Le supposizioni: non sempre è come sembra

08 aprile, 2020
Le persone, le circostanze e le realtà cambiano, e muta anche la nostra mente, al di là delle nostra idea iniziale o dell'immagine che avevamo. In questo senso la pazienza, la curiosità o l'apertura mentale ci aiutano a correggere l'idea che ci eravamo fatti...

Le cose non sempre sono come sembrano. Persone, situazioni e determinati fatti possono dimostrarsi ben diversi dalle supposizioni che avevano formulato all’inizio. Ciò dimostra che non tutti i nostri giudizi sono corretti e che non tutte le nostre supposizioni corrispondono al vero. Tuttavia, la mente ha un difetto incorreggibile: quello di giungere a conclusioni affrettate.

Accettare questi “errori di calcolo percettivi” è un atto di responsabilità. Eppure, dobbiamo precisare che non tutta la responsabilità è nostra o almeno non lo è in modo consapevole. Perché il vero colpevole di queste interpretazioni che stonano è il cervello, che prende decisioni in modalità pilota automatico, che sceglie di lasciarsi guidare dal pregiudizio piuttosto che da un’apposita riflessione.

Chi dedica la propria vita, in un modo o nell’altro, alla salute mentale sa  bene che è indispensabile saper spegnere l’interruttore del giudizio e non cadere nella trappola del pregiudizio. Se vogliamo essere agenti del cambiamento per gli altri, se vogliamo aiutare a crescere e a guarire, dobbiamo evitare etichette precostituite e accendere la luce della comprensione.

Sola una mente aperta, in grado di vedere l’autenticità, può entrare in contatto con empatia, saper stare accanto, facilitare il progresso di cui l’altro ha bisogno. Perché in fin dei conti, l’esperienza dimostra che le cose non sempre sono come sembrano all’inizio, così come tutto quello che ci dicono non corrisponde al vero.

Questo, ovviamente, ci condanna a uno stato di continua incertezza in cui ci resta solo un’opzione: lasciarci trasportare e permetterci di scoprirci l’un l’altro. In effetti, è proprio questo il segreto della vita: osare superare i confini per scoprire cosa vi è dietro, accettare che ci sono tante realtà possibili e altrettante prospettive, tante quante sono le stelle in cielo.

Se siamo così inclini a giudicare gli altri, è perché vogliamo assolvere i nostri.

-Oscar Wilde-

Milioni di volti

Le cose non sempre sono come sembrano (la mente che si precipita)

A volte ciò che una persona percepisce non ha niente a che vedere con la vera realtà. Come è possibile? Perché i nostri sensi ci ingannano? Succede che quello che percepiamo, tutto quello che si trova fuori dalla nostra mente passa attraverso il nostro filtro cognitivo. Proprio quest’ultimo interpreta ogni cosa che vediamo e che sperimentiamo, canalizza ogni fatto, persona e circostanza mediante il velo della nostra esperienza, personalità e delle nostre sfumature individuali.

Le cose non sempre sono come sembrano e quando scopriamo che non lo sono ne restiamo sorpresi. A tutti noi è successo qualche volta. Per esempio, quando ci troviamo a dover fare i conti con un caso di bullismo, è molto facile capire che è la vittima e chi il carnefice. La nostra percezione, però, dovrebbe andare oltre, perché a volte l’aggressore è s sua volta vittima, del contesto sociale e familiare, di quel micromondo in cui la violenza è l’unica forma di linguaggio.

Ciò che percepiamo, in effetti, non è sempre la pure realtà, bensì il risultato della lente con cui osserviamo il mondo quasi ogni giorno. Il vetro di cui è fatta, lungi dall’essere nitido e trasparente, assume il colore delle nostre precedenti esperienze, emozioni, pregiudizi, interessi e distorsioni cognitive. Vediamolo più in dettaglio.

Le cose non sempre sono come sembrano perché la mente è una fabbrica di supposizioni

La nostra mente incorpora in sé un esteso poligono industriale di supposizioni, schemi irrazionali, idee precostituite e pregiudizi di cui non siamo coscienti. Se vi steste chiedendo chi li ha messi lì, la risposta è semplice: noi stessi.

Daniel Kaheman, il famoso psicologo che ha ricevuto il premio Nobel per l’economia nel 2002, ci ricorda nei suoi libri e nei suoi lavori che le persone sono fatte di centinaia di tratti cognitivi. In altre parole, di forme soggettive (e spesso errate) con cui interpretano la realtà, che si allontanano  dalla realtà obiettiva.

Ecco che prima o poi ci accorgiamo che certe cose non sono come sembravano all’inizio. E non lo sono perché avevamo fatto uso di pregiudizi totalmente fuori strada.

Uomo con fumo in testa perché le supposizioni non sempre sono vere

Un cervello che vuole guadagnare tempo e che risponde con i pregiudizi a ciò che non capisce

Il cervello è spesso guidato dal pilota automatico e fa uso di vicoli ciechi cognitivi. Sono queste situazioni che, invece di favorire l’empatia con il punto di vista altrui, ci impediscono di ascoltare, di percepire e di vedere con calma e vicinanza chi abbiamo davanti; ci limitiamo ancora una volta a esprimere giudizi affrettati.

Non ci concediamo spazio né tempo, né diamo agli altri ciò che più apprezzerebbero: la nostra comprensione. Rimaniamo in silenzio ancora una volta, in questo vicolo cieco cognitivo in cui nessuno è cosciente dei propri pregiudizi, delle proprie idee infondate, delle proprie interpretazioni errate. A volte impieghiamo giorni o settimane prima di notare che determinate cose non sono sempre come sembrano.

Vietato anticipare supposizioni, permesso aprire la mente

Ogni volta che parliamo con qualcuno, che affrontiamo una situazione nuova o difficile, dobbiamo provare a realizzare un semplice esercizio di visualizzazione. Uno in cui plasmare nella mente due immagini ben specifiche. Nella prima dobbiamo immaginare di spegnere un interruttore (quello dei pregiudizi o dei pensieri, anticipando interpretazioni senza senso).

La seconda immagine ci ritrae mentre apriamo una finestra. Quella grande finestra è la nostra mente: luminosa, immensa e connessa con tutte le meraviglie che la circondano. Questa immagine deve iniettare in noi una buona dose di curiosità, di prospettive e di positività.

In questo modo saremo molto più ricettivi verso gli altri, e potremo così comprenderne le sfumature, avendo già spento prima la voce delle etichette, delle supposizioni, ecc. Questo approccio mentale richiede sforzo e impegno e permette di liberarsi anche del peso eccessivo dei giudizi che non ci aiutano nemmeno a capirci gli uni con gli altri.