L’AIDS non si può curare, la discriminazione sì

3 giugno 2016 in Psicologia 0 Condivisi

Il primo dicembre è una data che, internazionalmente, viene dedicata alla lotta contro la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (AIDS), una malattia sulla quale grava un grande pregiudizio sociale e che, per quanto possa sembrare strano, è quasi sconosciuta.

Oggigiorno, nei paesi occidentali abbiamo abbandonato la paura di questa malattia perché, anche se bisogna convivere per sempre con essa, viene ormai resa cronica dai farmaci e dai trattamenti specifici.

Purtroppo, però, ciò accade solo in alcune zone del pianeta, poiché molti altri paesi non hanno la stessa fortuna e, per questo motivo, ogni anno sono migliaia le persone che muoiono a causa di una malattia per la quale non esiste una cura, ma che può essere arrestata da una serie di cosiddetti trattamenti “palliativi”.

aids1

Che cos’è l’HIV e che cos’è l’AIDS?

È necessario chiarire questi due termini e capire che la causa dell’AIDS è associata ad un retrovirus conosciuto come virus dell’immunodeficienza umana (HIV). Il problema principale che implica questo virus è che è impossibile trovare una cura o un vaccino che lo annienti in modo immediato, poiché si presenta sotto diverse forme che, inoltre, continuano a mutare.

Tuttavia, quali sono gli effetti dell’HIV sul corpo una volta che inizia ad agire? Nel momento in cui questo virus si attiva, si scatena l’AIDS o, in altre parole, la depressione del sistema immunitario del corpo. Nei pazienti che soffrono di AIDS, si riduce la quantità di alcune cellule conosciute come linfociti T cooperatori, mentre aumenta quella dei linfociti T regolatori o soppressori presenti nell’organismo (nelle persone sane, invece, la proporzione è opposta).

La sintomatologia dell’AIDS è complessa, poiché è il risultato della combinazione di diverse manifestazioni. Si parla di febbre persistente o sudorazione durante la notte, fatica accentuata, perdita di peso e diarrea durante vari giorni.
Condividere

shutterstock

Il deterioramento progressivo delle funzioni immunitarie dei pazienti affetti dall’AIDS si manifesta con la comparsa di neoplasie, infezioni come la polmonite o la tubercolosi o un insieme di queste patologie.
Condividere

Nonostante ciò, bisogna anche sapere che è possibile essere portatori del virus senza per forza soffrire di AIDS. Non si sa ancora se in questi casi lo sviluppo della malattia sia inevitabile o se, invece, dipenda da fattori esterni che scatenano la sindrome.

Per questo motivo, ai portatori del virus si consiglia di adottare comportamenti ed uno stile di vita che facilitino la loro immunocompetenza, poiché certe situazioni o periodi stressanti possono aumentare le probabilità che la malattia si manifesti.

article

Quali sono i fattori psicologici che influiscono sulla riattivazione della sieropositività?

Per il momento, non si conoscono i fattori psicologici che influiscono direttamente sulla riattivazione della malattia. Nonostante ciò, si sa che le malattie come il cancro o le patologie infettive hanno un certo peso.

Tuttavia, sappiamo anche che i fattori di stress psicosociali, come una separazione, la morte di un parente o di una persona cara, e lo sviluppo di fattori emotivi negativi e nocivi, come la depressione, possono favorire la comparsa di questa sindrome nei portatori del virus HIV.

Ciò accade perché i fattori psicologici negativi favoriscono l’immunodepressione e, quindi, la riduzione delle difese che proteggono il nostro organismo. Possiamo dire che la capacità riproduttrice dell’HIV è potenziata dalla presenza di ormoni corticosteroidi come, per esempio, il cortisolo, la cui produzione aumenta in situazioni stressanti.

Nonostante ciò, è ora possibile rendere cronica l’AIDS grazie ad alcuni trattamenti, molto più accessibili nei cosiddetti “paesi sviluppati”.
Condividere

aids

A favore della conoscenza e contro i pregiudizi: falsi miti e verità sull’AIDS

Primo falso mito: l’HIV è trasmissibile tramite le punture di zanzara

Verità: l’HIV (virus dell’immunodeficienza umana) non può essere trasmesso tramite le punture di zanzara o di altri insetti. Gli insetti non possono essere affetti dall’HIV e, quindi, non possono nemmeno trasmetterlo.

Secondo falso mito: è possibile essere contagiati dall’HIV se si dà la mano, se si usa un bagno pubblico, se si beve dallo stesso bicchiere di una persona affetta dal virus o se si è vicini quando tossisce o starnutisce.

Verità: l’HIV non si trasmette tramite il contatto quotidiano e casuale che avviene nell’ambiente sociale o lavorativo. È impossibile essere infettati da questi contatti casuali. L’HIV si trasmette tramite:

  • Rapporti sessuali vaginali, anali o orali non sicuri e non protetti.
  • Una trasfusione di sangue infetto.
  • La condivisione di aghi contaminati nell’ambiente medico-assistenziale o di aghi volti all’iniezione di droghe per endovena.
  • Di madre in figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento.

*Il rischio di contagio aumenta se ci sono ferite, tagli o ulcere e se si stabilisce un contatto tra essi.

Terzo falso mito: l’HIV colpisce solo gli omosessuali e i tossicodipendenti

Verità: come abbiamo visto, si tratta di un mito e il contagio si produce nelle situazioni già elencate in precedenza. Un 90% di tutti i casi di contagio si deve ad un rapporto sessuale non protetto. Più specificamente, il 60-70% di questi contagi è il risultato di un rapporto eterosessuale, il che significa che solo il 30-40% deriva da un rapporto omosessuale.

dito nastro

Quarto falso mito: basta guardare qualcuno per capire che è affetto da HIV

Verità: un grosso e grasso NO. Una persona portatrice di HIV può sembrare del tutto sana e trasmettere comunque il virus a qualcun altro. L’unico modo per capire se qualcuno è infetto o meno dal virus è tramite un’analisi del sangue (che, tra l’altro, è molto affidabile).

Quinto falso mito: quando si segue un trattamento per la terapia antiretrovirale, è impossibile trasmettere il virus agli altri

Verità: La terapia antiretrovirale non impedisce al paziente infetto di trasmettere il virus, anche se riduce enormemente la carica virale, il che lo aiuta a mantenere una buona qualità di vita.

Sesto falso mito: è possibile contrarre il virus se si entra in contatto con il sudore di una persona affetta da HIV

Verità: il sudore NON è un canale di trasmissione dell’HIV, poiché in esso la concentrazione del virus è minima e, inoltre, per poter “entrare” nell’organismo, il virus deve avere accesso al flusso sanguigno della persona sana.

Lottare contro i pregiudizi e la discriminazioni nei confronti dei soggetti affetti da AIDS non solo aiuta la società e il mondo, ma anche noi stessi. Per contribuire a questa battaglia, possiamo diffondere questo genere di informazioni, promuovendo i fatti e smentendo i falsi miti. Non voltate le spalle all’AIDS, lottate contro la discriminazione.

Guarda anche