Casualità o causalità?

· 27 novembre 2015

“Ciò che chiamiamo caso non è e non può essere altro che la causa ignorata d’un effetto noto”

-Voltaire-


Erano giorni che volevo scrivere questo articolo. Vorrei, se possibile, riflettere sui miei pensieri e condividerli con voi. Spero che mettere in comune queste riflessioni serva a risvegliare qualcosa in voi, miei cari lettori.

Se siete arrivati fin qui alla ricerca di risposte o, almeno, per conoscere un’interpretazione delle stesse, vi anticipo che ho lasciato un finale aperto per farvi trarre le vostre conclusioni e condividerle con noi.

Ecco la domanda:

Succede tutto per caso oppure tutto accade per un motivo, cioè per il movimento che noi stessi creiamo?

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La mia storia di casualità e causalità

L’altro ieri mattina mi sono seduta di fronte al foglio bianco aspettando che le mie mani e la mia testa si mettessero all’opera, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Avevo solo un’idea vaga in mente di ciò che volevo trasmettervi e dopo cinque minuti ho deciso di rimandare a più tardi.

Forse ero stanca o non abbastanza ispirata per scrivere qualcosa, quindi ho deciso di uscire per distrarmi un po’. Così ho fatto e il cambiare aria mi è stato davvero utile.

Un’ora dopo, con più determinazione e voglia, mi sono riseduta davanti al foglio come se fosse una sfida con me stessa. E niente. Impossibile.

Erano passati solo 10 minuti è già mi ero data per vinta, perché sentivo che quello sarebbe stato un altro fallimento. Così, mi sono allontanata di nuovo dalla sedia e ho cercato nella lettura un po’ di divertimento, soprattutto per smettere di pensare alla mia incapacità di scrivere questo articolo.

Mi sono rifugiata in uno dei miei libri preferiti, Braccialetti azzurri, di Albert Espinosa. Ho aperto una pagina a caso che finiva con la seguente frase:

“E sono rimasto lì, a fissare il buio, aspettando l’alba”.

Che coincidenza! La citazione descriveva esattamente come mi sentivo io di fronte al vuoto creativo. Era forse un segnale dell’universo?

Ho chiuso il libro e sono tornata alla carica.

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Più ispirata e con una vaga idea di come strutturare ciò che volevo raccontarvi, o almeno credevo, ho appoggiato con energia la penna sul foglio per tracciare le prime linee. Ho scritto “Casualità o causalità?” e mi sono sentita subito meglio con me stessa. Come se avessi superato la barriera del vuoto con quella domanda complessa.

E lì si è conclusa la mia ispirazione, o meglio, la mia voglia e la mia pazienza.

Disperata, dopo qualche minuto alla ricerca di un’altra coincidenza che mi spingesse a riprendere a scrivere, mi sono rialzata, ho preparato la cena e ho fatto una doccia, per cercare di “rinfrescarmi le idee”.

A quel punto ero ormai troppo stanca e ho pensato che fosse meglio smettere di provare, quindi sono andata a dormire. Domani è un altro giorno. Punto e a capo.

La mattina dopo mi sono svegliata presto, piena di energie. Ho fatto colazione e mi sono piazzata davanti a ciò che, negli ultimi gironi, era diventato il mio “nemico”: il foglio bianco.

Con la sensazione di cadere in una spirale senza fine, sono rientrata nello stesso processo di frustrazione del giorno prima che mi ha fatto ricominciare a dubitare delle mie capacità per comporre l’articolo.

Forse non era un caso, forse era la mia causalità… Non ero forse io a rimandare ciò che mi sembrava impossibile?

L’unica cosa certa era che non riuscivo a resistere nemmeno cinque minuti seduta su quella sedia. Spesso, l’ispirazione non si presenta dal nulla, bisogna andare a cercarla.

Avrei potuto fare bozze, schemi, cercare informazioni sul titolo o direttamente scegliere un argomento diverso sperando di riuscire a collegarlo a questo. Invece mi sono lasciata trasportare dallo sconforto, dalla frustrazione che, a sua volta, mi faceva pensare di non essere capace quando, in realtà, passavano solo alcuni minuti e io non facevo niente per provarci.

Ora sto scrivendo queste ultime pagine che, casualmente (o causalmente?) mi hanno condotto alla domanda più importante: avevo forse paura di scrivere quello che pensavo oppure non ero certa di voler condividere con voi questi pensieri che m’impegnavo a trovare per caso?

Ci sono solo due cose certe in questo articolo

La prima è che, per caso, ho trovato questa citazione quando ho riaperto il libro a una pagina qualsiasi: “I dubbi non risolti sono le paure non accettate”.

La seconda è che, per causalità, perché mi sono sforzata, un’idea mi ha condotto all’altra. Sono stata io la padrona delle mie frasi e delle mie emozioni.

E ho voltato di nuovo pagina.


 

“Il mondo è il cortile più grande che c’è”