tutti per la sua nobiltà e generosità. Il sovrano non imponeva il pagamento di tasse esagerate al suo popolo. Al contrario, faceva tutto il possibile per migliorare la situazione dei meno fortunati. Era anche molto saggio nel prendere le decisioni.

Il regno godeva di pace e armonia; la povertà che un tempo lo affliggeva era scomparsa e i cittadini erano abituati ad aiutarsi a vicenda. Amavano e rispettavano il sultano, che governava indisturbato da 40 anni. La situazione, tuttavia, sarebbero presto cambiata.

Il sultano aveva allevato con cura suo figlio. Sapeva che sarebbe stato il suo successore e desiderava che la sua eredità continuasse. Quindi lo affidò a un insegnante che lo istruì pazientemente sull’arte di governare. Non voleva che l’armonia raggiunta nel regno con così tanto sforzo andasse perduta. Sapendo di essere già molto anziano, capì che presto suo figlio avrebbe ereditato il trono.

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall’alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi.

-Gabriel Garcia Marquez-

Il figlio del sultano è l’erede al trono

Il sultano era abbastanza saggio da sapere che la morte era vicina. Quindi chiamò il figlio e gli annunciò che avrebbe abdicato. Colse l’occasione per ricordargli che l’arte di governare è un esercizio di intelligenza in cui bisogna alternare fermezza e sensibilità al fine di ascoltare i bisogni delle persone. Infine gli raccomandò di seguire il cuore in caso di dubbi e dilemmi.

Allo stesso modo, gli spiegò che essere sovrani vuol dire anche essere umili. Solo conoscendo e comprendendo i propri interessi e bisogni, un sovrano può governare un popolo.

Insistette anche insistito sul fatto che il potere può oscurare il giudizio e offuscare la ragione. L’unico modo per evitare ciò è mantenere libero lo spirito e limpido il cuore.

La storia dei due schiavi narra che il giovane ascoltò attentamente le parole del padre, a cui promise che sarebbe stato all’altezza del regno che avrebbe ereditato. Il giorno seguente venne incoronato durante una sontuosa cerimonia. Solo tre settimane dopo, l’anziano sultano morì nel suo letto.

Regno musulmano


Il regno del figlio del sultano

La storia dei due schiavi racconta che il figlio del sultano iniziò a governare seguendo le orme del padre. In breve tempo, però, pensò che fosse giunto il momento di espandere il regno. Iniziò così a invadere le nazioni vicine conquistando numerosi ettari. I militari lo aiutarono a ridurre in schiavitù interi villaggi.

Il nuovo sultano si sentiva sempre più potente, quindi decise di espandere ancora i suoi domini. La guerra ininterrotta pose fine alla tranquillità del regno e gli abitanti divennero irritabili e sospettosi. L’ambizione cominciò a impadronirsi di tutti, soprattutto del sultano che non era più il giovane gentile e rispettoso di un tempo.

Secondo la storia dei due schiavi, alcuni abitanti nostalgici dei tempi perduti provarono a ribellarsi al nuovo sovrano. Ma presto vennero scoperti e uccisi senza pietà.

La morale della storia dei due schiavi

Passarono diversi anni e giunse un momento in cui i sudditi temevano il sultano: nessuno osava contraddirlo. Pensava di essere l’uomo più potente del pianeta e che tutti nella sua nazione avessero l’obbligo di seguire i suoi ordini, chiunque essi fossero.

Un giorno decise di andare, sul dorso del suo cavallo più imponente, per le strade della capitale con indosso il suo vestito migliore. Avrebbe così misurato il suo potere.

Schiavo in un campo di cotone

Il sultano percorse a cavallo le strade principali. Vedendolo, tutti chinavano la testa e si prostravano ai suoi piedi. Il silenzio era quasi assoluto.

Stava attraversando un umile borgo quando un uomo vestito di stracci uscì di casa. Fissò il sultano, ma non si chinò né gli fece una riverenza. Il nuovo sultano lo guardò dall’alto in basso e gli ordinò di inginocchiarsi.

L’uomo gli chiese se si ricordava di lui: era stato il suo insegnante quando il sultano era solo un ragazzo. Il sovrano lo ignorò e insistette affinché si inginocchiasse. Di fronte a cotanta presunzione, l’uomo rispose: “Perché dovrei inchinarmi a te se io ho due schiavi che sono tuoi padroni?”.

Il sultano impallidì di rabbia. Estrasse la sciabola per colpire l’uomo, ma prima di fare il primo passo udì delle parole che non avrebbe mai dimenticato: “Tu sei schiavo della rabbia e dell’avidità, su cui io ho l’assoluto controllo“.


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  • Grüner, E. (2017). El fin de las pequeñas historias (Vol. 65). Ediciones Godot.

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