L'alcolismo: studi per conoscere e trattare questa realtà

La scienza continua a studiare i meccanismi cerebrali coinvolti nell'alcolismo. In questo articolo presentiamo i dati più recenti in merito.
L'alcolismo: studi per conoscere e trattare questa realtà

Ultimo aggiornamento: 16 luglio, 2022

L’alcolismo è un problema che interessa circa 100 milioni di persone nel mondo. Gli effetti di questa dipendenza sono devastanti per la persona, la sua cerchia sociale e la società in generale. Non ha solo effetti fisici molto gravi, ma anche un forte impatto psicosociale.

Peggio ancora, l’alcolismo è una delle dipendenze più difficili da combattere. Non sono stati sviluppati farmaci efficaci per trattare questo problema e con quelli attualmente disponibili si stima un tasso di recidiva pari al 90%.

Lo indica un nuovo studio sull’alcolismo condotto dall’Università dell’Illinois, in cui vengono presentate nuove opzioni per curare questa dipendenza. Sebbene la ricerca sia stata condotta su cavie, ha prodotto risultati significativi.

“L’eccessivo consumo di alcol durante l’adolescenza è uno dei fattori di rischio per la dipendenza da alcol in età adulta, ma anche per i disturbi d’ansia”.

-Anna Lorenzen-

Uomo con problemi di alcol.
Bere alcol riduce le dimensioni del cervello.

Un nuovo studio sull’alcolismo

Lo studio è stato condotto presso l’Università dell’Illinois. Il team di ricercatori è stato guidato dal Dottor Subhash Pandey e pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances.

Questa ricerca ha consentito una migliore comprensione dei meccanismi molecolari coinvolti nell’alcolismo. Alla luce di ciò, è altamente probabile che nel prossimo futuro faciliterà lo sviluppo di farmaci per curare questa malattia.

I ricercatori hanno somministrato grandi quantità di alcol a un gruppo di giovani cavie. Gli animali avevano un’età compresa tra 27 e 41 giorni, che equivale alla fascia d’età tra i 10 e i 18 anni negli esseri umani. A un altro gruppo di cavie della stessa età la sostanza non è stata somministrata.

Gli scienziati hanno potuto verificare che le cavie che consumavano alcol presentavano quantità inferiori di una proteina chiamata Arc. Questa viene prodotta dall’amigdala, area del cervello coinvolta nella regolazione dell’ansia e associata alle dipendenze.

Sia nelle cavie sia negli esseri umani, il passaggio dall’infanzia all’età adulta è una fase critica dello sviluppo. Il cervello è in fase di ristrutturazione ed è molto sensibile al consumo di alcol. La riduzione della proteina Arc nelle cavie ha causato cambiamenti chimici nel DNA.

La seconda parte dello studio

Nella seconda parte dell’esperimento, gli scienziati hanno verificato la possibilità di contrastare i cambiamenti causati dal consumo di alcol. Hanno utilizzato un sofisticato sistema noto come forbici genetiche per “rimuovere” l’alterazione genetica causata dal consumo di alcol.

Grazie a ciò, nelle giovani cavie si è registrata una corretta produzione della proteina Arc. Dopodiché, agli animali sono stati offerti acqua e alcol e hanno optato per l’acqua. Allo stesso modo, mostravano livelli più bassi di ansia.

Ci sono ancora diverse domande irrisolte. Tuttavia, il ruolo importante della proteina Arc nell’alcolismo è ormai chiaro. Si è inoltre concluso che il consumo di alcol in tenera età non solo aumenta le probabilità di dipendenza in età adulta, ma anche di soffrire di disturbi d’ansia.

Lo alcolismo nella donna.
La dipendenza da alcol è caratterizzata da deficit nella regolazione fisiologica della motivazione endogena e del sistema di ricompensa.

L’alcolismo e la serotonina

Altre ricerche condotte dalla Queensland University of Technology hanno scoperto che l’alcolismo compromette anche la produzione di serotonina. In particolare, un recettore della serotonina chiamato 5-HT1A. In questo caso, le cavie sono state esposte all’alcool per 2 ore e poi private di questa sostanza per 24 ore.

Il ciclo è stato ripetuto per 12 settimane e alla fine si sono riscontrati maggiori livelli di ansia. È stato dunque somministrato l’ansiolitico tandospirone, in grado di attivare il recettore della serotonina 5-HT1A. In seguito a ciò, le cavie mostravano livelli di ansia più bassi ed erano meno inclini a bere alcolici.

Allo stesso modo, il tandospirone è stato in grado di normalizzare il processo di neurogenesi, ovvero la produzione di nuovi neuroni. Va notato che l’alcol riduce il numero di neuroni immaturi nel cervello, in particolare nell’ippocampo.

L’ansiolitico, dunque, ha contrastato questo effetto. Si tratta di un’altra scoperta determinante che potrebbe portare a ottenere farmaci in grado di curare l’alcolismo.

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  • Belmer, A., Patkar, O. L., Lanoue, V., & Bartlett, S. E. (2018). 5-HT1A receptor-dependent modulation of emotional and neurogenic deficits elicited by prolonged consumption of alcohol. Scientific reports8(1), 1-12.
  • Bohnsack, J. P., Zhang, H., Wandling, G. M., He, D., Kyzar, E. J., Lasek, A. W., & Pandey, S. C. (2022). Targeted epigenomic editing ameliorates adult anxiety and excessive drinking after adolescent alcohol exposure. Science advances8(18), eabn2748.
  • Teague, C. D., & Nestler, E. J. (2022). Teenage drinking and adult neuropsychiatric disorders: An epigenetic connection. Science Advances, 8(18), eabq5934.

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