La vecchiaia non arriva più a 65 anni

Come si è evoluto il pensiero sociale riguardo all'aumento dell'aspettativa di vita? Cercheremo di rispondere a questa domande sulla base dei dati offerti dalla fondatrice dell'Oxford Institute of Population Ageing e di altri ricercatori.
La vecchiaia non arriva più a 65 anni

Ultimo aggiornamento: 08 maggio, 2022

La terza età oggi dura di più, mentre il declino delle nostre facoltà è rallentato: si raggiunge un’età più alta con un maggiore grado di autonomia. La fondatrice dell’Oxford University Institue of Population Ageing, Sahar Harper, afferma che la vecchiaia non arriva più a 65 anni, bensì quando si diventa dipendenti.

Le Nazioni Unite stimano che nel 2050 la popolazione di età pari o superiore a 60 anni aumenterà in tutti i paesi. Il numero di persone di età pari o superiore a 60 anni nei paesi in via di sviluppo è già il doppio di quello dei paesi sviluppati. E le Nazioni Unite si aspettano che il rapporto sarà di tre a uno nel 2030 e di quattro a uno nel 2050.

Ciò nonostante, siamo una società che discrimina gli anziani? Che visione abbiamo della vecchiaia? Sarah Harper sostiene che viviamo in società occidentali in cui questa discriminazione è frequente.

“Invecchiare è come scalare una grande montagna: man mano che sali, le forze diminuiscono, ma lo sguardo è più libero, la visione più ampia e più serena.”

-Ingmar Bergman-

Gli anziani che si divertono come esempio della quarta età.

La vecchiaia non arriva più a 65 anni

Un gruppo di ricercatori del CSIC propone di sostituire la soglia statistica dei 65 anni con una mobile legata all’aspettativa di vita. Per comodità statistica, da oltre un secolo si considera che la vecchiaia inizi a 65 anni, età che coincideva con la pensione.

La verità è, però, che con il passare degli anni l’aspettativa e la qualità di vita aumentano. Alla luce di ciò, i sessantacinquenni di oggi sono molto diversi dei loro coetanei di un tempo.

Chi oggi ha un’età compresa tra i 65 e i 70 anni coincide con la fascia 55-60 anni delle generazioni precedenti, afferma Antonio Abellán, ricercatore presso il Dipartimento della popolazione del CSIC e direttore del portale “Aging on the Web”.

Sia lui sia altri ricercatori del CSIC hanno deciso di aprire un dibattito sul bisogno di ridefinire il concetto di vecchiaia o, almeno, l’età in cui inizia.

Una delle proposte avanzate è che l’ingresso nella vecchiaia sia segnato da una soglia scorrevole legata all’aspettativa di vita residua, in modo che essere anziani non dipenda dagli anni che compaiono sulla carta d’identità, ma da quelli che restano da vivere.

“La posizione sociale degli anziani non è conseguenza del loro invecchiamento fisico o psichico, ma del loro posizionamento rispetto al mercato del lavoro e alle relazioni e alle strutture che esso determina; lo spazio tassonomico della vecchiaia non ha nulla di biologico né di naturale, ma piuttosto il risultato di una costruzione sociale che ha aspetti pratico-giuridici oltre che immaginari e rappresentativi”.

-Sottile, 2003-

Anziani in bicicletta attraverso la campagna.

Società che invecchiano: miti, sfide e opportunità

Demografi e sociologi sottolineano che prima di adottare qualsiasi misura politica relativa alla soglia della vecchiaia, sono necessarie ulteriori ricerche su come vengono vissuti gli ultimi quindici anni prima della morte.

Questi studi ci aiuterebbero a determinare quando inizia il processo di disabilità in molte persone anziane e se tale disabilità viene ritardata, come sottolineano alcuni studi americani.

Dalle relazioni pubblicate periodicamente dall’Osservatorio degli anziani in Spagna si evince che tra il 70% e l’80% degli attuali anziani (persone di età superiore ai 65 anni) sono autonomi e funzionalmente indipendenti.

Allo stesso modo in cui alcuni definiscono la vecchiaia con un criterio cronologico e affermano che inizia a 65 anni con il pensionamento, altri studiosi ne segnano l’inizio sulla base di un criterio funzionale. Stabiliscono che la persona è anziana quando è mentalmente e socialmente incapace o limitata.

“I primi quarant’anni di vita ci danno il testo; i successivi trenta ci forniscono il commento allo stesso.

-Arthur Schopenhauer-

Conclusioni

Gli studi dimostrano che la vecchiaia non arriva più a 65 anni. Il 28,7% della popolazione pensa di entrare nella terza età dopo i 70 anni, mentre il 25,3% superati i 65 anni e il 17,3% capisce che essere una persona anziana non dipende dall’età.

Da questi dati si evince la necessità di un cambiamento socioculturale in relazione all’invecchiamento. Il mondo sta invecchiando, ma essere anziani oggi è diverso rispetto al passato.



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