Autoinganno: le bugie che ci sostengono

· 6 agosto 2016

In un modo o nell’altro, tutti noi abbiamo una certa dimestichezza con le bugie. Qualcuno di voi sarà più coraggioso e sarà in grado di ammettere quando mente; per altri, al contrario, le bugie sono una vera e propria condanna con cui non vogliono avere a che fare.

Ma chi di noi non ha mai raccontato una bugia a se stesso? Forse è ancora troppo presto per rendercene conto, ma vale la pena rifletterci un po’.

“La bugia più comune è quella con cui un uomo inganna se stesso. Ingannare gli altri è un difetto relativamente sano.”

-Nietzsche-

autoinganno2

L’inganno come compagno di vita

L’inganno o la bugia fanno parte di tutti gli aspetti della vita, persino la natura lo utilizza come risorsa. Pensate ai virus che sono in grado di ingannare il nostro sistema immunitario per entrare nel nostro corpo oppure nel teatrino di bugie e recitazione che mettono in atto prede e predatori pur di ottenere ciò che vogliono: la sopravvivenza. Ma che dire dell’essere umano?

A di là delle bugie che formuliamo per ottenere qualcosa in concreto, ci sono altre menzogne che ci accompagnano per un lungo periodo di tempo, se non addirittura per tutta la vita. Sono bugie che sono state elaborate per sfuggire alla realtà, e si rifugiano nell’inconscio.

In Memorie dal sottosuolo, Dostoevskij scrisse:

“Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici. Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a se stesso, e in segreto. Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso, e ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente.”

viso bambina maschera di felino

Nessuno è immune all’autoinganno

Nell’autoinganno il linguaggio gioca un ruolo fondamentale, non solo la coscienza. Anche se esiste una realtà concreta, sebbene ognuno di noi costruisca la propria attraverso la sua percezione, è attraverso il linguaggio che trasmettiamo e descriviamo questa realtà. E in fondo, per noi, la realtà non è altro che un riflesso di ciò che raccontiamo.

Tenendo in considerazione che ogni persona ha la capacità di crearsi delle opinioni del tutto soggettive, in ogni ambito della vita, chi di noi è immune alle supposizioni o confabulazioni? Siamo tutti vittime dei nostri stessi tranelli, che utilizziamo per sopravvivere alla quotidianità.

Le bugie ci aiutano a schivare la realtà

Nella vita di ognuno di noi esiste un fitto intreccio di bugie che ci sostiene e che, alle volte, può trasformarsi in manette che ci tengono legati a certe situazioni senza che ce ne rendiamo conto. Sono esse le responsabili di quella sensazione che ci assale quando crediamo che, a prescindere dai nostri sforzi, non riusciremo mai ad avanzare.

“La verità ha la struttura della finzione.”

-Jacques Lacan-

Quando la forza dei fatti diventa brutale o minacciosa, il timore della sofferenza può portarci a schivare la realtà, bloccando la nostra attenzione e auto-ingannandoci. In questo modo, riempiamo in modo automatico i vuoti che abbiamo con spiegazioni, immaginazioni o fantasie. Da questo atteggiamento nasce il famoso detto popolare “occhio che non vede, cuore che non duole.”

donna e uccellini che le tirano i capelli

Se non vediamo e non ci rendiamo conto di quello che accade intorno a noi, la sensazione di pericolo diminuisce, la nostra ansia si calma e ci permette di andare avanti. Ignoriamo i fatti e modifichiamo il significato delle esperienze che viviamo. La bugia è sempre presente, ma lo fa in modo subdolo: si nasconde dietro i silenzi, le giustificazioni, le negazioni, i castelli di carta che ci costruiamo.

La menzogna si regge in piedi grazie al potere della nostra attenzione selettiva, che nasconde, trasforma e sfuma le verità più dolorose, rielaborandole attraverso una maschera che per noi è più accettabile.

Una maschera che ci ricorda il concetto del “falso sé” dello psicoanalista Winnicott, secondo cui la bugia è una componente dello sviluppo naturale dell’essere umano, sin dall’infanzia. Questo travestimento ci permette di calmare il senso di angoscia e la sofferenza generate dalle aspettative che i genitori caricano sui loro figli e che questi ultimi non sempre possono soddisfare. Da questa situazione nasce la necessità di rinnegare se stessi, fino a riuscire a costruire un personaggio che sia coerente con l’ideale che i genitori avevano disegnato per loro.

L’autoinganno nella nostra quotidianità

L’autoinganno si genera anche per aiutarci a soddisfare le nostre aspettative o quelle degli altri; oppure per il semplice fatto di non voler vedere ciò che vediamo o sentire ciò che sentiamo, come un modo per giustificarci.

Avviene, per esempio, nelle relazioni di coppia, quando non vogliamo renderci conto che una situazione è diventata insostenibile, che i nostri sentimenti non sono più gli stessi; oppure nelle dipendenze, quando una persona crede di poter controllare il consumo di certe sostanze; o, ancora, nelle relazioni sociali e politiche…

L’autoinganno è un’importante arma di difesa che impieghiamo di fronte alla minaccia di certi pericoli. Come se fosse un’armatura, la indossiamo per proteggerci dalle esperienze che facciamo fatica a metabolizzare. Willhelm Reich lo chiamava la “corazza caratteriale”. È uno scudo dietro al quale si trova l’Io, che lo utilizza per proteggersi dall’ansia di vivere in un mondo che, a volte, può essere davvero ostile.

E così, quanto più inganniamo noi stessi, più bravi saremo a ingannare anche gli altri. Perché il modo migliore di nascondere una bugia è non essendone noi stessi consapevoli.

donna con maschera

Gli effetti dell’autoinganno

L’autoinganno può avere effetti molti diversi e, a volte, può arrivare a costare molto caro. Quest’ultima situazione si verifica quando il mondo di una persona è completamente frammentato, perché l’informazione che ignoriamo rimane sepolta a livello dell’inconscio, mentre la coscienza vive in un mondo fatto solo di bugie.

Come afferma lo psicologo e scrittore americano Daniel Goleman, il primo passo necessario per risvegliarci dall’autoinganno consiste nel renderci conto dello strano modo in cui siamo “addormentati”. Prima di tutto dobbiamo accettare la possibilità che, in alcuni aspetti della nostra vita, forse ci stiamo ingannando; solo a quel punto potremo addentrarci nella ragnatela di bugie che ci siamo costruiti per evadere la realtà.

Ma non è facile riuscire a vedere ciò che non ci piace, ed è per questo che spesso non ci rendiamo conto del fatto che non ce ne stiamo rendendo conto… La maggior parte delle persone, senza nemmeno saperlo, ha stretto un patto che assomiglia molto a questo antico proverbio arabo: “Non svegliare lo schiavo, forse sta sognando di essere libero.”

Eppure, il saggio direbbe: “Sveglia lo schiavo, soprattutto se sta sognando di essere libero. Sveglialo e mostragli che è schiavo: solo attraverso questa consapevolezza potrà, forse, raggiungere la libertà.”