Le esperienze infantili modificano il cervello

Le esperienze dell'infanzia disegnano una specie di mappa stradale nel cervello. Le neuroscienze hanno trovato prove che quello che accade durante l'infanzia può plasmare una vita intera.
Le esperienze infantili modificano il cervello

Ultimo aggiornamento: 09 agosto, 2021

Da tempo diverse scuole sottolineano l’influenza delle esperienze infantili nel corso della vita. Oggi le neuroscienze confermano questo dato e riportano in primo piano l’importanza fondamentale di questi primi anni di vita.

Isabel Pérez-Otaño, ricercatrice dell’Istituto di Neuroscienze UMH-CSIC di Alicante, ha dichiarato che le esperienze infantili segnano il resto della nostra vita. Anche se ci sono aspetti che possono essere modificati nel tempo, la verità è che queste prime esperienze generano modelli che rimangono in modo permanente.

La specialista spiega che i primi anni fino all’adolescenza sono una fase critica nello sviluppo del cervello. Tuttavia, le esperienze dell’infanzia sono ancora più decisive, perché il cervello è come un computer senza software. Ogni esperienza assomiglia all’introduzione di quel software e determinerà il suo funzionamento.

“Questa è una delle sfide scientifiche e sociali del momento, perché nello stesso modo in cui il cervello in via di sviluppo è in grado di imparare, sarà anche molto più sensibile agli stimoli negativi, che possono andare dal maltrattamento e abuso alla mancanza di cure o alla cattiva alimentazione.

-Isabel Pérez Otaño-

Bambino triste.

Le esperienze infantili possono modificare il cervello

Isabel Pérez-Otaño sottolinea che le abilità essenziali del cervello sono la plasticità e la capacità di elaborare informazioni. La plasticità è al suo massimo durante i primi anni di vita fino alla pubertà. Ecco perché le esperienze infantili, anche quelle in apparenza irrilevanti, modellano il cervello.

In altre parole, durante i primi anni di vita il cervello è più sensibile a qualsiasi esperienza. Si nasce con molte connessioni sinaptiche, ovvero tra neuroni. Molte altri si formano all’inizio della vita, e con il tempo si affinano solo quando si acquisiscono nuove esperienze.

Se le esperienze sono ripetitive, le connessioni si rafforzano e si mantengono. Quelle che non vengono ripetute tendono a far svanire le connessioni sinaptiche generate inizialmente.

Ne consegue che sebbene la base genetica sia molto importante, l’ambiente è altrettanto decisivo. Qualsiasi esperienza negativa è molto più dannosa per la personalità se avviene nei primi anni di vita.

Esperienze infantili avverse

Il maltrattamento, l’abuso o l’abbandono parziale o totale sono esperienze negative per un neonato o un bambino. In termini di neuroscienze, questo costituisce un’esposizione continua allo stress.

Lo stress non è negativo se si tratta di un’esperienza specifica, poiché permette all’individuo di costruire risposte adeguate per affrontare le avversità.

Viceversa, se le esperienze infantili sono avverse e si ripetono, si delinea uno scenario del tutto diverso. Si crea un modello che tende a rendere la persona più sensibile allo stress nella vita adulta, così come meno empatica e con minori abilità sociali.

La dottoressa Isabel Pérez-Otaño ha testato la sua teoria su un gruppo di cavie scoprendo che lo stress e la privazione modificavano negativamente il cervello delle cavie più giovani. Altri studi sono giunti alla stessa conclusione.

Stress e giovani cervelli

I ricercatori del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) e dell’Università Pierre e Marie Curie (entrambi a Parigi, Francia) hanno condotto uno studio su giovani cavie esposte a situazioni stressanti.

Nello specifico, i roditori sono stati introdotti in un ambiente in cui c’era un aggressore dominante. Allo stesso tempo, si creavano esperienze in cui i giovani erano socialmente sconfitti.

Si è osservato che gli animali sottoposti continuamente a questa situazione hanno sviluppato un’ansia cronica e maggiore avversione sociale. Coloro che sono stati aggrediti hanno poi evitato il contatto sociale con i loro coetanei e hanno anche sviluppato un quadro di depressione.

In uno studio simile alla Johns Hopkins University (Baltimora, USA), cavie adolescenti sono state esposte a stress continuo. Ciò ha provocato una mutazione nel gene che codifica un neurotrasmettitore associato all’attività cognitiva e malattia psichiatrica. In altre parole, sono diventate più inclini a disturbi legati al cervello.

Esperienze infantili avverse.

Prendersi cura del cervello del bambino

Tutto ciò porta a una conclusione fondamentale: le esperienze infantili sono determinanti nella vita di ogni essere umano. Carenze ed esperienze stressanti durante i primi anni rendono una persona più vulnerabile ai disturbi mentali e limitano il suo sviluppo psicologico.

I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di adulti che li proteggano e li accettino in modo amorevole. Adulti che li tengano per mano per guidarli e che considerino i loro errori come una parte normale e sana del loro sviluppo. Il maltrattamento, l’indifferenza o la distanza lasciano segni che non possono essere cancellati.

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  • Vega-Arce, M., & Núñez-Ulloa, G. (2017). Experiencias Adversas en la Infancia: Revisión de su impacto en niños de 0 a 5 años. Enfermería universitaria, 14(2), 124-130.