L’ABC della depressione

· 16 maggio 2016

Fino a non molto tempo fa, dal punto di vista medico, si pensava che la depressione fosse causata da uno squilibrio biochimico e, in realtà, questa corrente di pensiero era parzialmente corretta. Infatti, nelle cosiddette depressioni endogene, si possono notare degli squilibri all’interno dei neurotrasmettitori. Nonostante ciò, questo tipo di depressione è poco comune e, di solito, si tratta di depressioni reattive che, come dice il nome, “reagiscono” alla perdita di qualcosa di importante per il paziente.

In questi casi, non si ha a che fare con una causa biochimica, ma non si deve nemmeno alla situazione che sta vivendo il paziente. Quindi, vi chiederete, qual è la causa di quella tristezza tanto profonda che accompagna sempre la depressione?

Il vero motivo per cui si cade in uno stato d’animo depressivo è il modo di pensare, la maniera in cui la persona, attraverso il filtro della depressione, interpreta ciò che accade. Sono i pensieri che vengono generati in modo parallelo allo stato emotivo che fanno sì che questo perduri nel tempo.

La buona notizia è che, anche se non è possibile scegliere la situazione in cui ci si trova, e possibile intervenire sul modo in cui la si interpreta e la si affronta. Solo noi possiamo decidere di interpretare in maniera diversa i fatti.

Il modello ABC

Albert Ellis, padre della terapia razionale, ha creato un modello ABC per aiutare i pazienti a rendersi conto che non è la situazione attivante che provoca il loro malessere emotivo, bensì i loro pensieri e le loro convinzioni.

albert ellis

Bisogna inoltre specificare che è necessario distinguere tra emozioni sane e stati emotivi nocivi. Le emozioni negative sane come la tristezza, la paura o il non sentirsi a proprio agio, ci aiutano ad affrontare in modo efficace i diversi episodi della nostra vita.

Ci spingono ad agire in modo logico e realista. Gli stati emotivi nocivi, invece, come la depressione, l’ansia, il senso di colpa o la rabbia, ci bloccano e ci paralizzano. Non ci permettono di affrontare la situazione, anzi, non fanno che peggiorarla e inserirci in un circolo vizioso dal quale è difficile fuggire.

È normale provare una sana tristezza quando abbiamo perso il posto di lavoro o ci siamo lasciati con il nostro partner, ma non è normale che quella tristezza sia troppo intensa, frequente e duratura e che finisca trasformandosi in depressione. Ciò che non funziona, in questi casi, è ciò che diciamo a noi stessi a proposito di quella perdita.

Il modello ABC distingue l’elemento A (dall’inglese antecedent, o stimolo di partenza), quello B (che sta per belief, cioè i pensieri del paziente e le sue convinzioni riguardo la situazione) e il C (si riferisce a consequence o come si sente il paziente e come reagisce di fronte a tale situazione). L’elemento A non è la vera causa di C, bensì lo è B. Di solito, tendiamo a pensare che è la situazione ad essere la responsabile di come ci sentiamo, ma ciò non è vero e si può provare facilmente pensando al fatto che diverse persone reagiscono in modo diverso di fronte alla stessa situazione.

Una B tinta di nero

Il modello ABC della depressione può essere schematizzato in questo modo: esiste uno stimolo, o A, che risponde a una perdita vitale, qualcosa di molto importante per noi, al quale i nostri pensieri, o B, reagiscono tingendosi di colore nero. Tendiamo a vedere noi stessi come persone inutili, il mondo come un luogo pieno di spine e di tenebre e, forse, il futuro preferiamo persino non vederlo, perché in noi si cela un terribile sconforto.

Questi pensieri inondano la nostra mente e finiamo per convincerci che siano reali. Crediamo che, se è nella nostra testa, sarà perché è reale. In realtà, però, non è così, eppure la nostra testa tende a generalizzare, a etichettare in modo globale, a drammatizzare, ecc., ed è proprio questo che causa la nostra sofferenza tanto intensa, la nostra C emotiva, che chiamiamo depressione.

“Le emozioni che, nella vita, minano i nostri obiettivi e i nostri scopi principali sono distruttive e irrazionali. Sono fondamentali: la depressione, l’ansia eccessiva, l’ira eccessiva e il senso di colpa esagerato”.

-Albert Ellis-

depressione oscurità

In realtà, così non risolviamo il problema. Con questo tipo di pensieri e di emozioni, non facciamo che isolarci, smettere di fare ciò che amiamo e persino sconvolgere la nostra routine quotidiana. Questa sarebbe la C comportamentale che, d’altra parte, è illogica e va contro il nostro obiettivo di stare bene.

È impossibile migliorare se il nostro atteggiamento tende ad allontanarci da tutto ciò che potrebbe farci stare meglio.

La C della depressione

Le conseguenze a breve termine di agire in questo modo ci fortificano, perché ci liberiamo dello sforzo che implica doversi alzare e fare ciò che non abbiamo voglia di fare. Tuttavia, a lungo termine rendono il problema cronico, e noi continueremo ad essere depressi.

Comportandoci in questo modo, eliminiamo ancora più forze di quelle che abbiamo già perso all’inizio e, inoltre, non ci diamo nemmeno l’opportunità di vedere se i nostri pensieri su noi stessi, il mondo ed il futuro, sono veri. Ciò significa che la soluzione è modificare quel B negativo che ci danneggia e che ci blocca: solo noi abbiamo la chiave necessaria per liberarci.