La vita ci impone dei ruoli. Chi si aspettano che siamo?

· 8 maggio 2016

Siamo il prodotto della nostra educazione, delle circostanze che viviamo, delle esperienze che abbiamo vissuto, delle relazioni interpersonali e della cultura. Tutto questo fino a che non decidiamo di essere il prodotto di noi stessi, di liberarci dalle credenze, dai ruoli e dalle paure che corrispondono al passato.

Tutto ciò che abbiamo vissuto e sentito durante l’infanzia è rimasto registrato dentro di noi. Tuttavia, possiamo modificarlo se lo vogliamo, dato che la nostra vita ci appartiene. Nessuno può aspettarsi qualcosa da noi, solo noi stessi. Quando entriamo nell’età adulta, decidiamo come vogliamo vivere, cosa che probabilmente non coinciderà con ciò che gli altri si aspettano da noi.

La programmazione mentale

Dal momento della nascita, riceviamo un’educazione e una cultura e siamo aperti determinate relazioni interpersonali. Tutto ciò ci segna e, poco a poco, programmiamo noi stessi in funzione di ciò che abbiamo ricevuto; iniziamo a svolgere un determinato ruolo nei vari ambiti della vita.

La programmazione mentale è quello che riceviamo e rimane profondamente registrata in noi; essa riguarda il modo in cui ci relazioniamo con gli altri, la nostra percezione del mondo e ciò che gli altri si aspettano da noi.

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Gli stereotipi e i pregiudizi influiscono sui nostri ruoli

Senza dubbio, durante l’infanzia, riceviamo un’immagine di noi e del mondo, immagine che, da adulti, ci servirà per relazionarci in un modo o in un altro. Gli stereotipi e i pregiudizi sono idee sulle persone che mettono in luce determinate caratteristiche; questi vengono appresi da noi attraverso gli adulti che ci circondavano quando eravamo piccoli.

I ruoli sono atteggiamenti che assumiamo in funzione della situazione in cui ci troviamo. Anche questo lo impariamo da molto piccoli. In quella fase, impariamo soprattutto il ruolo che ci rappresenterà più degli altri nella vita, perché sarà quello che ci identificherà di più.

La necessità di piacere e la scarsa autostima

È evidente che il resto del mondo si aspetta qualcosa da noi, ma spesso capita che non sappiamo chi siamo esattamente. Ciò accade perché non abbiamo scoperto le nostre capacità e le nostre debolezze più profonde. Cresciamo dunque con una scarsa autostima, dato che sappiamo perfettamente chi dobbiamo essere, ma non chi siamo davvero o chi vorremmo essere.

Quando non conosciamo noi stessi, optiamo inconsapevolmente per essere chi gli altri vogliono che siamo: facciamo un grande sforzo per piacere agli altri, per rispettare il ruolo assegnatoci quando siamo nati.

La riprogrammazione mentale

Tuttavia, è possibile uscire dal ruolo trasmessoci e scoprire chi siamo davvero. A questo scopo, possiamo lavorare sulla riprogrammazione mentale, ovvero possiamo togliere da noi il “chi dobbiamo essere”, per sostituirlo con il “chi vogliamo essere”.

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Si tratta di un lavoro sia consapevole sia inconsapevole, che consiste nell’analizzare nel dettaglio la parte più profonda di noi con il fine di poter capire quale programmazione abbiamo ricevuto da piccoli e perché ora essa ci rende infelici.

“Il tuo più grande concorrente è chi vuoi diventare”

(Jim Taylor)

Ho il diritto di essere me stesso

Essere coscienti, scoprire e modificare i ruoli e le credenze che ci hanno trasmesso sulle relazioni e sul mondo significa permetterci di essere noi stessi. La libertà è la capacità di decidere in autonomia, senza sentirci obbligati da ciò che ci hanno insegnato, disfacendoci del verbo “dovere” e adottando il verbo “volere”.

Sei potente quando sai quanto potente sei

(Yogi Bhajan)

Tutti abbiamo diritto ad essere noi stessi e permettercelo significa essere felici, dato che l’unico cammino per la felicità è spogliarci di ciò che gli altri vogliono da noi e costruire la nostra vita in funzione della nostra volontà.

Nessuno può negarci il diritto di essere noi stessi, solo noi. Nessuno decide come dobbiamo interpretare i nostri ruoli quando siamo adulti, nessuno deve ordinarci come dobbiamo essere. Nessuno può imporci nulla, giacché siamo liberi di decidere verso dove dirigerci.

“Ricorda sempre che non hai solo il diritto di essere un individuo, hai anche l’obbligo di esserlo”

(Eleanor Roosvelt)