Le ferite che mi ha causato il tuo abbandono

· 21 ottobre 2016

Uno dei miei primi ricordi d’infanzia è l’immagine di te che esci dalla porta di casa per non tornare mai più. Il suono di quella porta che si chiude mi fa tremare ancora, mi ha segnato la vita, non sai quanto sono profonde le ferite che mi ha causato il tuo abbandono, papà.

Quando un genitore se ne va e ci abbandona per non tornare mai più, quando nessuno ci spiega cosa sta succedendo perché siamo troppo piccoli per capire o perché ci vogliono proteggere è quando soffriamo di più. Questo perché siamo noi stessi a trovare i motivi tra le righe, con tutti i loro fantasmi.

E questi motivi sono quelli che fanno più male e che influenzano anche i nostri legami futuri con altri uomini o donne, con il partner, perché sentiamo di avere la colpa di quell’abbandono, ci siamo comportati male e non meritiamo di avere accanto nostro padre. Non sappiamo nulla di problemi di coppia, ma conosciamo bene le punizioni per essere stati bambini cattivi e perdere un genitore è un castigo.

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Il tuo abbandono mi fa sentire in colpa

Quel genitore assente che ci ha lasciati di sua spontanea volontà ha creato un vuoto emotivo che tentiamo di riempire con la colpa, perché se fossimo stati bravi bambini, non se ne sarebbe andato. Se ci fossimo comportati bene, avremmo meritato di avere un genitore accanto.

Abbiamo perso valore perché siamo stati cattivi figli e per questo nostro padre se n’è andato, non c’è altro motivo, nessuno ci ha mai fatto intendere che ci fosse un’altra ragione. Siamo bambini, e come tali, nell’egocentrismo tipico del mondo infantile, pensiamo che tutto sia sotto il nostro controllo, che tutto abbia un perché e sia relazionato con noi.

L’abbandono produce un vuoto emotivo che supera l’assenza fisica. Questo perché l’assenza fisica può essere compensata dagli sforzi di una madre single o da un altro familiare o una figura paterna. Ma l’assenza emotiva è un vuoto insostituibile che non si può colmare, perché di papà ce n’è uno solo.

Quando siamo piccoli, pensiamo che le cose brutte che capitano ai personaggi delle favole siano il risultato delle loro cattive azioni. Questa è la morale, per questo la colpa è l’emozione che spiega meglio quello che si prova di fronte all’abbandono di un genitore. Stiamo male, perché non conosciamo altro modo di comprendere questo vuoto emotivo.

L’abbandono infantile influenza i rapporti futuri

L’assenza emotiva è un vuoto che segna ed è impossibile da colmare. Un vuoto che diventa paura, paura che in futuro il dolore si possa ripetere. Un vuoto che ci fa considerare gli uomini tutti uguali perché li paragoniamo a quello che doveva prendersi cura di noi e invece se n’è andato.

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Questo vuoto emotivo causato dall’abbandono ci fa mettere in discussione il nostro valore, la nostra autostima è già minata, come se ci fosse qualcosa ad impedirci di volerci bene. Perché avendo vissuto l’abbandono in tenera età, ci siamo impegnati affinché gli altri rimanessero.

E da qui deriva l’attaccamento. I nostri rapporti sono segnati dalla paura e dalla solitudine e in un certo senso questo ci porta ad allontanare le persone che vogliono avvicinarsi a noi. Diventiamo emotivamente inaccessibili, il nostro modo di rapportarci agli altri segue un modello:

  • All’inizio siamo freddi e distaccati per evitare di apparire vulnerabili agli altri: se non ci conoscono, non possono farci del male.
  • Poi, se le altre persone ci conoscono, iniziamo ad allontanarle, non necessariamente in modo consapevole, ma come forma di protezione. Se non c’è vincolo emotivo, non può esserci danno o dolore.
  • Questo atteggiamento rafforza le nostre paure, la profezia si avvera, quindi tutti ci abbandonano e ci sentiamo più soli che mai: pensiamo che il mondo sia un luogo ostile e non possiamo evitare che gli altri ci abbandonino.
  • La nostra autostima diminuisce perché pensiamo che il motivo per cui tutti ci lasciano è che non li meritiamo: è successo con nostro padre, non meritiamo l’affetto di nessuno.
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Superare l’abbandono è un ulteriore passo della maturità emotiva

Superare l’abbandono è un passo che, una volta fatto, regala sempre maturità emotiva. Significa costruirsi daccapo, rafforzare la propria autostima, iniziare a volersi bene e accettarsi per ciò che si è, nonostante l’abbandono.

Significa accettare il dolore dell’assenza e capire che i rapporti di coppia si spezzano senza un colpevole in particolare, l’amore si guasta e a volte fa male. Proprio per questo è difficile dare amore al frutto di una relazione finita.

Superare l’abbandono implica imparare nuovi modi per relazionarsi socialmente ed emotivamente, per cui l’acquisizione delle abilità sociali consentano di diventare accessibili, ma non dipendenti o allontanando chi, invece, può essere di grande aiuto.

Infine, superare i sentimenti negativi che derivano da una rottura del genere significa evitare la condanna di riviverla in futuro. Il fatto di considerarla un processo naturale e inutile è un modo per sentirsi liberi negli eventuali nuovi rapporti, anche di coppia, e anche perché il ricordo del dolore passato non diventi una costante fonte di ansia contaminante.