La validità predittiva nella validazione di un test

· 22 Aprile 2019
Nella convalida di un test, la validità predittiva (così come la validità concorrente) si esprime di solito mediante un coefficiente di correlazione tra i risultati chiamato criterio.

È noto che la psicologia si avvale anche di test per trarre conclusioni sulla nostra personalità. Ma a cosa si riferiscono i punteggi ottenuti? Di questo si fa carico il concetto di validità. Non esiste un solo tipo di validità, ma diversi. In questo articolo vedremo il ruolo della validità predittiva nella convalida di un test.

Lo psicologo Robert Thorndike (1910-1990) sosteneva che la validità di un test è strettamente collegata con l’oggetto di analisi. Con questa premessa vale la pena chiedersi: è sufficiente ricorrere a un test, è sicura l’interpretazione del punteggio? O anche, quanto ci si può spingere nella generalizzazione senza introdurre un intervallo ampio di errore a partire dai risultati ottenuti dal test? La validità predittiva cerca di rispondere a queste domande.

Mano con penna e grafico a barre

Definizione di validità

In termini statistici, la validità è definita come la proporzione della varianza reale rilevante ai fini del test. Cosa significa il termine rilevante? In questo caso si riferisce alle caratteristiche o alle dimensioni che il test utilizzato è in grado di misurare.

Come abbiamo già detto, la validità di un test viene definita:

  • Mettendo in relazione i suoi risultati con un’altra misurazione eseguita con criteri esterni. Cioè, se abbiamo un altro test che misura gli stessi parametri, confronteremo i risultati ottenuti da entrambi; stabiliremo che il nuovo test misura lo stesso valore del primo quando i risultati sono simili.
  • Tramite l’estensione con cui il test misura un tratto sottostante specifico e ipotetico o “costrutto“. In questo caso, una pratica comune è quella di confrontare i risultati di due parti del test destinate a misurare gli stessi elementi. La validità con maggiore correlazione/associazione tra i risultati viene considerata validità più alta.

Tipi di validità

Come abbiamo accennato, esistono vari tipi di validità.

  • Validità di contenuto (o prova del contenuto).
  • Validità predittiva (o prova esterna).
  • Concorrente.
  • Validità di costrutto.

La validità predittiva (o prova esterna)

Il risultato di un test è in grado di prevedere il rendimento o un comportamento futuro? (1) La validità esterna si occupa di rispondere a questa domanda.

Validità del test e controllo dei grafici

Di solito in psicologia si ricorre ai test per prevedere possibili comportamenti futuri. Ci affidiamo, cioè, ai test per prendere un qualunque tipo di decisione pratica (selezione, classificazione, etc.). In ogni situazione, a maggiore precisione della predizione corrisponde una maggiore validità predittiva del test, quindi tanto più utile sarà il test stesso. (1).

Prendiamo, per esempio, un test utilizzato per la selezione del personale. In questo caso, consideriamo il test come elemento adeguato al processo di selezione se il suo punteggio può prevedere l’esecuzione di una mansione importante all’interno del lavoro stesso. Questo si denomina criterio esterno. 

Affinché il test possa essere utilizzato come parte del processo di selezione del personale occorre, naturalmente, che abbia una buona validità. In tal senso l’idea è metterlo in relazione con i criteri pertinenti. Quindi pare che l’interesse principale dello psicologo o esaminatore sia determinare se il test predice un determinato criterio.

Per raggiungere questo obiettivo, i criteri esterni a cui i punteggi del test saranno correlati devono essere affidabili e validi. Ma cosa si intende per criterio?

Il criterio e la validità predittiva

Secondo il ricercatore Jaime Aliaga, un criterio può essere qualunque prestazione del soggetto nella vita reale. Ad esempio, un criterio potrebbe essere la misura delle prestazioni lavorative, o scolastiche nel caso di uno studente. Esistono molti altri criteri. Il problema, afferma Aliaga, è che in molti casi è impossibile trovare un criterio univoco di un tratto mentale.

Poniamo, ad esempio, il caso di due psicologi che stanno analizzando il rendimento scolastico di un gruppo di studenti. Pur condividendo lo scopo, i due ricercatori possono usare criteri diversi. Il primo potrebbe considerare come criterio i voti presi agli esami. Il secondo potrebbe valutare il tempo impiegato da ogni studente per portare a termine le prove.

Quando vogliamo validare un test, la validità predittiva (oltre alla validità concorrente) viene di solito espressa mediante un coefficiente di correlazione tra punteggi che possiamo chiamare criterio. Questo coefficiente si chiama coefficiente di convalida. Secondo Aliaga, l’interpretazione di questo coefficiente richiede un ottimo dominio del metodo statistico impiegato per ottenere questo criterio. Una volta ottenuto il criterio, il passo successivo per ottenere la categoria di validità è ricorrere ai metodi statistici utilizzati.

Donna legge un grafico al cellulare e al pc

A cosa serve la validità predittiva?

La validità predittiva è uno dei modi per ottenere la validità di un test. Chiaramente, e nel campo specifico della psicologia, un test è migliore quando ha un alta validità. Ricordiamo, inoltre, che l’elemento chiave in questo tipo di validità è il criterio. Abbiamo bisogno di test basati su criteri affidabili e validi.

  1. Tovar, J. (2007). Psicometría: tests psicométricos, confiabilidad y validez. Psicología: Tópicos de actualidad, 85-108.
  2. Thorndike, R. L. (1989). Psicometría aplicada. Limusa.
  3. Muñiz, J. O. S. É. (1997). Aspectos éticos y deontológicos de la evaluación psicológica. Evaluación psicológica en el, 2000, 307-345.